A. Di Battista, Patto di Stabilità: sospenderlo non basta, va cancellato

(Alessandro Di Battista – tpi.it) – “Se torna il Patto di Stabilità per l’Eurozona sarà il disastro”. L’ha detto Joseph Stiglitz qualche settimana fa. D’altronde Stiglitz, premio Nobel per l’economia, si è sempre scagliato contro il Washington consensus, quell’insieme di politiche economiche teorizzate dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Banca Mondiale e dal Dipartimento del Tesoro USA (istituzioni che hanno tutte sede a Washington), che ha segnato l’epoca della globalizzazione. Il Patto di Stabilità e Crescita è il trattato sottoscritto dai paesi UE che mette nero su bianco i parametri di bilancio ai quali sottostare. È l’accordo che ha dato il La agli anni dell’austerità.

Quando si sente parlare delle regolette da rispettare (rapporto deficit/PIL inferiore al 3% o debito pubblico inferiore al 60% del PIL) si tratta, per l’appunto, dei parametri adottati con il Patto. Il Patto di Stabilità e Crescita è, di fatto, figlio della stagione del Washington consensus, è figlio delle direttive del FMI che hanno trasformato parte della classe media argentina in un esercito di derelitti, è figlio della deregulation, della lotta neoliberista a tutto ciò che è pubblico, è figlio della caduta del Muro di Berlino e della conseguente fine della stagione dei contrappesi.

Per 30 anni il neo-liberismo ha trionfato ed ha marciato in ogni angolo del pianeta promettendo ricchezza ed opportunità per tutti. Oggi il quadro è impietoso. Viviamo nell’era più iniqua della storia dell’umanità. Mai la forbice tra i pochi ricchi e le moltitudini di indigenti era stata così ampia. Secondo un rapporto Oxfam, nei prossimi 20 anni le 500 persone più ricche del pianeta lasceranno ai loro eredi una cifra superiore a 2.400 miliardi di dollari, più o meno il PIL dell’India, paese che, nel frattempo, sarà diventato il più abitato del mondo.

Eccoli i risultati dell’austerity. E c’è chi osa sostenere che l’austerità non funzioni. Certamente non serve a risanare i conti (basti osservare l’aumento del debito pubblico a livello mondiale e non mi riferisco ai mesi della pandemia) ma è servita eccome. Perlomeno a chi l’ha teorizzata. L’austerità è stata una strategia pensata dal sistema finanziario globale per fiaccare la Politica con la P maiuscola e costringere gli Stati nazionali a smantellare il welfare state, tutto a vantaggio dei privati.

Per anni chi si è opposto ad un sistema economico che non ha fatto altro che arricchire in modo osceno un manipolo di individui a discapito di miliardi di esseri umani è stato bollato in ogni modo: no-global, nemico del progresso, nostalgico dell’URSS, populista, disfattista, anti-politico. La gran parte dei mezzi di informazione, veri e propri centri di potere della propaganda neo-liberista, ha fatto il lavoro sporco. Ha ridicolizzato chiunque si discostasse dal pensiero unico diffamando, mentendo, costruendo prigioni di pregiudizi dalle quali evadere è molto complicato. Per anni i padroni del vapore hanno fatto orecchie da mercante, preferendo, per l’appunto, mercanteggiare i diritti della collettività in cambio di maxi-consulenze e posti di comando.

Oggi, magicamente, per qualcuno inizia la fase della conversione. I neo-folgorati si moltiplicano, sebbene alcuni non lo facciano sulla via di Damasco ma su quella che porta dritta dritta al Quirinale. Di Mario Draghi ho già scritto giorni fa. Ho ricordato il suo ruolo nella svendita dell’industria pubblica italiana, i suoi conflitti di interesse con grandi banche d’affari ed il suo protagonismo nell’acquisizione di titoli derivati da parte del nostro Paese. Ho scritto che, sebbene in molti lo volessero al posto di Conte, lui sogna il Quirinale ed è già in campagna elettorale.

Ebbene, il Patto di Stabilità sarà un tema per l’auto-promozione quirinalizia. Durante la sua ultima “apparizione” l’apostolo Draghi, con il consueto aplomb, ha criticato le regoline sulle quali si poggia l’UE. “È probabile che le nostre regole europee non vengano riattivate per molto tempo e certamente non lo saranno nella loro forma attuale”. Ovvero, il Patto di Stabilità, così come lo conosciamo, non tornerà mai. Alleluia! Per diventare Capo dello Stato, d’altronde, è necessario prendere posizioni popolari (posizioni che un tempo erano considerate solo populiste) e aspettare che i mezzi di comunicazione le trasformino in patriottismo 2.0.

Eppure Draghi, per lo meno fino a quando ricopriva cariche importanti e con prospettiva di carriera, non era particolarmente incline non dico ad un’offensiva, ma quanto meno ad una garbata critica ai parametri europei. Nell’ottobre del 2018, mentre il governo Conte I pensava ad un sacrosanto sforamento di bilancio per finanziarie misure sociali, una su tutte il Reddito di cittadinanza – che oltretutto è stato fondamentale durante i mesi di pandemia acuta – Draghi, presidente della BCE, da Bali si associava agli attacchi all’Italia da parte del FMI e ricordava quanto rispettare il Patto di Stabilità fosse un dovere.

Un anno dopo, esattamente il 23 settembre 2019, poco prima di lasciare a Christine Lagarde la guida della BCE, durante il suo ultimo intervento al Parlamento europeo, Draghi disse: “Le regole di bilancio vanno riviste, non sono efficaci quando servono interventi pro crescita”.

È tutto maledettamente chiaro. Fino a che la genuflessione all’austerity è una spinta alle carriere dei potenti, l’inchino è servito. Una volta terminato il cursus honorum nelle istituzioni finanziarie, si riscopre la libertà intellettuale e, magari, ci si sforza a render pubblico tale postumo rinsavimento per l’ultimo scatto di carriera immaginabile: quello verso la Presidenza della Repubblica.

D’altro canto il posticino al Quirinale interessa un altro illustre ravveduto: Romano Prodi. Anche Prodi ultimamente si inizia a scagliare contro il Patto di Stabilità, ovvero contro quel recinto dentro il quale proprio lui ha fatto di tutto, compresa la svendita delle autostrade di Stato alla famiglia Benetton, per potervi entrare.

Nel luglio del 2019 Prodi rispose alla Annunziata in merito alle concessioni autostradali assegnate ai privati durante il suo primo governo. Il Professore rispose testualmente: “La privatizzazione era obbligatoria perché era un ordine (qui provò a correggersi), una decisione che veniva da tutti i contesti internazionali”. Ripeto, venne smantellata l’industria pubblica italiana (che aveva, sia chiaro, limiti e storture) per rientrare in quei parametri europei che, per lo meno oggi, quasi tutti reputano obsoleti o addirittura stupidi. Sì, stupidi, e ce lo ha detto pochi giorni fa lo stesso Prodi. “Non ci voleva un genio per dire che il Patto di Stabilità era stupido”. No, non ci voleva un genio, eppure il Patto di Stabilità e Crescita venne sottoscritto nel 1997 dai paesi UE – Italia compresa – e a Palazzo Chigi c’era Prodi.

A onor di verità Prodi già nel 2002, all’epoca presidente della Commissione europea (privatizzazioni e austerity ti fanno sempre fare sfavillanti carriere) disse che il Patto era stupido. Ma aggiunse un altro aggettivo: necessario. Un patto stupido ma necessario. La domanda è sempre la stessa. Necessario a chi? Senz’altro ai ras della sanità privata.

Nel 1998, un anno dopo la sottoscrizione del Patto di Stabilità, in Italia vi erano 1.381 istituti di cura: il 61,3% pubblici ed il 38,7% privati. Nel 2007, a 10 anni dal Patto, gli istituti erano scesi a 1.197: 55% pubblici e 45% privati. Nel 2017 sono diventati 1.000: il 51,8% pubblici ed il 48,2% privati.

Che il Patto di Stabilità e Crescita fosse una gabbia, soprattutto per l’Italia, era chiaro dall’inizio. Che sia un patto primitivo ce lo dice la storia. Il Patto di Stabilità, come detto, è stato approvato nel 1997 ma poggia le sue basi sul Trattato di Maastricht, che è del 1992. In sostanza le regole che hanno segnato la nostra vita molto di più di quanto si possa immaginare vennero teorizzate 28 anni fa, quando la disgregazione dell’Unione Sovietica aveva lasciato spazio al trionfo del capitalismo finanziario e dell’impero delle privatizzazioni.

Negli ultimi 28 anni il mondo è cambiato e soprattutto l’Europa è stata travolta da avvenimenti che l’hanno segnata profondamente. La guerra in Bosnia (1992-1995) fu il primo conflitto armato che colpì il cuore dell’Europa dalla fine della II guerra mondiale. I bombardamenti NATO di Belgrado sono del 1999. Due anni dopo vi fu l’attentato alle Torri Gemelle e le conseguenti, oscene, guerre in Afghanistan e Iraq. Nel frattempo aumentavano i flussi migratori (proprio in virtù di guerre e politiche neo-imperialiste) e si inaspriva la minaccia jihadista.

Tutto questo, ovviamente, influiva sui bilanci dei paesi, soprattutto quelli che hanno patito maggiormente gli effetti di tali avvenimenti. Nel 2006 esplose la crisi dei subprime, che un anno e mezzo dopo travolse un’Europa meno attrezzata degli Stati Uniti a fronteggiare una tempesta del genere. La guerra in Libia del 2011 (capolavoro di anti-italianità di Napolitano e atto di servilismo puro di Berlusconi) ci indebolì ulteriormente nello scacchiere internazionale. Poi sono partite le sanzioni all’Iran, le quali, ancora una volta hanno pregiudicato gli interessi economici europei e soprattutto italiani, poi è scoppiata in Siria l’ennesima guerra per procura che ha messo nelle mani di Erdogan un esercito di profughi da utilizzare come arma ricattatoria, con l’Europa pronta a pagare il Sultano per serrare la rotta balcanica.

Poi è arrivato il COVID-19 ed il Patto di Stabilità è stato sospeso. Qualcuno sostiene che, finalmente, l’Unione europea sia cambiata. Che i falchi del nord abbiano compreso il bene della solidarietà. Che le banche si siano rese conto delle necessità dell’economia reale. Che i politici si siano convertiti e che abbiano compreso i pericoli del liberismo. Io non ci credo.

Crederò in un’Europa diversa solo quando il Patto di Stabilità verrà definitivamente cancellato. Non modificato, migliorato, affinato o perfezionato. Cancellato! Prima della pandemia il rapporto debito-PIL dell’Italia era del 134,8%. Quello tedesco del 62%, quello spagnolo del 97,6% mentre la Francia aveva il 98,4%. Tutti i paesi si sono indebitati per fronteggiare la crisi economica dovuta al lockdown e l’Italia, nei prossimi mesi, potrebbe sforare il 160% di rapporto.

Sono convinto che i soliti avvoltoi che si aggirano per l’Europa torneranno a puntare il risparmio privato italiano e cercheranno di imporre, forti di un eventuale ritorno in vigore del Patto, ancora una volta, manovre nocive per la classe media. D’altronde l’austerità è come le guerre o come la pandemia. C’è chi si arricchisce e chi vive tra le macerie, chi conta i miliardi guadagnati e chi morti e feriti.

7 replies

  1. Pregevole intervento quanto pregevole narrazione storica politica di questo mondo pazzo che più pazzo non si può; venduti mi sembra la parola più adatta che in sintesi estrema racconta cosa costoro hanno fatto di una nazione e dei suoi beni materiali e immateriali. Che molte, moltissime persone si siano ferite in rocambolesche giravolte per stare al passo con un processo in atto che faceva invero retrocedere è la triste conseguenza di questo periodo in cui si è vissuto gli anni migliori dell’esistenza (parlo della mia generazione e dintorni); credere in un futuro e credere di poterlo costruire con le proprie mani e capacità insieme agli altri e con gli altri si è rivelato, ben presto, un sacco nero in cui dover infilare la testa. Dispiace che soggetti di una mediocrità consunta abbiano appoggiato le scelte e le richieste di governi stranieri solo per sete di potere, distruggendo un vero tessuto organico in cui le persone, non vivevano felici, ma almeno avevano la possibilità di provarci. Purtroppo indietro non si torna e questi sacchi di soldi e potere in frac, non lasceranno la presa perché lo ha deciso il M. 5* , non lasceranno l’ultimo osso, perché qualcuno li descrive per quello che sono; il sacco di soldi e potere pensa in virtù di quello il resto è mancia, se ancora di resto si può parlare.

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  2. Fingiamo per un momento di non sapere chi sia ADB e quale sia stato il suo percorso ideale e politico.
    Limitiamoci a leggere e valutare se ciò che scrive corrisponde o meno, in linea di massima, con ciò che
    noi pensiamo sulla situazione politica, economica e finanziaria in Italia e nel mondo; se la sua analisi,
    leggibile e comprensibile anche ai “non addetti ai lavori”, non contribuisca a rendere più trasparente il
    velo opaco con cui i potenti della terra hanno coperto i loro giochi di potere volti tutti in un’unica direzione:
    aumentare oltre ogni ragionevolezza ricchezze e poteri della loro cerchia ristretta.

    La pandemia è stata la manciata di sabbia caduta nei loro ben oliati ingranaggi.
    Ha messo a nudo la determinazione e la ferocia con cui hanno costruito un sistema che, a loro dire,
    avrebbe portato benessere e sicurezza per tutti.
    Così non è stato.

    In natura tutti gli animali che succhiano il sangue (zanzare, pipistrelli vampiri, sanguisughe) per prima cosa
    iniettano nella cute delle loro vittime un anestetico potente che le rende insensibili, così che loro possono
    tranquillamente gonfiarsi di sangue senza che le loro prede nemmeno se ne accorgano.
    L’anestetico di questi parassiti in giacca e cravatta è la propaganda.
    Per loro è facile. Possiedono o controllano quasi tutti i mezzi di informazione e non è stato troppo difficile
    convincerci che le loro azioni siano volte al bene comune.

    Ma questo maledetto, microscopico, ignaro virus ha generato paura.

    Non la paura da loro generata e indirizzata verso il diverso, nero o giallo che sia, o verso il credente in una
    religione diversa, o verso qualunque altro obbiettivo gli facesse comodo, ma la PAURA di morire e di veder
    morire i propri cari.
    Una paura autentica, che risveglia l’istinto di sopravvivenza e che induce a non fidarsi più ciecamente di chi,
    fino a ieri, ci garantiva che se ci fossimo affidati alla sua guida ci avrebbe dato protezione e sicurezza.
    Una sana, liberatoria anche se tardiva diffidenza ci sta facendo pian piano aprire gli occhi e provare quel
    dolore che ci indurrà, forse, a schiacciare quella maledetta zanzara gonfia del nostro sangue.

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  3. Come no global sono completamente d’accordo con Di Battista e apprezzo la lucidità e la coerenza con cui attacca il disegno perverso del capitalismo mondiale. Discutevo di questi argomenti almeno 20 anni prima che Gianroberto Casaleggio ne parlasse, e l’ho fatto all’interno di Lilliput, la rete di pacifisti e volontari che costituiscono 900 associazioni di volontariato italiano, argomenti che i media ufficiali hanno fatto di tutto per oscurare, così come vietarono in tv la bandiera della pace, e che poi hanno trovato la loro sponda politica nel M5S, il quale è stato però troppo timido nelle denunce che avrebbe dovuto fare al sistema neoliberista, che univa in un abbraccio mortale destra e sinistra sotto gli ordini della Troika, del Fm, del WTO e della Banca Mondiale, strumenti del turbocapitalismo USA, tesi a imporre l’austerity e a depredare i popoli di beni e diritti per arricchire in modo disumano poche centinaia di persone.
    Nemmeno la sx estrema riuscì a capire che la lotta al grande capitale avrebbe dovuto unire sx e no global. Un solipsismo esasperato l’ha portata al suicidio politico mentre il Pd si omologava alla destra capitalista e con Bersani, Monti e Renzi vendeva la primogenitura per un piatto di lenticchie. Oggi desra e sinistra in Italia e purtroppo anche in Europa si equivalgono. Il credo neoliberista ha corrotto tutti in una notte dove tutte le vacche sono nere che tocca il suo epilogo tetro in un Landini che oggi attacca il reddito di cittadinanza e vota No al referendum per la riduzione del potere partitico e che domani, si immagina, respingerà il salario minimo come ogni aiuto ai più deboli.
    Purtroppo solo pochi capiscono cosa c’i hanno fatto con la connivenza di partiti rinnegati e traditori che hanno coltivato la nostra ignoranza con pervicacia e corruzione. La massa è convertita da pochi slogan per ignoranti bambini e non capisce nemmeno la crisi dei regimi partitici parlamentari e la necessità di una democrazia diretta, unica via per salvare i popoli e il pianeta.

    Il ricorso al Mes tanto perorato da Renzi o da Zingaretti risponde alla stessa logica perversa e a una sudditanza cieca alla Troika e agli interessi dei grandi capitalisti occidentali di cui parla Di Battista e che il pensiero no global ha sempre denunciato. E qualcuno dovrebbe arrivare a capire che quando Berlusconi parla di tasse al 15%, ciò significherebbe necessariamente un taglio secco dei servizi che ora lo Stato dà gratuitamente.
    Resta il fatto che in Italia due cose fanno stramazzare l’economia: il peso insostenibile del fisco (e qui Conte ha promesso una grande svolta fiscale e vedremo com’è) e il peso di una burocrazia elefantiaca che è una casta a parte, e qui purtroppo nessuno sembra avanzare con proposte di tagli, razionalizzazioni o alleggerimenti di qualche tipo e perfino i 5 stelle vagolano nel buio, come fosse una macchina infernale che non si riesce a smontare.

    Come no global, dunque, concordo appassionatamente con quanto spiegato da Di Battista, che poi è anche quello che ha sempre detto Paragone, per cui non si capisce come faccia a stare nella Lega dal momento che la Lega non è solo sovranista e antieuro ma fortemente neoliberista, lo rivela il modo con cui ha tagliato via gli ospedali pubblici, è sempre stata contro lo stato sociale e il reddito minimo e vorrebbe non solo un sistema maggioritario ma anche un sistema fiscale che in ultima analisi favorisce i più ricchi a scapito dello stato sociale che aiuta i più poveri.
    Non nego che Di Battista sia molto più simpatico e Paragone ci ha trattato in un modo così infame che il suo nome ormai si è sporcato per sempre, ma le loro idee in materia di neoliberismo, Europa, Troika, Fm, Bm e grande capitalismo sono identiche.
    Molti non riescono a capirlo ma solo perché non ne sanno abbastanza e sono guidati solo dalla simpatia o antipatia.
    È lo stesso motivo per cui l’estrema sinistra ha sempre rifiutato il mondo no global, che invece avrebbe dovuto affrontare avendo gli stessi obiettivi e un nemico comune, salvo che l’estrema sinistra voleva restaurare una piramide di potere che aveva al suo vertice una nomenclatura o addirittura un capo unico, come è avvenuto in Russia o in Cina, mentre i no global hanno sempre voluto rovesciare la piramide del potere dando il potere decisionale ai cittadini.

    .

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  4. NO GLOBAL, OGGI COME IERI- Viviana Vivarelli.

    Il M5S col suo fine di democrazia diretta è l’erede del pensiero no global, che non è un movimento italiamo ma mondiale.
    No global è la reazione “non violenta” dei popoli alla depredazione avida e feroce che le corporation fanno al pianeta per un neoliberismo distruttivo che cancella ogni futuro possibile per i popoli e per la Terra.
    Purtroppo la demonizzazione del potere produce la cecità dei cervelli e porta i cittadini a votare per i loro distruttori.
    No global è la Rete mondiale che esiste da decine di anni,
    -centinaia di milioni di persone,
    -sono i contadini asiatici contro il WTO a Hong Kong per difendere il cotone,
    gli indiani che difendono il riso Basmati dai brevetti USA,
    -i Sem Terra del Brasile contro gli squallidi latifondisti,
    -i villaggi distrutti dalle 2000 dighe della Banca Mondiale per crescere la miseria dell’India,
    -i poveri delle bidonville keniote che mangiano spazzatura,
    -l’Africa sotto la privatizzazione dei servizi per esportare un minimo di merci distrutta dagli agricoltori USA che vendono sottocosto coperti dal governo,
    -gli italiani che si ribellano alla mafia e al pizzo della camorra e della n’drangheta,
    -gli iracheni che rifiutano gli OGM imposti nella Costituzione,
    -i sindacalisti uccisi dalla Coca Cola,
    -chi muore di AIDS per l’avidità delle multinazionali dei farmaci,
    -i climatologi che paventano il disastro del cambio climatico,
    -i sindacalisti contro lo scempio della Bolkestein che deruba i diritti e appiattisce i salari,
    -i difensori dell’acqua pubblica contro le privatizzazioni imposte dall’Europa,
    -i 110 milioni di pacifisti che sfilarono nel mondo per impedire la depredazione del Medio Oriente,
    -i Nuovi Municipi con le loro forme di democrazia allargata,
    -le migliaia di Comuni che convertono rifiuti in energia, fanno risparmio energetico o usano energie pulite,
    -l’infinito numero di volontari che soccorrono gli infiniti mali del mondo…

    In Italia la manipolazione dei cervelli è stata così forte che gran parte delle persone di normale intelligenza crede cose inverosimili.
    Basterebbe un bambino a riderne. Ed è molto triste vedere menti nate non stupide ripetere a pappagallo slogan partitici del tutto privi di senso.
    Come si può credere a uno che afferma: “I volontari sono tutti fuori di cervello!” , “I pacifisti sono dei violenti”, “I no global sono eversivi!”, “I magistrati mentalmente disturbati e antropologicamente diversi dalla razza umana”? Il supporto “armato” all’aggressione all’Irak è “una missione umanitaria”? Solo la ricchezza e il potere sono valori? E che mostra che si può governare con la menzogna alleandosi a bugiardi patologici e applaudendo le reciproche menzogne?
    Come si può credere a chi ti dice: “La pace si mantiene con la guerra”, “La democrazia si rafforza cancellando la Costituzione”, “Il lavoro migliorerà precarizzandolo e togliendogli i suoi diritti”, “Il benessere aumenterà diminuendo o condonando le tasse ai ricchi”? “Il controllo dell’informazione è più importante del pluralismo democratico”?

    Cedo che non dovrebbe parlare di no global chi ha subìto le bugie di un regime mediatico. Prima deve sapere. O parlerà come un megafono, non come un uomo libero.
    No global e’ reazione allo sfruttamento feroce di poche multinazionali, alla schiavitu’ imposta al mondo dalla Banca Mondiale, dal WTO e dal Fondo Monetario Internazionale che dominano i governi.
    No global è dire no alle guerre infinite, allo sfruttamento infinito e all’avidità infinita.
    E’ agire per una economia sostenibile e per un cambiamento del proprio stile di vita.
    E’ desiderare di allargare i diritti umani a tutti gli uomini della Terra.
    E’ la salvezza del pianeta, un futuro di pace, la rivalutazione dei diritti dell’uomo e dell’ambiente.
    No global vuol dire riprendersi il controllo dal basso, l’acqua, le strade, le scuole, le ferrovie, gli ospedali, lo stato sociale, l’informazione pluralista, la Costituzione… riprendersi la democrazia.
    No global significa agire dentro l’economia ma sottoponendola all’etica, che è cosa superiore al vile danaro.
    Vuol dire rispettare ogni credo e anche chi non ne ha e rispettare tutti i popoli.
    No global è compassione e partecipazione. E’ legge uguale per tutti, volere diritti buoni per tutti, è aiuto di chi sta meglio a chi sta peggio perché anche lui abbia un futuro dignitoso.
    Il neoliberismo è il contrario di tutto questo. Il contrario di una umanità sostenibile.

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    • Gentile signora Vivarelli, sono Litio, l’ignorante che (come molto elegantemente mi aveva definito)
      aveva avuto l’ardire di avanzare qualche critica alla Sua Creatura: il movimento 5 stelle. Come avrà
      già notato io le do del lei, non del tu, come fa lei che nei social fa molto “diretto” (d’altra parte voi siete
      per la democrazia diretta, vero signora?). Mi ha bacchettato per le maiuscole, ma è anche buona educazione
      dare del lei alle persone che non si conoscono. Dicevamo dell’ignorante…. ma anche inscrivere Mario Monti al PD non le sembra un filino inesatto? Da una politologa colta e versatile come lei… Ho molto umilmente raccolto le sue perentorie richieste di
      darmi allo studio e ho letto nell’ordine: “L’Esperimento” di Jacopo Iacoboni; “Il sistema Casaleggio” di
      Biondo e Canestrari; “Supernova”, degli stessi autori; “Cinquestelle&associati” di Becchi.
      So per esperienza che questi nomi, al solo pronunciarli, sono come l’aglio per i vampiri, per i
      poveri soldatini di Casaleggio…. Ma lei che è una persona di vasta cultura, e di grande curiosità
      intellettuale, potrà fare lo sforzo di leggerli per ampliare le sue conoscenze sulla nascita e lo sviluppo
      di questo movimento, e anche per mettere un argine alle paranoie settarie che da sempre vedo prosperarvi dentro. Vedo con piacere che lei come no global si proietta sui grandi problemi del
      pianeta e dell’umanità intera… Spaccando il capello in quattro in ogni questione controversa.
      E’ veramente un peccato che una tale analista di questioni complesse planetarie, non riesca poi
      a vedere che in Italia c’è un signore di nome Davide Casaleggio, che raccogliendo l’eredità
      di suo padre, vuole raggiungere l’obiettivo di instaurare una democrazia diretta universale
      tramite un’unica piattaforma informatica: LA SUA!!!!! E della quale solo lui ha le chiavi!!!
      Esponga le sue idee, Vivarelli, ma non disprezzi quelle degli altri. L’arroganza e la tracotanza
      intellettuale è una brutta bestia, e rischia di farci fare delle brutte figure. Si stia bene, Vivarelli….

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