Tamponi fasulli e costi gonfiati: indagano i Nas

(di Vincenzo Bisbiglia e Vincenzo Iurillo – Il Fatto Quotidiano) – Laboratori che eludono le convenzioni pubbliche ed eseguono tamponi a prezzi triplicati. Società non autorizzate che effettuano test antigenici senza autorizzazione. Truffatori che vendono in Internet kit anti-Covid, oppure organizzano laboratori clandestini che non hanno valore diagnostico. Da Nord a Sud la corsa al tampone ha scatenato le brame dei soliti lucratori pronti a sfruttare il momento di difficoltà e le ansie della popolazione.

A Roma i carabinieri dei Nucleo Anti-Sofisticazione, in collaborazione con le Asl, da giorni stanno scandagliando le circa 200 autorizzazioni fornite dalla Regione Lazio in favore di altrettante strutture private che stanno eseguendo i test antigenici rapidi a prezzo calmierato di 22 euro. Gli ispettori sanitari, fin qui, hanno pizzicato ben 15 laboratori di analisi che eludevano le indicazioni e facevano pagare ai pazienti anche 70-80 euro per effettuare il tampone. Il costo lievitava grazie all’aggiunta di servizi “obbligatori”, come la sanificazione dei locali, la presenza di un medico al posto dell’infermiere e altre voci che finivano in fattura. Le relazioni sono finite man mano sulla scrivania del direttore dell’Unità di crisi regionale, Alessio D’Amato, che al momento ha informato l’Antitrust e formalizzato la revoca di una autorizzazione. I Nas, dal canto loro, hanno informato la Procura delle indagini, anche se al momento non è chiaro se ci sarà un’informativa: le elusioni riguardano un protocollo sindacale, non una legge dello Stato. Il giro di vite in corso riguarda anche i laboratori non autorizzati: al momento ci sono una decina di strutture su cui si sono accesi i fari delle Asl.

Qualcosa di simile sta accadendo a Palermo, dove il prezzo calmierato imposto dalla Regione Siciliana è di 50 euro. Qui i Nas hanno scoperto un centro diagnostico privato, ad Alcamo (Trapani), dove i tamponi – in questo caso molecolari – venivano effettuati dietro il pagamento di 100 euro. All’interno dello studio non c’era nemmeno la figura del biologo specializzato in microbiologia, virologia o genetica. I titolari sono stati denunciati con l’accusa di falso e frode nell’esecuzione del contratto con l’ente pubblico, avendo eseguito presso il laboratorio in questione, per conto dell’Asp di Trapani, 7.600 tamponi, con la richiesta di pagamento di fatture per complessivi 380.000 euro, dei quali 72.000 già corrisposti.

I vari Nuclei Anti-Sofisticazione dei carabinieri sono impegnati in tuttala penisola a dialogare tra loro anche per verificare le crescenti truffe online. I Nas di Roma, ad esempio, hanno già segnalato una decina di annunci online di strumenti tarocchi, fra cui uno che millanta la diagnosi del Covid-19 solo passando il palmo della mano sullo strumento. A Napoli i tamponi somministrati attraverso un laboratorio del napoletano erano processati su macchinari costruiti per scovare i virus animali della brucellosi, e davano risultati a vanvera, secondo le indagini dei Nas di Napoli coordinati dal pm Mariella Di Mauro e dal procuratore aggiunto Giuseppe Lucantonio. Su questa storia pende un fascicolo che accusa 17 persone di associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Sono state perquisite e i loro supporti informatici scandagliati fino in fondo. Al Riesame gli inquirenti hanno depositato conversazioni che renderebbero ancora più chiara la malafede dei faccendieri impegnati a ‘vendere’ un prodotto scadente: “Usiamo striscette usate, e diciamo che è negativo, che importa?”. In questo modo un pizzaiolo, sicuro di star bene, è andato al lavoro col rischio di infettare camerieri e clienti quando era positivo. Il tampone costava 60 euro, prezzo standard a Napoli. Il laboratorio dichiarava di essere convenzionato e sulla regolarità di questa attestazione sono in corso indagini a parte.

Irregolarità vengono registrate anche al Nord. In una farmacia di Pavia, il 2 novembre, i Nas di Cremona hanno sequestrato 251 test sierologici rapidi e 9.500 mascherine Ffp2 non in regola, per un un valore di 15mila euro. Per i carabinieri, il farmacista aveva “posto in commercio i test rapidi per la ricerca degli anticorpi IGG/IGM da Covid-19 senza l’autorizzazione dell’Autorità Sanitaria”. Ma, se per le mascherine ormai si tratta di un mercato dell’illecito fiorente, dove i disonesti sanno la differenza tra un Dpi certificato e una mascherina non a uso medico, per i test “non c’è una volontà truffaldina – spiega il capitano Giuseppe Antonicelli, comandante dei Nas di Cremona – la normativa è ancora molto fumosa”.

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