Intervista a Di Maio: “Le Regioni cambiano idea continuamente… La ricandidatura di Virginia Raggi a Roma? Molto probabile, ma prima dei nomi voglio parlare dei temi…”

La trascrizione integrale dell’intervista a Di Maio

(Giulio Gambino – tpi.it) – Ministro Di Maio, ha fatto bene Trump a ricorrere alla Corte Suprema?
Guardi, posso soltanto dirle che in questo momento il Governo italiano aspetta i risultati ufficiali per commentare qualsiasi cosa. Noi saremo sempre amici e alleati degli Stati Uniti. Come ho già detto prima del giorno delle elezioni, non sarà l’elezione di un presidente della Repubblica statunitense o di un altro a determinare la differenza, perché la nostra alleanza è solida; è nel patto atlantico.

Ora Trump invoca i brogli. Ci sono state dei voti, non si capisce bene su cosa si fondano le sue prove?
Penso che attendere il risultato ufficiale ci servirà anche ad affrontare quello che sta avvenendo in queste ore e a poterlo analizzare. Però come ci siamo detti in questi ultimi quattro anni abbiamo lavorato molto bene con l’amministrazione e il Made In Italy è sempre stato tutelato, e adesso con la nuova amministrazione (quale che sia continueremo) a lavorare in sintonia.

Per la gestione del Covid negli USA è meglio Biden o Trump?
Questo non sta a me deciderlo. Mi concentro come membro del Governo Italiano su una risposta europea alla pandemia che in questo momento deve accelerare.
Molti dicono che Trump l’Europa avrebbe avuto più gioco facile rispetto a Biden?
Noi non possiamo guardare a queste elezioni in base alla convenienza dei cittadini europei. Sono i cittadini americani che stanno decidendo e saranno loro a determinare le politiche del loro presidente degli Stati Uniti.
Ma Trump oggi è come Salvini?
Credo che non dobbiamo classificare la politica di un paese come l’Italia con le categorie di un paese come gli Stati Uniti, anche perché lì vige un bipolarismo molto forte mentre in Italia abbiamo varie forze politiche che frammentano il nostro sistema politico.

https://video.tpi.it/video/nhyaZLW3/di-maio-a-tpi-i-governatori-delle-regioni-cambiano-idea-continuamente-sul-covid-ora-basta/

Passiamo alle Regioni. Conte ha appena parlato, il treno del Covid corre ancora, intanto è stata giusta la ripartizione delle Regioni nelle diverse zone (gialla, rossa, arancione)?
Questa è stata una decisione del comitato tecnico scientifico. Cioè i nostri consulenti scientifici hanno individuato questa soluzione perché oggettivamente vedevano le Regioni con caratteristiche differenti. Posso dirle però che le Regioni non possono cambiare idea continuamente, noi abbiamo avuto le Regioni che ci hanno detto: il Governo prenda una decisione nazionale, assumiamo la decisione nazionale, ne discutiamo insieme, usiamo i parametri che ci hanno fornito loro per dichiarare le zone gialle, arancione e rosse e poi il giorno dopo inizia la contestazione. Questo non fa bene al Paese in un momento difficile, e poi posso dirle che non dipende solo dai dati del contagio la zona gialla, arancione o rossa, dipende anche dallo stato della sanità in ogni singola Regione e su questo non voglio incolpare nessuno, ma dobbiamo farci un esame di coscienza su come negli ultimi vent’anni abbiamo ridotto la sanità.

Ma la Campania, al di là della differenziazione, oggi sarebbe dovuta essere zona rossa oppure no? La sanità lì non sta messa bene?
Quella determinazione della Campania è basata sui dati che le stesse Regioni ci forniscono. Quindi sono i dati che determinano il parametro, non è stata una decisione politica quelle di fare zone gialle, arancioni o rosse.
In Campania la sanità è davvero fuori controllo. Da una nostra inchiesta è emersa una truffa di tamponi falsi fatta pare sotto gli occhi della Regione tramite la ASL?
Ho sempre detto che in Italia in generale la sanità è stata il bancomat della politica. Basta guardare i bilanci delle singole Regioni: oltre il 90% del bilancio di una Regione è sanità. Lì ci sono i soldi, ci sono in alcune Regioni ASL sciolte per Mafia, le prime in Europa, noi sappiamo in che condizione è la sanità da vent’anni in questo Paese e la pandemia ne ha accentuato tutte le criticità anche legate alla corruzione.

Rispetto ai governatori, c’è chi dice che ora vanno rimessi un po’ al loro posto. È quello che farete come Governo?
No, perché questo sarebbe un conflitto di interessi costituzionale e anche una minaccia. Ma quello che posso dirle è che in futuro, anche insieme alle Regioni, dobbiamo aprire un dibattito sul titolo V della Costituzione e almeno su come gestire le emergenze insieme.
Un giudizio politico su De Luca in Campania nella gestione del Covid?
Credo che in questo momento la gestione del Covid, e penso che anche De Luca se ne stia rendendo conto, non può essere fatta esclusivamente con la sua simpatia. Credo che in questo momento noi dobbiamo essere vicini a tutte le Regioni che sono in difficoltà. E quindi massima collaborazione anche con De Luca. Ricordo, a scanso di equivoci, che è stato votato dai cittadini campani solo qualche mese fa, e per me il voto è sempre sacro.

Conte può essere il nuovo leader del centrosinistra?
Non credo che in questo momento si stia pensando a questo e che lui ci stia pensando. Devo dire che questa coalizione di Governo si è rafforzata molto da un punto di vista anche del modo di lavorare e degli obiettivi comuni. Sicuramente la pandemia ha portato i Ministri e le forze politiche a guardare al concreto e a non discutere più delle cose futili. Giuseppe Conte è sicuramente un punto di riferimento fondamentale di questa coalizione di Governo.

Esclude oppure no che Lei potrebbe essere di nuovo il capo politico del Movimento?
Credo che il Movimento si orienterà sull’organo collegiale. E questo vuol dire che togliamo di mezzo l’idea di una leadership unica, che in questa fase non reggerebbe il Movimento. Io ho vissuto la leadership unica e ne sono stato interprete. In questa fase c’è bisogno che tutte le varie anime, che hanno sempre animato il Movimento, si riconoscano in un unico organo.
Quindi basta a tutte le correnti?
Credo che in questo momento ci sia tra noi una grande armonia. Possiamo ottenere grandi risultati nei prossimi due anni. Sia al governo del Paese, ma anche nelle città e nelle Regioni. Vito Crimi doveva essere un reggente per due mesi ma a causa della pandemia la sua leadership si è protratta.

Casaleggio, in una intervista di due mesi fa proprio a noi di TPI, ha detto di avere forti dubbi sul fatto che la stampa in Italia sia libera.
Credo che con la stampa stiamo facendo in questo momento un lavoro corale di informazione rispetto a questa pandemia. Le manifestazioni e anche le violenze degli ultimi giorni sono state riportate in maniera encomiabile. Ci sono sicuramente testate che portano dubbi sul fatto che siano faziose o meno, però credo che complessivamente, in questo frangente di grande difficoltà per il Paese, la stampa sia stata fondamentale anche per la sua libertà.

Glielo chiedo da suo pari età: la stampa come quella che porta avanti la nostra testata, non tradizionale e per alcuni versi considerata inferiore perché online, può essere considerata la stampa del futuro oppure no?
Credo che realtà come la vostra sia già il futuro. Perché se leggo i dati di quanti leggono voi rispetto “agli Dei dell’Olimpo” dell’informazione italiana, avete già vinto. Il tema è che in questo momento c’è ancora diffidenza verso il tipo di stampa online, nata online e che cresce online. Ma è solo una questione di tempo e di legittimazione. Anche da un punto di vista dei grandi maestri della stampa italiana, si fa fatica a capire un quotidiano online. Ma questo è il futuro, dati alla mano.

Renzi, sempre in una intervista al nostro portale, ci ha detto che presto Italia Viva supererà nei consensi il M5s.
Renzi ha detto tante cose in questi anni… so che le dice seriamente, ma ne ha dette tante e non gli sono riuscite. Italia Viva è un progetto nato da pochissimo, che non mi sento di giudicare perché ha bisogno di tempo. Ma che possa superare il Movimento la vedo difficilissima.

Per il futuro del Pd, Zingaretti o Bonaccini?
Con Zingaretti lavoro benissimo. Ricorderete che entrambi eravamo diffidenti sulla nascita di questo governo. Negli ultimi mesi abbiamo stabilito un ottimo modo di lavorare. Anche per quanto riguarda il Ministero degli Esteri e la Regione Lazio, non solo sulle questioni politiche. Con Bonaccini, altrettanto, abbiamo fatto un grande lavoro sul made in Italy, sull’export. Detto questo, il segretario del Pd è Zingaretti, lo ha scelto il Pd e sempre il Pd sceglierà sul suo futuro. Non lo sceglie Luigi Di Maio.

Esclude il rimpasto di governo?
Se andiamo a chiedere a cento cittadini: rimpasto o uscita dall’emergenza, cosa pensa che risponderebbero? In questo momento il rimpasto è fantascienza. Raccontarlo ai cittadini sarebbe come un film fantasy.

Quanto approva la candidatura della Raggi a Roma da 1 a 10?
Ho sempre creduto nella candidatura di Virginia Raggi. Ha sempre avuto il mio sostegno. Ciò che sto e stiamo facendo è proporre ai cittadini italiani un’idea diversa di come governare i sei capoluoghi di Regione che vanno al voto.
Ma su Roma cercate un altro nome?
No. Noi stiamo facendo un lavoro per mettere insieme la coalizione di governo sui temi per le città. Vogliamo che la coalizione governi queste sei città. Tra l’altro andrà al voto anche la Calabria, a causa del dramma della scomparsa di Jole Santelli. Di fronte a questo, si sta già parlando dei nomi. Mi dispiace, ma noi dobbiamo parlare prima dei temi. Internamente al Movimento, Virginia Raggi ha sempre avuto un difensore e sono io. C’erano altri, che oggi si ergono a suoi difensori, che la volevano buttare giù. Non faccio nomi. Ma ribadisco che io l’ho sempre difesa.

Quanto è probabile a oggi la ricandidatura di Virginia Raggi a Roma?
Se guardo gli altri nomi in campo oggi, direi che è molto probabile. La verità è che le altre forze politiche non ne stanno esprimendo.

Se Zingaretti fosse candidato di Roma?
Non credo che Nicola in questo momento voglia fare questa scelta.

Joshua Wong, il leader delle proteste di Hong Kong che abbiamo intervistato, mi ha detto: perché Di Maio non si rende conto che, sostenendo la Cina, non riconosce che Pechino sta reprimendo nella violenza i nostri sacrosanti diritti di cittadini? Perché abbiamo lasciato così soli i cittadini di Hong Kong?
Non solo non li abbiamo lasciati soli, ma quando il Ministro degli esteri cinese è venuto in Italia gli ho spiegato chiaramente, anche pubblicamente in conferenza stampa, la nostra preoccupazione sul tema dei diritti umani e nello specifico di Hong Kong. Voglio precisare che non è che Di Maio si è inventato le relazioni Italia-Cina. Quest’anno se ne festeggiano i 50 anni. Il memorandum per l’export con la Cina che ho firmato ha determinato il 33% di export in più e aveva una caratteristica esclusivamente commerciale. Non abbiamo fatto accordi politici con la Cina. Anche sulle relazioni con l’Egitto c’è un falso mito. Oggi sono tutt’altro che rosee. Non facciamo con loro vertici bilaterali, non facciamo business forum. Fincantieri, seppur sia un’azienda di Stato, ha deciso di fare una trattativa con l’Egitto. In quel caso una azienda ha venduto a un governo. L’export è un fattore determinante per il nostro Pil. Ho il dovere di parlare con tutti per favorirlo.

Sul caso Paciolla in Colombia, ritiene che si possa escludere un coinvolgimento dell’Onu sulla vicenda?
Come Farnesina abbiamo ora tre priorità: abbiamo riportato a casa sette italiani rapiti nel mondo e ora ci rimangono tre casi. I pescatori in Libia che devono rientrare prima possibile, appurare la verità per Giulio Regeni e per Paciolla. Che tra l’altro era mio coetaneo e conterraneo. Dalle indagini della Procura di Roma, possiamo constatare che sia la Colombia che l’ONU stanno collaborando con i nostri inquirenti.

La politica migratoria in Italia è fallita?
Guardi dal momento in cui noi siamo in piena crisi sanitaria e nel momento in cui abbiamo avuto un attentato a Nizza (che riguardava una persona che era arrivata proprio dalle nostre Coste), attraverso l’immigrazione dobbiamo elevare il nostro livello di sicurezza e di attenzione. Dico questo: non voglio e non farei mai passare il concetto che migrante vuol dire terrorista; però c’è un’evidenza sotto gli occhi di tutti che ci deve portare ad elevare il livelli di sicurezza come Europa. Ho parlato di “Patriot Act Europeo”, ovviamente basato sui valori europei. Significa innalzare i nostri livelli di sicurezza, proteggere i nostri confini (che è sacrosanto) e fare una cosa banale; cioè dire che, se una persona viene della Tunisia che non è un paese in guerra, questa deve essere rimpatriata con progetti europei. Noi oggi abbiamo i livelli di rimpatrio ma sono troppo bassi e abbiamo bisogno di un’Europa ci deve fare rimpatriare le persone come arrivano, no cento/duecento ogni due settimane

Salvini questa cosa qui la dice da anni?
Sì ma Salvini, da Ministro dell’interno, non l’ha fatta. Ha fatto molto di più Luciana Lamorgese. Guardi, qui tutti dicono tutto ma poi il tema sono i fatti: il decreto che diceva che la Tunisia è un Paese sicuro, e quindi sono i Tunisini a dover dimostrare che sono perseguitati, l’ho firmato io come Ministro Degli Esteri.

Si è mai pentito di aver firmato i Decreti Sicurezza?
Guardi, quando noi abbiamo approvato i decreti sicurezza c’erano state le osservazioni del Presidente della Repubblica e in quel momento (l’ho detto un minuto dopo) andavano cambiati in base alle osservazioni del Presidente della Repubblica.
Ma ci avete messo molto tempo?
Ci abbiamo messo molto tempo perché in mezzo c’è stato un vero e proprio pandemonio, il fatto che il Presidente della Repubblica ci abbia richiamato mi ha fatto riflettere.

Mi chiedo se quei decreti abbiano fatto sì che oggi ci siano dei migranti che girano indisturbati e addirittura risalgano l’Europa, arrivino a Nizza e fanno quello che fanno?
Il tema dei migranti-fantasma è legato al fatto molto semplice che, quando un migrante arriva in Italia, noi non lo possiamo mettere in misura coercitiva all’interno di un centro di accoglienza. Cioè le convenzioni Internazionali dicono che quel migrante, se lo mettiamo in un centro di accoglienza, si può allontanare a piede libero. C’è un problema più grande: i tempi di rimpatrio e su questo che l’Europa ci deve aiutare

Va cambiato il Trattato di Dublino?
Va cambiato e le dico questo: noi da Ursula Von der Leyen ci aspettiamo molto di più sulla modifica del regolamento del trattato di Dublino, perché in questo momento non è stato fatto abbastanza. Il nuovo patto per la Siria sull’immigrazione è utile per i rimpatri ma non è soddisfacente per la parte della distribuzione e della gestione.

Una cosa che farà da qui ai prossimi sei mesi e che si impegna a fare per mettere in sicurezza il Paese?
Sto guardano con molta attenzione in queste ore alla proposta di Macron e Kurz su un “Patriot Act europeo”. Quella proposta noi la integreremo con altre, come ad esempio la procura antiterrorismo europea.

Il Mes si farà?
Dopo le parole del Ministro Gualtieri, il Mes è un po’ uscito di scena perché il Ministro ci ha spiegato che il guadagno non sarà di 37 miliardi ma di 300 milioni l’anno. La nostra posizione è ben chiara: noi oggi possiamo prendere gli stessi soldi ma sul mercato, i tassi di interesse che abbiamo sul mercato rispetto a quelli del Mes danno un guadagno di 300 mln l’anno, rispetto a condizionalità che però sul mercato non ci sono.

Fassino ha detto che Lei è cresciuto molto e che ora è un ottimo Ministro degli Esteri.
Fassino non lo conoscevo prima. Ora ho un ottimo rapporto e, essendo lui presidente della commissione affari esteri della Camera, facciamo insieme un lavoro continuo

Lei ha creato attorno a sé un centro di potere. Ha mai avuto la sensazione di essersi circondato di persone più fedeli che competenti?
Sicuramente capita a volte di sbagliare dei collaboratori. Però sono orgoglioso della squadra che ho attorno a me. Siamo cresciuti insieme. La mia garanzia è lavorare con persone con cui ho fatto un percorso insieme. Perché hanno il coraggio di dirti se stai sbagliando.

5 replies

  1. Se questa intervista non è manipolata, forse sarebbe bene che Di Maio uscisse di scena.
    Io lo ringrazio per quanto fatto in tutti questi anni e sono d’accordo con lui che è necessario fare accordi sui programmi.

    Ma parla troppo da padrone … mi sembra che sia un accentratore (le 4 cariche del Conte 1 sono fuori dal mondo), cosa che non si coniuga con il M5S.
    Da esponente del M5S non si può far trapelare che se si candidasse “Nicola” (ma Nicola chi? ma che è tuo fratello?) la Raggi si dovrebbe far da parte.
    Non ha ancora capito che nessuno lo segue su questa strada?
    Se fa questo (e dubito che gli altri esponenti M5S glielo fanno fare), a Roma il M5S va in mille pezzi.

    Piace a 1 persona

    • @mauro748s
      Neanche a me è piaciuto il tono dell’intervista.
      Non una risposta netta e precisa che sia una!
      Un tergiversare ondivago, cauteloso, degno di un vecchio
      notabile democristiano.
      Sono bastati due anni per ridurlo in quello stato?
      Con gente così accomodata e accomodante alla guida,
      il Mov è finito!

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  2. A DI Maio il potere ha dato alla testa.
    L’inizio dell’intervista è stato un patetico tentativo del giornalista di sgambettarlo creando una crisi diplomatica e per fortuna giggino, memore di passate figuremmmerda, ha tenuto la lingua frenata.
    Sulla gestione interna del M5S, lui verrà ricordato come il becchino che ne sancì il trapasso per la voglia sua smodata di occupare tutti gli spazi di potere.
    Ma tanto sta lavorando al suo partitino etnico territoriale e cerca di svuotare il M5s dall’interno.

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