(di Daniela Ranieri – Il Fatto Quotidiano) – Nel Pd vige una speciale selezione naturale, oltre che una nichilistica tendenza all’autodistruzione: non sopravvive il più adatto, ma il più cinico, dunque era scontato che Zingaretti mollasse. Dopo le uscite – prima degli elementi sani con Bersani e Speranza, poi degli esiziali renziani e del partito mononucleare di Calenda – il Pd si è tenuto in seno i sabotatori e ha fatto di tutto per svalutare i suoi elementi migliori. Arrivato al 18% a causa dell’usurpatore, ha avuto due occasioni d’oro per riconquistare il suo elettorato. Il Pci non fu mai al governo eppure rappresentava masse di cittadini, le commuoveva, le rispettava. In queste due esperienze di governo, cosa è diventato il Pd? Come passano le giornate i suoi dirigenti?

Deputati, senatori, ministri, sottosegretari, amministratori locali e sottovicecapi stanno tutto il giorno su WhatsApp: a disegnare scenari di potere; a parlare di Renzi, di cosa ha detto, fatto, farà Renzi, o di Bonaccini, o di Gori o, nei casi più gravi, con Renzi stesso: a blandirlo, e – specie durante la crisi che ha portato alle dimissioni di Conte – a credere di usarlo facendosene invece usare; a litigare tra loro, a spostare pedine locali per mandare messaggi nazionali (vedi il caso Toscana), fino all’ultimo presidente di circolo della più piccola provincia; a imboccare i giornalisti con veline avvelenate, a farseli amici o a carpire da loro informazioni sui nemici; più spesso chattano con uffici stampa e spin doctor, per concordare ospitate televisive e post di Facebook che siano al contempo ficcanti e spiritosi, emozionali e incisivi, di solito pieni di errori di grammatica; poi, mentre il mondo crolla, aprono Twitter e si mettono a rilanciare i tweet di troll e anonimi, a esporre all’orda dei fan (finti e veri) quegli stessi giornalisti che cercavano di lisciare nelle chat.

Vi pare strano che non abbiano tempo per capire cosa succede nel mondo reale? Li avete mai visti andare in un ospedale, in un reparto Covid o non Covid? Sapete se qualche dirigente del Pd ha promesso di battersi nel governo Draghi per far valere i principi fondamentali di tutela dei deboli? Li avete mai visti in una fabbrica di una zona rossa, a parlare con quelli che non sono in smart working? Dopo “abbraccia un cinese” e l’aperitivo a Milano, avete notizie di idee sulla gestione del virus? Li avete mai sentiti dire altro che banalità sulla pandemia, o qualsiasi altra cosa che non riguardasse il Pd, l’identità del Pd, il congresso del Pd, le primarie del Pd, le alleanze del Pd? Sapreste dire cosa pensano veramente del reddito di cittadinanza? (Della patrimoniale invece sì: non la vogliono). Avete capito se vogliono il Mes o no, se vogliono aprire o chiudere i ristoranti la sera? Li avete mai letti solidarizzare con qualcuno che ha perso il lavoro e che non si chiama Barbara D’Urso? Li avete sentiti fare la voce grossa con le aziende dei vaccini che ricattano l’Europa?

Il Pd è un aggregato di “correnti” che non si differenziano programmaticamente, ma solo a seconda di chi sta con chi, per l’appartenenza o la gratitudine a un sotto-capo (a sua volta privo di programma e di pensiero); se sei dentro una corrente e il capo farà carriera ti si porterà dietro: è come puntare su un cavallo alle corse. Le donne hanno avuto un sussulto di ribellione, ma non certo per contestare questa gestione desolante del potere; bensì perché stavolta non hanno avuto posti come ai bei tempi, quando il segretario posizionava donne silenziose e fedeli in sua vece per darsi una verniciata di quote rosa e di merito. Ma non ci sono donne a fare battaglie sociali. Non conosciamo le idee di nessuna di loro (se non sul Pd).

Zingaretti, buon presidente di Regione e ormai per antonomasia brava persona, ha ritenuto che questo andazzo non fosse più in linea con la sua coscienza; col che ha dimostrato che a differenza dei suoi colleghi, almeno, ne possiede una.