Farsa Italia Viva. Renzi scappa dalla verifica e tratta ancora con Salvini

Non va da Conte per i 5 minuti di Bellanova all’Ue. Poi: “Macché crisi”. L’ex premier non sa che fare

(di Wanda Marra e Giacomo Salvini – Il Fatto Quotidiano) – I tavoli da poker si moltiplicano. Quella di ieri è la giornata in cui Matteo Renzi alza la posta e tutti gli altri tengono le carte coperte, aspettando di vedere se si tratta dell’ennesimo bluff. Sono le 9.37 di mattina quando Italia Viva fa sapere di aver chiesto a Giuseppe Conte di spostare l’incontro previsto per le 13, perché la ministra Teresa Bellanova ha un impegno a Bruxelles. Possibile che il leader di Iv non sapesse dell’incontro fondamentale di ieri? Quello che è accaduto davvero è che l’ex premier – dopo la prima giornata di verifica a Palazzo Chigi – si è sentito “mollato” da chi credeva amico nel M5S e soprattutto dal Pd. Dopo giorni in cui l’avevano mandato avanti, infatti, Nicola Zingaretti (e Goffredo Bettini) gli hanno dato l’altolà. E quando hanno visto che non si fermava hanno fatto un vistoso dietrofront. Lui però non ci può stare: si è esposto troppo. Così prende tempo. Da una parte corteggia il centrodestra, dall’altra mette pressione al Pd facendogli balenare l’ipotesi di avere una maggioranza alternativa. Dove porterà la sua doppia e tripla strategia, difficile saperlo.

“In genere le persone quando si guardano allo specchio la mattina sanno cosa faranno, Matteo improvvisa”, commenta un amico. Come dire che l’ex premier non ha affatto chiaro come uscire da questa situazione. Mentre in Senato girano simulazioni che danno zero seggi al suo partito in caso di ritorno al voto con il Rosatellum.

Va detto che però anche in casa Pd continuano a tenere il piede in due staffe. “Conte ha aperto la verifica, ma non sa come chiuderla”, i commenti. Tradotto: non è che il premier può pensare di continuare così. Graziano Delrio, capogruppo alla Camera, glielo ha detto chiaro e tondo: “Se i Cinquestelle insistono sul super bonus nel 2023 salta tutto. Perché ci vogliono 9 miliardi che non ci sono”. Loro insistono. E il Pd si trova nella solita situazione scomoda di dover chiarire che non può seguire le istanze identitarie dei colleghi di maggioranza, per cui è “o questo, o niente”. A sera Renzi prova a giocare su questa difficoltà: “Non ci penso proprio a far cadere il governo” dice, con una rassicurazione che non rassicura. “La palla ora tocca al premier. La prima condizione è sul Mes”. Intanto, si tratta sul Recovery Plan e sulla struttura di governance. Renzi si è detto pronto a presentare un documento al premier. Conte sul punto media: il piano “sarà affidato a un procedimento che ci consentirà di parlamentarizzarlo, con aggiornamento step by step e approvazione finale dal Parlamento”. Di più: ci sarà “un’interlocuzione con tutte le parti sociali”. Basterà? E Conte garantirà all’ex premier la sua parte sulle nomine di primavera? “Cede su tutto”, azzarda Renzi con i suoi.

Ma nel frattempo continua a tenersi aperto il tavolo con il centrodestra. Nel fine settimana ha proseguito con la strategia di tastare il terreno dell’opposizione “responsabile” ed “europeista” (quindi FI e la parte pragmatica della Lega che fa riferimento a Giancarlo Giorgetti). L’idea fatta trapelare, direttamente o tramite i suoi ambasciatori, a Gianni Letta e Salvini sarebbe quella di un governo di unità nazionale sostenuto anche da FI e magari con l’appoggio esterno della Lega che così non dovrebbe “sporcarsi le mani” con l’alleata riottosa Giorgia Meloni che da giorni sta provando a stoppare le fughe in avanti del leghista. Nella e-news di ieri Renzi ha elogiato l’intervento di Mario Draghi sulla gestione del Recovery. Non è un mistero che all’ala di Giorgetti Draghi piaccia molto. Di fronte alle avance renziane – nel centrodestra si racconta di pesanti sfoghi di Ettore Rosato e Maria Elena Boschi contro Conte ché “non lo sopportiamo più” – la strategia di Salvini e Berlusconi è attendista, con timide aperture.

Ha deciso, B. di indossare la maglia dell’osservatore responsabile imponendo ai suoi parlamentari di non fare uscite improvvide sulla crisi per lasciarsi mani libere in caso di larghe intese, possibilità che piacerebbe molto ad Arcore. Salvini, invece, pur dicendo ufficialmente di non fidarsi di Renzi, continua ad ammiccare all’altro Matteo. Se dovesse cadere Conte, ha detto ieri, si potrebbe formare “un governo di centrodestra con 20 persone di buona volontà”. Peccato che la coalizione di centrodestra al momento non avrebbe i numeri in Parlamento, senza un aiutino degli ex grillini e dei renziani. E così, anche lui, un giorno fa un passo verso i “delusi” da Conte, e l’altro verso Meloni. Qualcuno sostiene che questo sia il segnale che non sarebbe ostile a un governo tecnico, altri fanno notare che dietro gli ammiccamenti a Renzi ci sarebbe la voglia di vendetta dopo la mossa del senatore di Scandicci dell’estate 2019 di sostenere il governo giallorosa. Occhi puntati sull’appuntamento di domani mattina alle 9, quando la delegazione di Iv entrerà a Palazzo Chigi.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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11 replies

  1. Buffone! Non ha niente in mano. Ma che doveva avere? Si crede così furbo, la mossa del cavallo, e machiavelli! È solo chiacchiere senza distintivo, perché non ha lavorato mai un giorno in vita sua.
    L’articolista è eccessivamente ottimista sul dietrofrot del pd. Per ora è una curva.

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  2. Renzi non andrà da Conte, ma manderà una delegazione con letterina per Babbo Natale, sparerà, come sempre, sui Media, che non vedono l’ora di pubblicarlo, è un loop che non si ferma.

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    • Ultimo tentativo di strenzi vuole che diano i cinque stelle a non dare la fiducia a Conte . Metterà ai voti l’approvazione del mes e i cinque stelle saranno gli unici che voteranno no facendo cadere i l governo Conte.Questo è quello che ha in m mentecatti l grande stratega secondosolo al Machiavelli anzi che dico meglio del Machiavelli.Poi spera che il presidente dia l’incarico a qualcuno per fare un nuovo governo e lui dirà si ricominciando a riccattare di nuovo

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  3. Dobbiamo a Conte e a Gualtieri se all’Italia arriverà la fetta più cospicua del Recovery Fund e degli altri strumenti di mitigazione dei danni economici prodotti dalla pandemia.
    Poi dovremmo invece mettere a gestirli Berlusconi (il pregiudicato che dava della “culona inchiavabile” a Merkel ingraziandosi abilmente la Germania), Salvini (il sovranista che sputa con l’EU e flirta con Putin), Meloni (altra sovranista nota amica dell’Europa) e Renzi (che oggi dice il contrario di quello che pensava ieri).
    Il tutto sotto la presunta egida di Draghi (come se la Pro-Gorizia vaticinasse di ingaggiare Neymar) che a questo punto non sarebbe male consultare per sapere se davvero ci starebbe a guidare tale compagine circense o se non gli convenga prenderne le distanze una volta per tutte affinché non si usi il suo nome in modo illecito e strumentale.

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  4. E’ vero: non c’è alcun piano del Bomba. E’ solo uno show, e il copione è il solito, già visto e (non so quanto) piaciuto.

    Il Governo fa una cosa.
    Il Bomba capisce che ad alcuni la cosa non piace.
    Il Bomba, che ha partecipato per interposta Bellanova alla decisione di quella cosa, se la rimangia e comincia pubblicamente a tirare calci negli stinchi al Governo, per far vedere che lui è dalla parte della gente (che lui identifica con quelli che non sono contenti della cosa).
    Conte chiama il Bomba e gli chiede cosa vuole.
    Il Bomba spara sui media una richiesta assurda e lunare.
    Conte gli dà un contentino formale.
    Il Bomba esce sui giornaloni e dice che ha sventato quasi un colpo di stato e che Italia Viva ha ottenuto tutto quello che voleva e anche di più, ed è solo grazie alla sua responsabilità se il governo va avanti e se fa cose.
    La gente si rende conto che il Bomba è un pagliaccio.
    I sondaggi di Italia Viva calano ancora.
    Il Bomba comincia a pensare alla prossima cosa del governo da contestare.
    Sipario.

    Andrà a finire anche questa volta così. Solo che il Bomba stavolta si è spinto talmente in là che lo schiaffo che riceverà sui sondaggi sarà molto più doloroso.

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    • Esatto!
      Sto aspettando la dichiarazione sua e della cavallina storna in cui diranno che hanno ottenuto ciò che volevano, cioè niente.
      E i giornali (a 90 gradi) scriveranno in prima pagina l’enormità che lo statista ha ottenuto, cioè niente.

      Domani, dopodomani arrivano i titoloni.

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  5. Ultimo tentativo di strenzi vuole che diano i cinque stelle a non dare la fiducia a Conte . Metterà ai voti l’approvazione del mes e i cinque stelle saranno gli unici che voteranno no facendo cadere i l governo Conte.Questo è quello che ha in m mentecatti l grande stratega secondosolo al Machiavelli anzi che dico meglio del Machiavelli.Poi spera che il presidente dia l’incarico a qualcuno per fare un nuovo governo e lui dirà si ricominciando a riccattare di nuovo

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