Povero Enrichetto, già centrifugato dalle correnti Pd

(Tommaso Labate – il Corriere della Sera) – Il day after, come lo chiama uno dei massimi calibri del partito a microfoni spenti, è «il giorno della giacchetta sbrindellata del segretario», visto che dopo il voto dell’ Assemblea – praticamente all’ unanimità – all’ interno delle correnti c’ è chi prende un pezzo dell’ intervento di Enrico Letta e prova a farlo suo. È il giorno zero, quello in cui formalmente non esistono maggioranza e minoranza. Sulla carta, adesso, della prima fanno parte tutti e della seconda nessuno.

Ma è un cielo sereno di quelli che promettono burrasca, prima o poi.

La sinistra del partito, a sua volta scissa anni fa tra l’ ala capitanata da Andrea Orlando da un lato e i Giovani Turchi rimasti in capo a Matteo Orfini e Giuditta Pini dall’ altro (la prima stava nella maggioranza di Zingaretti, la seconda no) esulta per il rilancio dello ius soli che ha fatto arrabbiare Lega e Forza Italia. Dentro Base riformista, l’ area in cui si coagula quel che rimane del vecchio renzismo ortodosso che non ha seguito Renzi dentro Italia viva, da Luca Lotti a Lorenzo Guerini, si vedono invece riconosciuti dal neo leader la battaglia in favore della legge elettorale maggioritaria.

E poi ci sono quelli che esultano a prescindere, perché fanno parte del patto di sindacato su cui si sono rette praticamente tutte le segreterie del Pd da Veltroni ai giorni nostri: sono gli esponenti di Area democratica – originariamente bicefala, c’ era Piero Fassino che vi aveva portato un pezzo significativo del gruppo dirigente non dalemiano degli ex Ds – oggi in capo a Dario Franceschini e animata soprattutto da esponenti della ex Margherita.

La geografia interna al Pd, come c’ era capitato già al tramonto traumatico delle segreterie precedenti, si arricchisce dei punti di domanda sulla gigantesca corrente fantasma, quella dei fedelissimi del leader uscente. Il pacchetto di mischia di Nicola Zingaretti, forte dell’ ok del neo-segretario alla linea politica «alternativa» a Salvini, eviterà di strutturarsi a stretto giro in un’ area organizzata e rappresenterà insieme ai franceschiniani il nucleo più solido dei gruppi dirigenti che verranno. Nulla di nuovo, è lo schema classico del terremoto post-dimissioni: successe ai veltroniani con la segreteria Franceschini e ai bersaniani durante la leadership di Guglielmo Epifani.

Il «dopo», visto il mandato lungo chiesto e ottenuto da Letta, è un gigantesco «boh».

Sulla carta, crollano le azioni dell’ area degli amministratori locali, che vedono tramontato il sogno a breve di una candidatura alla segreteria del governatore dell’ Emilia-Romagna Stefano Bonaccini. Prendono quota, invece, le posizioni individuali degli ex lettiani, da Francesco Boccia ad Anna Ascani, in auge nel lettismo sia quando rappresentava una minoranza (epoca Veltroni) che quando si trasformò in un pezzo di maggioranza (epoca Bersani). Oggi che è invece segreteria, postazione principale del partito, la giostra è pronta per tornare a girare. Per tutti.

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3 replies

  1. letta è sempre stato un CIALTRONE miracolato fatto passare per bravo. E’ il peggio di questo paese FALLITO, fatto di falliti che hanno fatto i soldi sulla loro mediocrità.

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