In Italia è in atto uno scontro di classe innescato dal Covid

(Bruno Tucci – blitzquotidiano.it) – A dire il vero, vista la curva in continua ascesa del virus, ci si aspettava da Palazzo Chigi una stretta più rigorosa. Invece…

La montagna ha partorito un topolino. “Non voglio nemmeno sentir parlare di lockdown”, dice con forza il premier Giuseppe Conte. Perché? Per la semplice ragione che in primavera la situazione era ben diversa da oggi. In questi mesi, il governo ha lavorato bene (sono sempre pensieri di Conte) ed allora sarebbe una forzatura parlare di provvedimenti drastici. Però, il Covid19 dilaga e ieri si è registrato un nuovo record: 11.705 con 69 morti.

La scure avrebbe dovuto essere più violenta fino a un vero e proprio lockdown? Il Presidente del Consiglio non è d’accordo a va anche contro le posizioni di Dario Franceschini, numero due del Pd, il quale un paio di giorni fa si era detto preoccupatissimo. Ed aveva chiesto al capo del governo una riunione urgente.

Le novità sono poche. Niente lockdown. Bar e ristoranti non dovranno chiudere oltre la mezzanotte. E a quei locali che non hanno la possibilità di far sedere i loro clienti è imposta una maggiore prudenza. Dovranno abbassare le saracinesche alle sei del pomeriggio.

Alle palestre e alle piscine è stata data una settimana di tregua entro la quale dovranno mettersi in linea con le regole dettate dall’esecutivo. Sulla scuola è stato trovato un compromesso. Niente compiti o lezioni a casa, ma orari diversi nell’entrata in classe (solo per le superiori) e possibilità di creare turni pomeridiani.

Dimenticati i trasporti pubblici? Quasi. Rimarrà l’ottanta per cento di capienza e qualche controllo in più. Lo ha confermato pure il ministro delle infrastrutture Paola De Micheli. La quale, dati alla mano, ha difeso l’attuale normativa. Strano: le foto apparse sui quotidiani qualche giorno fa davano una situazione assai diversa.

Allora i casi sono due: o le immagini erano vecchie e quindi fasulle. Oppure sono i lettori a dover ricorrere all’oculista per una visita urgente.

Sul decreto del Presidente è nato tra la tarda serata e la notte un giallo. All’inizio si era dato il potere ai sindaci di chiudere la sera alle 21 in caso di assembramenti o di improvvise movide.

Poi, la decisione è cambiata dopo una violenta protesta dell’Anci. Il presidente Antonio De Caro ha immediatamente risposto a Palazzo Chigi affermando che così si ripeteva il gioco dello scaricabarile. È tua la colpa se nel tuo paese non vengono rispettate le regole. Parole di fuoco da parte di tutti i primi cittadini. E dietrofront immediato della Presidenza del consiglio con una decisione annacquata e frasi generiche nel tipico linguaggio del politichese.

In parole semplici, cambia poco. Gli appelli alla severità e alla pericolosità del virus espressa dagli scienziati sono quasi caduti nel vuoto. “Conte ha deciso di non decidere”, titola stamane un giornale della Capitale. Ma il premier replica che non è il momento di prendere decisioni drastiche.

Il perché è spiegato dalla situazione economica del Paese che non è florida (eufemismo). E su cui grava anche se non ufficialmente il pericolo di un inasprimento delle tasse. Tanto più che si continuano a rifiutare i 36 miliardi del Mes su cui anche il capo del governo è titubante. Per non fare uno sgarbo ai 5Stelle sempre stati contrari a prendere quei soldi?

Può darsi, ma il fatto è che quei danari servirebbero all’Italia come il pane. Sarebbe necessario un accordo che vedrebbe coinvolte maggioranza e opposizione. Ma di questo non si parla. Il “Centro” continua ad essere un miraggio, malgrado il parere contrario di molti parlamentari.

3 replies

  1. Rispondo con un articolo di Tommaso Merlo:
    Che andassero tutti a fare in mes
    di Tommaso Merlo

    Ricominciano a menarla con sto stramaledetto mes. Che andassero tutti a fare in mes. Non se ne può più. Ormai è un’ossessione. Conte ha dovuto ribadire il no a reti unificate e si è scatenata la solita rottura di mes. Comunicate le nuove misure restrittive, Conte si è beccato come prima domanda il mes tanto per cambiare. Ormai lo perseguitano sti scassa mes. Conte ha dovuto ripetere per la milionesima volta che il mes non serve in questa fase, che non è lo strumento adatto e che non conviene nemmeno più. Che giramento di mes. Conte ha dovuto anche ricordare che nessun altro paese europeo ha richiesto il mes e delle due cose l’una: o sono delle teste di mes tutti gli altri stati membri, oppure sono delle teste di mes tutti coloro che in Italia insistono a chiederlo nonostante la caterva di soldi piovuti da Bruxelles e nonostante le mutate condizioni del mercato finanziario che non lo rendono nemmeno più vantaggioso. Davvero, due mes così. Conte ha poi avvertito sull’effetto stigma e cioè il primo che accede al mes se lo becca dritto nel mes. Questo perché il mes è uno strumento che serve per i paesi che finanziariamente non valgono più un mes di nulla. Già, vi accede chi è nel mes fino al collo e gli speculatori non aspettano altro di sapere di chi si tratta per scatenarsi. Poi c’è la condizionalità, tutti gli stati membri stanno alla larga dal mes perché chi lo prende poi si trova la Troika in casa che ti fa un mes così. Basta vedere la Grecia che se l’è preso nel mes lungo un metro e ancora piange. Facile fare gli statisti col mes degli altri. Ma le nostrane teste di mes non si danno per vinte neanche se gli spiattelli gli articoli dei trattati sotto al naso. Che teste di mes. L’unico vero motivo per cui rompono il mes è politico. Il Movimento non ha mai voluto prenderselo nel mes e i rompi mes vorrebbero costringerlo a rimangiarsi la parola in modo da indebolirlo, in modo da compromettergli ulteriormente la reputazione e fargli perdere voti. I rompi mes accusano il Movimento di avere una posizione ideologica mentre in realtà la lista delle ragioni per non prenderselo nel mes si allunga di giorno in giorno e sono tutte più che valide. Al contrario, il loro tirarsi giù le braghe non ha nessuna spiegazione perché di soldi per la sanità oggi ce ne sono fin troppi e si tratta di spenderli bene e nel caso ne servissero di più vi sono alternative più intelligenti per reperirli. Già, sono i rompi mes ad essersi imputanti ideologicamente. Vorrebbero tirare Conte dalla loro parte come se loro fossero quelli responsabili mentre quelli del Movimento irragionevoli populisti da correggere. La solita rottura di mes. Ma ai cittadini del mes non frega un mes di niente. Vogliono solo uscire da questo incubo pandemico altro che venire presi per il mes. La verità è che i rompi mes cercano solo di nascondere la loro cronica mancanza di idee con un’ossessione che ormai ha solo rotto il mes a tutti. Davvero, che andassero tutti a fare in mes una volta per tutte.

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    • Bravo Claudio, dal titolo immaginavo tutt’altro e invece è la solita solfa pro MES e contro Conte e M5S, bastaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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