Vittorio Feltri: “Domani un voto che non cambierà un bel niente”

(Vittorio Feltri – liberoquotidiano.it) – Domani si vota in varie regioni e tutti i partiti pensano di vincere. A noi non piace fare previsioni specialmente stavolta, visto che domina la incertezza. Pare che la destra parta avvantaggiata, auguri. Qualsiasi risultato daranno le urne a livello nazionale non cambierà niente. Il suffragio locale, è noto, non può incidere sulle sorti del governo, che continuerà a fare indisturbato pasticci di ogni tipo. È pur vero che molti anni orsono D’Alema, allora premier, si dimise in seguito a una consultazione regionale poco soddisfacente per la sinistra. Fu una eccezione che anche ora conferma la regola.

La vita di un esecutivo non dipende dal colore politico di nuovi governatori e nuove giunte abilitate ad agire in un territorio delimitato. Nessuno quindi si illuda sia possibile da lunedì, a spoglio avvenuto, di poter mutare il corso della storia repubblicana. Le dichiarazioni roboanti dei leader che i quotidiani riportano con enfasi lasciano il (brutto) tempo che trovano. La Lega punta a promuovere la Ceccardi in Toscana, una signora in gamba della quale oggi Libero si occupa in prima pagina. Speriamo che la signora batta il suo avversario di sinistra, ma adagio con l’ottimismo. La recente vicenda dell’Emilia docet. Dove i comunisti e i post comunisti hanno dominato per oltre mezzo secolo non è facile per il Carroccio e soci prevalere. Calma con l’entusiasmo.

I festeggiamenti è meglio farli dopo una eventuale affermazione, non alla vigilia. In ogni caso bisogna registrare le difficoltà di pentastellati e democratici, la cui esperienza ai vertici dell’amministrazione è stata deficitaria. Il giudizio definitivo tuttavia spetta al popolo. Attendiamo lunedì onde giudicare la situazione. Per quanto riguarda il referendum costituzionale relativo al taglio dei parlamentari, devo ammettere che non mi importa un accidente. So già che preverranno i sì perché genericamente alla gente il personale politico sta sul gozzo. La maggioranza, a naso, sarà favorevole alle cesoie e all’idea di eliminare una quota cospicua di deputati e senatori, pertanto voterà entusiasticamente per la loro decimazione. Il primo movimento che sarà falcidiato sarà quello grillino, cioè lo stesso che ha proposto la riduzione. Il loro sarà un suicidio perfetto, invero rallegrante. Lo spettacolo che offre la stupidità non è mai deludente.

Ricordiamo per puro divertimento che la proposta del massacro fu approvata alle Camere da tutti gli schieramenti, compresi quelli che adesso hanno fatto marcia indietro e dicono di propendere per il no. Più scemi di così è arduo essere. Considerato ciò, io non mi recherò al seggio. Avrei gradito la eliminazione del Senato, fotocopia di Palazzo Madama, che avrebbe favorito la semplificazione dei processi legislativi. Aggiungo soltanto che uno sfoltimento degli onorevoli non mi toglie il sonno. Cosicché domani invece che entrare in cabina entrerò al bar per bermi un aperitivo alla salute dei politici morituri. 

10 replies

  1. “primo movimento che sarà falcidiato sarà quello grillino, cioè lo stesso che ha proposto la riduzione. Il loro sarà un suicidio perfetto,” E allora? Feltri suppone che i grillini davano per scontato che il taglio dovesse incidere solo sugli altri schieramenti? Vittorio Vittorio a una certa età, l’eccesso di alcol fa male, molto male. E si vede da quel che scrivi, ormai da tempo

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  2. Feltri, Palazzo Madama non è la fotocopia del Senato, ne è la sede. Forse a lei diverte la stupidità, a me invece danno fastidio i ragli. Incidentalmente, tra i partiti asini che hanno votato per il si e ora si schierano per il no, c’è la sua amata Lega. A proposito di supidi spettacolari….

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  3. 10 MOTIVI PER VOTARE SÌ-Travaglio

    1: Il Parlamento diverrà più efficiente perché lo sanno tutti che se vuoi che un organismo non funzioni lo riempi di gente. Più gente entra, più bestie di vedono. Però è il Parlamento, non un circo equestre. Dunque nel Parlamento bisogna farci entrare poche persone, possibilmente più qualificate. Per averle più qualificate, intanto bisogna riprenderci il potere di scelta (contro le liste bloccate), potere che possiamo riprenderci solo dopo il referendum. Per fare una legge elettorale devi sapere quanti sono gli eletti, non lai puoi scrivere che non sai il numero dei collegi. È ovvio che la legge elettorale viene dopo. Ma lo diceva già Luigi Einaudi, grande Padre Costituente: “Quanto più è grande il numero dei membri di una assemblea, tanto più essa diventa incapace di attendere all’opera legislativa che le è demandata”. Ma lo dimostrano i numeri. L’economista Perotti ha fatto un calcolo insieme a Boeri: il taglio renderebbe il Parlamento più vicino a quelli presenti, perché se voi andate in Parlamento in una seduta a caso, scoprirete che il taglio c’è già., perché il 30-40% dei parlamentari disertano il 30% delle sedute. Il problema è che lo stipendio lo paghiamo anche agli assenteisti e almeno col taglio a un bel po’ di assenteisti non lo pagheremo più. Essendo meno, saranno più riconoscibili. Li controlleremo di più. E se si sentiranno più controllati saranno più responsabilizzati, più autorevoli e anche più autonomi rispetto ai loro partiti e saranno più autorevoli perché rappresenteranno più elettori, ammesso che oggi rappresentino qualcuno, visto che sono nominati dai capi partito. Se vince il SÌ potremo pretendere che la nuova legge elettorale che dovranno fare obbligatoriamente ci restituisca il potere di scelta. Un Parlamento così pletorico è deresponsabilizzante perché nella massa indistinta gli imboscati si nascondono meglio.

    2: Il taglio fa un risparmio tutt’altro che simbolico. Il 7% del bilancio è tanto, mezzo miliardo a legislatura. Ma è importante anche il simbolico, il messaggio che si dà agli italiani: dopo decenni di antiparlamentarismo in parte fondato dai comportamenti deteriori degenerati dei parlamentari, in parte demagogico, la Casta ecc… c’è populismo? Anche! Fondato però su argomenti seri: quelli chiedono sacrifici a noi e loro non ne fanno. Adesso per una legge li faranno! Premiamoli anziché contestarli con un No. È un bel segnale di giustizia sociale. Chiediamo ai cittadini di tirare la cinghia e la tiriamo un pochino anche noi! Bravi! Bene! Bis! Fatene altre di leggi così! Non soltanto questa! Ma questa gliela approviamo, non gliela bocciamo, altrimenti tornano indietro.

    3: I legislatori sono troppi. Ora che abbiamo le Regioni e il Parlamento europeo, il Parlamento italiano può mettersi a dieta e raggiungere un numero di parlamentari che non miserevole, è comunque il numero più alto d’Europa, non parliamo nemmeno degli Stati Uniti dove il Congresso conta 500 membri contro una popolazione 6 volte quella italiana. e dove un senatore conta enormemente di più dei nostri, proprio perché ce ne sono pochi. 2 senatori per ogni Stato, dalla piccolissima Alaska fino alla gigantesca California. Contano di più. Non è il numero che fa la rappresentanza, è il prestigio e la rappresentatività di ogni parlamentare, oltre al fatto di essere scelto dagli elettori e non dai partiti. Un senatore se li va a cercare uno per uno i suoi voti.

    4: Si apre la strada a una nuova legge elettorale (dopo questa che ha scontentato tutti). Lo ha detto Lorenza Calassare, una grande costituzionalista: “Se vince il No, la legge elettorale ce la scordiamo”. Perché oggi abbiamo la legge elettorale più devastante per gli elettori e più comoda per le partitocrazie. I segretari dei partiti, 5 o 6, si nominano la maggior parte dei deputati e senatori. Se non li costringiamo a cambiare questa legge elettorale, quando mai la cambiano? Sono mica scemi? Andrebbero contro i loro interessi. Quale è l’unico modo per costringerli? Cambiargli il numero dei parlamentari. Cambiargli il numero dei collegi. Costringerli a fare una nuova legge elettorale perché devono cambiare il numero dei collegi. Mentre lo fanno, gli piazziamo una campagna per il ritorno alla scelta. Proporzionale? Preferenze. Maggioritario? Doppio turno. Sistema misto? Mattarellum, ma con la preferenza nella quota del 75% proporzionale. Una preferenza come abbiamo deciso nel referendum del 91 per evitare il controllo dei voti con le doppiette o triplette in terra di mafia. Adesso vogliamo sceglierli noi! Sono di meno ma vogliamo sceglierli noi. Ma per fare questa campagna, bisogna costringerli a cambiare legge elettorale e l’unico modo è votare SÌ. Il M5S è d’accordo, molti del Pd hanno detto di essere d’accordo. Creiamo un grande movimento d’opinione per il ritorno della democrazia!

    5: Se sono di meno, potremo controllarli meglio. Un conto è controllarne 600, un altro è avere una assemblea pletorica di 945 dove si imboscano.

    6: Gli assenteisti si confondono nella massa, noi abbiamo parlamentari col 99% di assenze, come la Brambilla o Angelucci o Ghedini e non sono eccezioni, sono purtroppo una gran parte. I 600 potranno e dovranno lavorare molto meglio in un organismo più snello e più efficiente.

    7: La legge è stata condivisa quasi all’unanimità dal Parlamento. Il NO lo delegittimerebbe. La legge è stata approvata 4 volte e l’ultima volta praticamente da tutti (98%), sarebbe uno smacco se venisse bocciata dai cittadini, sarebbe come dire che il Parlamento non conta più niente. Per una volta che hanno fatto un sacrificio, diciamogli di SÌ perché si sentano incoraggiati a farne degli altri. Potrebbero dire: i cittadini non hanno voluto i tagli e allora non tagliamo più niente, anzi ci ripigliamo pure i vitalizi e i finanziamenti pubblici!

    8: I numeri sono impietosi. Oggi la Camera costa quasi un miliardo all’anno. In Germania costa uguale ma gli abitanti sono 80 milioni, non 60. In Francia la Camera costa 500 milioni. In Inghilterra 126 milioni. In Spagna 85 milioni. Il nostro Senato costa quasi mezzo miliardo all’anno. Un Parlamento che costa un miliardo e mezzo l’anno è un po’ troppo. Ricordiamo che anche gli altri Parlamenti europei che hanno meno parlamentari di noi vogliono tagliare ancora. Francia, Germania, Inghilterra… è una tendenza europea.

    9: Risparmiare il 7% dei costi del Parlamento è un buon taglio. Non è la ragione per cui lo dobbiamo fare. La ragione è più efficienza, più modernità, più parità col resto d’Europa, più responsabilità, più riconoscibilità, più controllo…però l’effetto collaterale è buono.

    10: Se vince il SÌ ci saranno altre riforme. I partiti decidono anche in base ai consensi. Se una riforma porta consensi, magari per avere altri consensi ne faranno altre. Se vincessero i No, di riforme non ne farebbero mai più. Per quale motivo mai dovrebbero restituirci il potere di scelta? Nessuna delle riforma che aspettiamo da diversi decenni sarebbe mai fatta. E sarebbero tutte riforme che si potrebbero fare rapidamente con legge ordinaria.

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  4. Il vero problema è che il vecchio clown uscirà dal bar e riprenderà il suo triste lavoro, fatto di sparate senza capo né coda nella speranza di strappare l’ultima risata. Sarebbe bene che ci rimanesse chiuso dentro il bar e si dinenticasse di uscirne.

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  5. Se vince il SÌ la sconfitta dei media sarà plateale. Dimostrerà che sono i più sporchi nemici di questo Paese e che urge un drastico cambiamento sul regolamento dell’informazione e soprattutto della televisione o siamo fuori dalla democrazia.
    Non è lecito favorire tanto chi è nemico del popolo, lo disinforma, lo plagia e vuole solo il suo male per favorire una cricca di padroni.
    BASTA CON LA MEDIOCRAZIA!

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  6. “Il primo movimento che sarà falcidiato sarà quello grillino, cioè lo stesso che ha proposto la riduzione. Il loro sarà un suicidio perfetto, invero rallegrante. Lo spettacolo che offre la stupidità non è mai deludente.”

    Per questo allora dite di votare no? Volete evitare che il M5S sia falcidiato? Molto nobile atteggiamento verso il nemico. E io che credevo che vi facesse piacere toglierveli di torno. Che malpensante sono? Dovrei vergognarmi!

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