“Violenti come i Casamonica”. Sono i gemelli Bianchi

Dieci denunce per i due. “Quando entrano loro scende il silenzio”. Gli inquirenti: “Esattori dei pusher a suon di botte e minacce”.

I fratelli Gabriele (S) e Marco Bianchi in una immagine tratta da Facebook. Si trovano nel carcere di Rebibbia i quattro ragazzi arrestati dai carabinieri della Compagnia di Colleferro per l’omicidio di Willy Monteiro Duarte e nei prossimi giorni ci sar? l’udienza di convalida. Si tratta di Francesco Belleggia, 23 anni, Mario Pincarelli, 22 anni e dei fratelli Gabriele e Marco Bianchi di 25 e 24 anni. Sono tutti accusati di omicidio preterintenzionale in concorso. FACEBOOK GABRIELE BIANCHI ATTENZIONE LA FOTO NON PUO’ ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L’AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA HO – NO SALES, EDITORIAL USE ONLY 25,@P26,@P

(di Vincenzo Bisbiglia e Marco Pasciuti – Il Fatto Quotidiano) – “Nei locali qui intorno li conoscono tutti, quando entrano loro scende il silenzio”. Il ragazzo che parla, maglietta verde e pochi centimetri di pelle lasciata libera dai tatuaggi, è appena uscito dalla caserma dei carabinieri a Colleferro, a venti metri da dove Willy Monteiro Duarte è stato ammazzato di botte. Con la sicurezza di chi si sente invincibile al punto di picchiare sotto le finestre delle forze dell’ordine. Ad Artena, 8 km in linea d’aria, dove i fratelli sono di casa, un uomo di mezza età, seduto davanti a un bar vicino alla loro villa, azzarda: “I fratelli Bianchi? Hai presente i Casamonica? Ecco…”.A chi vive in queste zone Marco e Gabriele fanno paura. I “gemelli” sono conosciuti in tutta la valle alle spalle dei Castelli Romani. Artena, Colleferro, Lariano, fino a Giulianello e Cori, in provincia di Latina. Nel giro di qualche anno si sono beccati dieci denunce in due, tutte per lesioni. I fascicoli sono custoditi al tribunale di Velletri. “Lavorano su commissione, chi ha un credito e non riesce a farsi restituire i soldi manda loro dal debitore. Arrivano, picchiano e tornano con i soldi”, racconta il giovane con la maglietta verde, fuori dalla caserma dei carabinieri. Lui che con l’inchiesta non c’entra nulla, ammette: “Li conosco bene, li conoscono tutti”. E gli inquirenti confermano. Un naso rotto, un braccio fuori uso, due denti saltati o una costola incrinata. Chi li denuncia però non fa mai riferimento al “movente”. Dicono: “M’hanno menato senza motivo, forse pensavano li avessi guardati male”.Gli investigatori hanno le idee chiare, e hanno ricostruito la loro “professione”. Dal racconto di chi indaga, i “gemelli” lavorano come emissari dei pusher di zona: quando gli acquirenti iniziano a indebitarsi, gli spacciatori chiamano i “picchiatori”, che intervengono per pestare chi si è attardato troppo. “Molti nemmeno denunciano, non conviene”, ripetono quasi rassegnati. E c’è anche un giro, fisso. Di solito la loro serata inizia a cena ad Artena, al Nai Bistrot di Alessandro, il fratello maggiore, chef “di livello” che ha aperto a luglio. Poi parte il tour dei paesi. Colleferro è la prima tappa, fissa. In piazza Italia, davanti alla caserma, a due passi dal luogo del massacro. Poi si va a Lariano, comune dei Castelli attaccato alla frazione di Colubro, dove la famiglia Bianchi vive. Quindi Giulianello, sede delle Macellerie Sociali, il cui titolare Marcello ha raccontato le prepotenze dei “gemelli” sui social. Infine Cori, in provincia di Latina. “Il padre vive con il reddito di cittadinanza, loro non lavorano. Il fratello è l’unico che ha un’attività: hanno il villone, la macchina costosa, i viaggi, i vestiti firmati: come pensate se li paghino?”, dice un investigatore.Ad Artena il clima di timore è palpabile: “Io non mi ci metto nei casini con voi, andate via”, attacca un ristoratore. Il proprietario di un bar di Colubro, 100 metri dalla villa dei Bianchi, ammette: “Li conosco da quando sono piccoli, ma qui non ci vengono a fare casino, io chiudo alle 8 di sera”. E aggiunge: “Saranno 20 anni che non vado lassù, ho avuto a che fare per riparare una fognatura, e basta”. “Lassù” sarebbe alla fine di via della Resistenza, in cima a una salitella dalla quale svetta la villa di famiglia: i nomi in corsivo sul citofono, il cane molosso che ringhia dietro al cancello e il suv bianco nel cortile ben curato. A una signora anziana, una vicina, domandiamo se quella è casa dei fratelli Bianchi: lei fa segno di fare silenzio con il dito alla bocca, poi con la mano indica la villa. Quindi dice: “Non lo so, non lo so”. Ma se chi vive nelle loro zone non lo sa, chi queste dinamiche le combatte non ha dubbi: “A Colleferro c’è stata una mentalità mafiosa – commenta in serata il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri –. Quei ragazzi, se sono stati loro, hanno avuto un atteggiamento mafioso, quello del controllo del territorio.E non c’è solo la violenza. I Bianchi si fanno schermo dietro alle conoscenze importanti. La compagna di Gabriele è figlia di Salvatore Ladaga, ex vicesindaco e consigliere di Forza Italia, un “pezzo grosso della politica cittadina”. “Con gli affaracci dei Bianchi la politica non c’entra niente – spiegano gli inquirenti – ma loro a volte, prima di passare alle mani, si fanno forza anche di quello”. “Sono tutte fandonie, ormai ci sono mitomani che dicono qualsiasi cosa e i media se li bevono”, replica stizzito Mario Pica, uno dei due legali dei fratelli: “Facciamo parlare gli atti. Ricordiamoci come venne trattato Enzo Tortora”.

Categorie:Cronaca, Inchieste, Interno

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8 replies

  1. E certo avvocato.
    Il loro caso è identico a quello di Tortora.
    Capisco che debba difendere questi infami, ma cerchi di evitare gli atteggiamenti ridicoli e inopportuni.
    Il Parallelismo è improponibile e squallido, essendoci di mezzo la morte di un giovanissimo innocente.
    E ci sono dei testimoni, INCENSURATI, che hanno assistito al pestaggio, non dei pregiudicati che si inventarono storie fantasiose.

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    • Qual è la differenza tra il cadavere di un cane investito e il cadavere di un avvocato investito? Davanti al cadavere del cane ci sono i segni della frenata. Vecchia barzelletta che testimonia l’opinione degli avvocati, che spesso vanno oltre al loro compito istituzionale: difendere gli innocenti e garantire il giusto trattamento dei colpevoli… non farli passare per innocenti o addirittura per vittime.

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  2. Probabilmente le 3 tipe dietro al cimitero erano 3 tossiche indebitate con spacciatori e ricattate.
    Secondo me, questi malavitosi sono intervenuti quella sera non per aiutare un amico in difficoltà (la lite era già finita), ma per punire coloro che hanno osato non abbassare la testa davanti a quelli del loro giro, come fosse un affronto nei loro confronti. E’ stata una spedizione punitiva per far capire che comandano loro e nessuno deve permettersi di reagire alle provocazioni della loro comitiva.

    Più schifo di loro mi fanno schifo i famigliari ipocriti che fanno finta di non sapere cosa sono quei due.

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  3. E le responsabilità di investigatori, forze dell’ordine e magistrati dove le mettiamo? Sapevano tutti e loro no? Ci è voluta la tragedia perché si muovesse qualcosa. Troppo comodo prendersela solo con questo gruppo di giovani criminali.Se coloro che sono preposti alla sicurezza dei cittadini, di fronte alla protervia dei più forti e prepotenti, girano lo sguardo dall’altra parte e non fanno in modo adeguato il loro lavoro, lo dobbiamo denunciare senza falsi pudori. I responsabili di quella caserma a pochi passi dal luogo della mattanza, gli inquirenti e i giudici del Tribunale di Velletri, dovrebbero tutti essere allontanati dai loro incarichi.

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  4. ‘st’imbecille di Mario Pica non ha trovato altra cazzata da dire che fare un raffronto col caso Tortora.
    Vuol dire che proprio non sa a che santo votarsi.
    Un appunto vorrei fare alle cosìddette e sedicenti Forze dell’Ordine e all’Agenzia delle Entrate: se l’anomala
    situazione patrimoniale dei Bianchi era esibita e conosciuta da tutti, come mai gli unici a non sapere niente
    erano proprio finanzieri e ispettori del fisco?
    Se questi se ne andavano in giro per tutta la provincia, collezionando denunce e teste rotte e costole incrinate,
    perché gli si è consentito di continuare tranquillamente il loro lavoro fino all’omicidio del povero Willy?
    Esiste il reato di complicità commesso da autorità che avrebbero dovuto tutelare i beni, la salute e la vita
    dei cittadini e non l’hanno fatto?
    Alla fine, tirando un bilancio, reca più danni alla collettività chi non sa, non è capace o non vuole svolgere
    bene il suo mestiere e lascia mano libera a ladri, mafiosi, imbroglioni e corrotti di devastare il Paese, che
    ‘sti fascistelli criminali di mezza tacca.

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    • Perfettamente d’accordo, se ci sono criminali che commettono reati in continuazione e continuano a farlo per anni senza essere disturbati, qualche testa (di cazzo) delle Forze dell’Ordine (o Forse dell’Ordine?), deve saltare!
      Non puoi licenziarlo? Bene, trasferimento e blocco della carriera. Fine.
      Sono stanco di poliziotti e carabinieri che guardano dalla parte opposta a quella in cui opera un pericoloso criminale salvo poi fare i duri e inflessibili se ti trovano con un grammo di hashish in tasca o una micropiantina in balcone. Ti piace vincere facile he? Guardie di questo tipo non servono a nulla, fingono di lavorare perché fingono di perseguire il crimine.
      L’altra sera vedevo un servizio in TV dove si parlava di CAMORRA (dico CAMORRA!!!) e di come i carabinieri la fronteggiavano. Ebbene le telecamere li hanno seguiti in alcune incursioni in casa di quelli che si supponeva fossero degli Achille Lauro. Entrano, in qualche caso sfondando la porta, tra l’altro senza precauzioni particolari, perquisiscono casa e trovano: qualche centinaio di euro in piccoli tagli e circa 100 grammi di fumo.
      Insomma non si trattava di Gomorra, di coloro che potrebbero essere assimilati ai Savastano della fortunata serie TV, si trattava di piccolissimi spacciatori, come ne ho conosciuti, che lavorano e “arrotondano” lo stipendio vendendolo a qualche conoscente di un ristretto giro. Insomma neanche pesci piccoli, ma piccolissimi.

      Ora io capisco che perseguire i criminali veri è pericoloso ma nessuno ti obbliga a fare il poliziotti o il carabiniere.
      E siccome ci sono poliziotti e carabinieri che fanno il loro dovere, a volte anche più del loro dovere, che rischiano e hanno rischiato la vita, quei finti poliziotti e carabinieri andrebbero presi a calci in culo soprattutto per rispetto di poliziotti e carabinieri VERI!!!

      Voglio sperare che quella ridicola operazione spacciata per anticamorra sia soltanto un prodotto TV, del resto giornalista e cameraman alle calcagna non ti permettono di “esprimerti” come vorresti. Se c’è un conflitto a fuoco un cameraman non aiuta. Voglio pensare che sia così e si siano ritagliati delle operazioni “tranquille” per non mettere a repentaglio anche la vita dei giornalisti. Ma allora perché spacciarle per anticamorra?

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