Covid 19 atto secondo

(Dott. Paolo Caruso) – Ora che la diffusione del covid 19 sembra avere ripreso la sua folle corsa in tutta Europa e gradualmente anche nel nostro Paese, con un incremento notevole di contagi anche in aree geografiche del meridione fino a ieri interessate marginalmente, si assiste attoniti alle notevoli difficoltà presenti nel mondo sanitario del mezzogiorno d’Italia. Anche la Campania presenta un maggior numero di postivi al covid, proprio la regione in cui il governatore Vincenzo De Luca ha fatto della limitata diffusione dei contagi nei mesi del lockdown la sua fortuna elettorale; un personaggio don Vincenzo che sembra tratto, per i suoi atteggiamenti, per i suoi monologhi a volte paternalisti a volte aspri e duri, dalle commedie popolari del più brillante umorismo napoletano. Visti i numeri in continuo e graduale crescendo dei contagi quotidiani, la figura del governatore campano viene ad offuscarsi, mentre emergono le diverse inadempienze della passata gestione governativa, le sue responsabilità di commissario regionale alla salute, le contraddizioni, una disinvolta gestione della sanità pubblica basata su interessi economico clientelari. Nulla o poco è stato fatto in questo periodo, e la realtà tristemente è ben nota a tutti, con una rete ospedaliera vetusta e mal gestita dagli organi preposti, nel disinteresse generale della politica che proprio lì affonda i suoi tentacoli nelle clientele e nel malaffare. Insomma una amara realtà che come quella di altri territori del profondo sud non è in grado di affrontare agevolmente una impennata di contagi da covid 19, con strutture ospedaliere in continuo affanno già in condizioni di semplice normalità, poco recettive ad una eventuale onda d’urto emergenziale provocata da un incremento di richieste di ricovero nei reparti specifici di primo intervento, terapia intensiva, malattie infettive, pneumologia. Le scelte ottuse della politica di questi ultimi decenni, con i continui tagli al numero dei posti letto, il ridimensionamento di intere divisioni ospedaliere, con gli organici dei medici e del personale sanitario sempre più ridotti, hanno provocato solo sconquassi ad una assistenza sanitaria pubblica già di per se precaria, rivolgendo inoltre il proprio operare non all’efficienza ma esclusivamente alla riduzione della spesa sanitaria e dirottando spesso denaro pubblico verso i privati. Oggi, in questo momento di impennata dei numeri dei positivi al covid, specie in Campania, il governatore sergente di ferro De Luca pare abbia perso lo smalto dei tempi passati e appare insieme alla sanità partenopea più fragile agli agenti virali. Insomma si può affermare che il “re” campano è nudo, e continua ad ululare alla luna con estrema sfrontatezza la sua colpevole innocenza di questo sfascio sanitario tutto campano. A questo suo ululare di contro si ode il silenzio assordante di tutti gli altri governatori  che, colpevoli anch’essi, hanno l’ardire e la sfacciataggine di manifestare le loro perplessità sulle capacità organizzative del governo Conte a gestire l’emergenza del covid 19 atto secondo, e a dare risposte immediate al Paese.

2 replies

  1. La precarietà del sistema sanitario del sud Italia,rispetto al Covid 19,è tutta da dimostrare ,infatti i numeri raggiunti al nord Italia sono ben lontani dall’arrivare,anzi,
    gli italiani del sud hanno dimostrato fino ad oggi di saper gestire al meglio il fenomeno.
    Sono d’accordo sul fatto che,in generale,
    la sanità del sud Italia sia meno efficiente che altrove,
    ma questo ritengo sia dovuto al fatto che i governi che si sono succeduti,
    hanno deciso o non hanno voluto evitare per motivi di interesse privato,
    che il sud diventasse la sede del malaffare!
    Comunque chi vivrà vedrà!

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