I 10 punti di Di Maio e le capriole di Brunetta

(di Daniela Ranieri – Il Fatto Quotidiano) – Assistiamo esterrefatti, rapiti, a una corrispondenza bollente da romanzo ottocentesco. Di Maio invia “dieci punti per l’Italia” al Foglio, che li pubblica raggiante (sette colonne a tutta pagina) come un tempo i manifesti di Renzi e Calenda; il giorno dopo Brunetta, tessitore dell’apertura di tutti verso B., invia al giornale pagine profumate di violetta: “Di Maio è giovane, intelligente, rispettoso, veloce”, la sua lettera del decalogo “l’avrei potuta scrivere io”, che per Brunetta è il massimo dei complimenti, “mi ha lasciato un buon sapore ma anche un pizzico di desiderio inappagato”. Infatti ieri rilancia sul Corriere: “Di Maio è un leader vero, sembrava uno dei miei studenti più preparati”, e come non notare “la sua saggezza, il suo buon senso”? La destra salvinian-meloniana rosica: l’orrore antropologico per Di Maio trasforma Brunetta nel “portaborse del portaborse di De Michelis”.

Non è chiaro se è la talpa dell’antipolitica che ha scavato sotto al palazzo del potere, seducendolo, o se i populisti si sono imborghesiti al punto da essere introdotti e impalmati ad Arcore, dove andava a prendere il tè l’altro “argine contro i populisti”… Che cambio di toni, però, dall’ultima epistola di Brunetta (2018): “Caro Di Maio, spudorato e ignorante. Stai truffando i cittadini. Vergognati e studia un po’ di diritto costituzionale. Trovati un lavoro”. Era tutto così chiaro, allora: l’abusivo vicepremier e ministro era un “bibitaro” per decreto bipartisan, Scalfari diceva di preferire B. a lui, e solo un anno fa veniva riabilitato dall’ambiente buono per bocca di Franceschini: “Lo conoscevo solo per l’immagine pubblica (da bibitaro, ndr), invece sui dossier è uno che approfondisce e studia”. S’impegna, via. Però Brunetta è senza freni: caro Luigi, “perché non facciamo la rivoluzione insieme su questi temi?”.

Ma qui ci fermiamo perché il porno è un genere che non trattiamo.