M5S, ecco i documenti delle regioni per gli Stati generali

(adnkronos.com) – I 5 Stelle scaldano i motori in vista dell’atto conclusivo degli Stati generali, in programma il prossimo weekend. I documenti prodotti dalle assemblee regionali – con il contributo di militanti e ‘portavoce’ – saranno discussi dai tavoli di lavoro previsti per la giornata di sabato 14 e la mattinata di domenica 15: l’obiettivo è la redazione di un documento di sintesi che sarà votato dagli iscritti su Rousseau. Esaminando alcuni dei documenti prodotti dalle regioni (testi di cui l’Adnkronos è entrata in possesso), è possibile individuare alcuni temi chiave ricorrenti, che saranno al centro del dibattito finale.

Ad esempio, nella maggior parte degli elaborati delle regioni si chiede di confermare la regola dei due mandati – tema considerato “identitario” – almeno per i livelli elettivi più “alti”: consiglieri regionali, parlamentari ed eurodeputati. Per chi ha esaurito i due mandati, si propongono ruoli organizzativi non elettivi o una candidatura locale (candidato sindaco o solo consigliere comunale/municipale). Altro tema molto dibattuto è stato quello delle alleanze: l’orientamento generale che emerge dai documenti regionali è quello di un sostanziale nulla osta agli accordi con le liste civiche, purché a decidere siano i gruppi locali.

Nel documento prodotto dai grillini campani, in particolare, si riscontra “una forte propensione verso la possibilità di alleanze sui territori, ma che siano alleanze valutate caso per caso e non strutturali”. Per quanto riguarda la questione leadership, la maggior parte dei territori propone il superamento della figura del capo politico, da sostituire con un organo collegiale “in numero dispari”: secondo quanto richiesto da alcune regioni, questo organo potrà prevedere un “primus inter pares” per il confronto pubblico e con le altre forze politiche.

Ancora, bisogna destinare “risorse economiche” ai territori, ricorrendo anche al 2xmille, al quale il M5S ha sempre rinunciato nella sua storia. Questo l’indirizzo che arriva dalla maggior parte delle assemblee territoriali M5S.

Molte delle proposte avanzate nel corso delle riunioni regionali aprono al finanziamento attraverso il 2xmille: in uno dei documenti che approderanno al congresso grillino “si rimarca” infatti come il M5S abbia “effettuato ingenti spese negli anni per gli eventi e che questi si siano sempre retti sulle donazioni dei portavoce nazionali o regionali”. “Si ritiene che, nell’ottica di avere persone retribuite che si occupino del M5S e maggiore attività territoriale, sia necessario avere a disposizioni maggiori fondi e che le restituzioni dei portavoce possano non bastare”.

Cade poi il tabu sulla “sede” di partito. Finora il M5S ha sempre puntato sul web come luogo di aggregazione e scambio di idee. Ma i documenti regionali propendono per la “creazione di un luogo fisico di riferimento”: “spazi 5 Stelle” o “info point” dove “gli attivisti, insieme ai portavoce, potranno incontrarsi e organizzarsi”.

Per il mantenimento delle sedi c’è chi propone “la destinazione di parte delle restituzioni dei portavoce (mediante un’equa redistribuzione nazionale)” e per la gestione “si propone una rete di volontari che possano garantire un funzionamento continuativo”.

Per quanto riguarda le candidature, alcune regioni propongono l’introduzione di “requisiti” per partecipare alle “elezioni sovra-locali (merito, competenza, attivismo, presenza e conoscenza del territorio, partecipazione a percorsi formativi)”. In uno dei documenti emerge inoltre “il bisogno di essere più elastici in merito al tema degli avvisi di garanzia“: in alcuni ruoli amministrativi, viene spiegato, “risulta molto semplice risultare indagati per reati amministrativi e si rischia di dover rinunciare a delle persone capaci con esperienze importanti”.

Si richiede inoltre “il superamento del modello precedente” che impediva la partecipazione alle elezioni di secondo livello (province-città metropolitane): “Molti temi strategici sono infatti centrali all’interno di quelle istituzioni e si ritiene dannoso non partecipare”.

“Più trasparenza” sulla gestione della piattaforma Rousseau è un’altra delle richieste che arriva dalle assemblee regionali del M5S. In molti dei testi prodotti da militanti e portavoce ‘locali’ viene riconosciuto a Rousseau un ruolo “fondamentale” per il coinvolgimento degli iscritti e per i processi decisionali del Movimento, ma allo stesso tempo si contesta il modello “fortemente accentrato della piattaforma”: in merito viene avanzata l’ipotesi di un “maggior controllo della piattaforma da parte degli organi del M5S”.

Una parte dei campani – si legge ad esempio nel documento prodotto da quella regione e di cui l’Adnkronos è in possesso – nel corso della riunione ha chiesto che la piattaforma sia di proprietà “del Movimento e gestita dallo stesso e non dall’Associazione Rousseau”.

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