Indovinate chi si avvantaggerà dal gran casino fatto su Astrazeneca?

(Carlo Tarallo – La Verità) – «Io mi vaccinerei domani, ma devo sapere cosa fare nel caso in cui mi succedesse qualcosa». Sta tutta in questa frase di Emer Cooke, direttore esecutivo dell’Ema, la chiave di questi tre giorni di caos intorno al vaccino Astrazeneca. Anzi, in quel «ma», che rappresenta, insieme all’annuncio dell’aggiornamento del foglietto illustrativo, il tributo politico pagato alla Germania, responsabile principale di questo terribile caos, da quello che dovrebbe essere un ente «indipendente». Dovrebbe, e qui virgolette e condizionale sono quanto mai appropriati.

La Verità, per prima, ha scritto senza giri di parole che quella a cui tutto il mondo stava assistendo con sconcerto era una operazione orchestrata dai tedeschi. Quanto affermato dai vertici dell’Ema conferma in pieno questa tesi.

L’Astrazeneca, il vaccino del «ma» esce infatti dalla conferenza stampa di ieri e più in generale da tutto quello che è accaduto in questa settimana, terribilmente azzoppato dal punto di vista dell’immagine internazionale. In casi come questi, infatti, un «ma», un «tuttavia», significano tantissimo, considerata la inevitabile preoccupazione scatenata in decine di milioni di cittadini europei dallo stop and go alla somministrazione di Astrazeneca.

Significano, in sostanza, che quello anglosvedese diventa il vaccino per i figli di un Dio minore: basta leggere sui social le reazioni alla conferenza stampa dell’Ema per rendersi conto che più che sciogliere i dubbi, le dichiarazioni della Cooke li hanno consolidati.

Chi si avvantaggerà di questa macchia indelebile sulla sicurezza di Astrazeneca? Naturalmente le aziende concorrenti, a cominciare da Pfizer-Biontech, colosso farmaceutico che nell’immaginario collettivo è statunitense, ma che in realtà, è più che altro tedesco, essendo Biontech un’azienda solidamente germanica, con sede a Magonza.

Una coincidenza? A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca, soprattutto se le coincidenze si moltiplicano: la Germania ha acquistato, al di là degli accordi stipulati dall’Unione europea con i colossi farmaceutici, ben 30 milioni di dosi Pfizer-Biontech. Coincidenza numero tre: è in arrivo un altro vaccino tedesco, il Curevac.

Il discorso è puramente commerciale: oggi come oggi, con la sete di vaccini che c’è in Europa, è ovvio che i governi non potranno che riprendere con forza le somministrazioni del siero anglosvedese, ma quando sarà necessario vaccinare tutto il mondo, operazione che durerà ancora per i prossimi cinque anni, occorreranno miliardi, e non milioni, di dosi, e c’è da scommettere che con decine di prodotti sul mercato Astrazeneca farà molta fatica a imporsi, con le mille riserve scatenate da quanto accaduto in questi giorni, e non solo, considerando anche il balletto sull’autorizzazione all’utilizzo sugli over 65.

Ricordiamo infatti che lo scorso 28 gennaio, 24 ore prima che l’Ema autorizzasse l’utilizzo di Astrazeneca, il ministero della Salute tedesco ne aveva ufficialmente raccomandato l’utilizzo solo per i soggetti under 65, per poi ripensarci e dare il via libera anche per gli anziani il 4 marzo.

Intendiamoci: l’Ema in tutta questa vicenda ha dimostrato una certa coerenza, in quanto non ha mai chiesto il blocco delle vaccinazioni, limitandosi a questo supplemento di istruttoria. Un atto però per nulla dovuto, considerato che l’ente «indipendente» avrebbe potuto ribadire l’ok già lunedì scorso, quando la Germania ha clamorosamente bloccato le somministrazioni di Astrazeneca seguendo le indicazioni del Paul Ehrlich Institut e mandando in frantumi l’unità (vaccinale) europea, con Italia, Francia, Spagna e altri paesi che si sono accodati a Berlino e mentre quelli dell’est hanno continuato come se niente fosse, insieme curiosamente al Belgio, sede della Commissione europea.

Per non parlare del Regno Unito, che ha approvato Astrazeneca lo scorso 30 dicembre, con un mese di anticipo sull’ok dell’Ema, e prima che la Brexit diventasse effettiva. L’Agenzia di regolamentazione dei medicinali e dei prodotti sanitari britannica ha approvato Astrazeneca prima del via libera dell’Ema applicando una clausola dei trattati Ue: una clausola che avrebbe potuto utilizzare anche l’Italia, se non avesse scelto di mettersi nelle mani dell’Unione europea, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

Una scelta tutta politica, dunque, così come tutto politico, in estrema sintesi, si dimostra il compromesso al ribasso scelto dall’Ema su Astrazeneca. L’Agenzia europea per i medicinali avrebbe potuto sciogliere tutti i dubbi, diradare tutte le nubi berlinesi intorno alla sicurezza di Astrazeneca, esponendo i tedeschi a una figuraccia, oppure bloccare tutto in attesa di nuovi e più approfonditi test, suicidandosi dal punto di vista della credibilità.

È stata scelta invece la strada del «ma», quella del mezzo e mezzo, dando valore alle riserve di Berlino, sbloccando la somministrazione di Astrazeneca senza riuscire a restituire la fiducia nei cittadini. Quando un ente «indipendente» dipende, eccome, dalla politica, e quindi, essendo un’istituzione europea, in primo luogo dalla Germania, il pasticcio è servito.

5 replies

  1. …perchè anche la svezia lo ha sospeso? astrazeneca è anglo svedese.

    Ci sono cose che non tornano, solo dei pazzi che hanno fatto il vaccino poi lo bloccano in casa loro. La svezia lo ha sospeso 3 giorni fa…

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  2. epperchè non aveva ancora letto dei francesi…
    solo > 55
    e i finlandesi, oggi, invece confermano lo stop
    c’è grande confusione centro la siringa.

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  3. e non avete ancora letto che pare la Germania, probabilmente,
    sia intenzionata ad acquistare lo Sputnik V
    se l’EMA lo approva, tramite l’acquisto unitario,
    altrimenti si arrangerebbe da sola.
    tiè!

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  4. L’ultima cazzata di draghi: “Io farò astrazeneca. L’ha fatto anche mio figlio”.

    NON ci credo nemmeno se li vedo in diretta streaming.

    Comunque anche mattarella ha fatto astrazeneca. Era in fila prima di pinocchio, che poi me lo ha raccontato.

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