(di Luca De Carolis – Il Fatto Quotidiano) – Dopo la loro notte più lunga, un rosario di riunioni e sfoghi incrociati, hanno fatto quello che chiedevano da lassù, dal Quirinale. Da soldati prima che da grillini, nelle consultazioni al Colle i Cinque Stelle non spingono il bottone rosso, quello del no a Matteo Renzi, perché “questa non è l’epoca dei veti, ma della responsabilità”, teorizza il reggente Vito Crimi.

Quindi si riparte “dalle forze di maggioranza che hanno lavorato in questo ultimo anno e mezzo insieme”, ossia anche e perfino da Italia Viva. Crimi e i vertici parlamentari, d’accordo con Palazzo Chigi e con l’ex capo ma leader di fatto Luigi Di Maio, hanno bevuto il calice peggiore per provare ancora a salvare Giuseppe Conte. E per non farsi accusare dal fu rottamatore di aver fatto saltare il tavolo. Ma nella sera del sacrificio già pagano dazio, con Alessandro Di Battista che saluta e se ne va, e diversi eletti che protestano. Con quella parola come una nube, scissione, che riaffiora. Ma soprattutto sanno che da qui ai prossimi giorni del mandato esplorativo si giocano presente e futuro. “Se dopo tutto questo non riusciremo ad avere il Conte ter, per noi sarà un dramma”, spiegano un paio di big a sera inoltrata. Tradotto: “Senza Conte non terremo e sarà molto peggio di aver accettato di nuovo Renzi”. Una partita che ora poggia innanzitutto sulle spalle del veterano Roberto Fico. Sarà lui a dover vedere le carte di Renzi, “ma se quello tira fuori il Mes e chissà che pretese, come si fa?”. Cosa succederà se il Renzi fresco reduce dai viaggi in Arabia Saudita, quindi ancora più indigeribile, alzerà davvero la voce per dicasteri pesanti come il Mise e il Mit, come dicono già ora i grillini? “Renzi vuole cambiare tre quarti delle caselle” è l’accusa. Per questo, nel silenzio del Garante Beppe Grillo, il M5S lo dice in una nota: “Concentriamoci sui temi che ci accomunano e togliamo tutti i temi divisivi”. E l’appello, raccontano, è anche al Pd, da cui il Movimento si aspetta una sponda. Nell’attesa, ecco lo strappo di Di Battista. “Prendo atto che oggi la linea è cambiata – scrive su Facebook – ma io non ho cambiato opinione. Tornare a sedersi con Renzi significa commettere un grande errore politico e storico”, Ergo, “se il M5S dovesse tornare alla linea precedente ci sono, altrimenti arrivederci e grazie”. Parlamentari e ministri si mandano a vicenda il post e qualcuno accusa: “Così uccide Conte e la trattativa”. Di Battista nei colloqui nega, “non voglio certo questo”. Piuttosto ripete: “Al posto di Conte non tornerei mai con Renzi, non ci si può fidare, rifarà presto quello che ha fatto in queste settimane”.

Però l’ex deputato lo fa trapelare: “Non capeggio correnti e scissioni”. Non vuole intestarsi crepe. Ma parla di addio anche il presidente dell’Antimafia, Nicola Morra: “Se ci trasformiamo in dorotei ne prenderò atto e tornerò a casa”. Un’altra veterana come Barbara Lezzi ha già detto più volte che non voterebbe la fiducia a un governo con Renzi di nuovo dentro. Ieri rilancia così: “Facciamo votare gli iscritti sulla piattaforma Rousseau”. Può essere una strada concreta, spiegano dai piani alti, anche per tenere con gli iscritti e reggere la mossa di Di Battista. Ma senza il Conte ter, sarà bufera. Definitiva.