La fissa del sindaco di Gabriele Sebastianelli

(Raffaele Pengue) Non conosco il curriculum politico di Gabriele Sebastianelli. Ma almeno voi avete seguito le sue gesta nell’ultimo quinquennio? Io l’ho visto come quello che camminava per le strade di Guardia Sanframondi sempre un passo dietro Floriano. L’ho seguito nei due o tre fantasmagorici comunicati raccontare che lui ha sempre rassicurato i viticoltori guardiesi, e se sarà sindaco non avranno nulla da temere, dichiarerà guerra al Glifosato. Immagino il sollievo dei viticoltori. L’ho incontrato rare volte e ho sempre avuto l’impressione di assistere a un gioco di simulazione, come quelli che fanno i bambini quando imitano i grandi e dicono: facciamo che io ero il sindaco. Perché quando un bambino gioca si sdoppia in tanti alter ego, gioca e si traveste, e come il bambino lui ha sempre avuto la fissa del sindaco. E via con la fantasia, Vola Gabriele vola.

Qualcuno me lo ha fatto notare, ma a me questo giochino delle prossime elezioni diverte, e Gabriele, fabbricato da Mastro Floriano che lo guida da una vita, mi è simpatico assai. Solo che in tutto questo gioco c’è un punto di verità dove c’è poco da scherzare: Gabriele Sebastianelli è stato realmente, regolarmente indicato dalla lista uscente, come candidato sindaco di Guardia. Qui il gioco finisce, il divertimento cessa, la simpatia per il bambino che si crede sindaco muta in dramma locale. Ma vi rendete conto? Gabriele Sebastianelli è il candidato sindaco in pectore del nostro paese? Poi vi meravigliate se, dopo aver perso Floriano (sic!), Guardia non è più buona manco nel ramo della ricreazione, sport e spettacolo.

Torno al bambino di cui sopra che – come recita il curriculum – ha fatto la prima comunione alla Asl e la cresima al Comune. Lui gioca, tutto serio fa il verso a Floriano, gioca a fare il sindaco. Pubblica video che, in sintesi, possiamo senz’altro definire un becero espediente che può servire per raggiungere molti scopi, anche quello di sopperire alla mancanza di idee e tentare di caratterizzare le sorti di una campagna elettorale priva di sostanza. Un metodo alquanto fazioso che esalta, come unici pregi, le benemerenze di una classe dirigente (di cui ha fatto parte) che definire fallimentare è poco. Soltanto un’esaltazione della “grandeur” panziana. Per chi non lo sapesse l’insieme di questo atteggiamento va sotto il nome di sciovinismo. Ma accantonato il messaggio sciovinista territoriale, quel che può e deve preoccupare è che il prossimo 22 settembre Guardia possa trasformarsi nel paese di Pulcinella rischiando di convertire un gioco infantile in realtà di governo. E quel che è terribile in queste ore non è tanto la radicalità al sistema, ma l’assenza di reazioni all’interno dell’opinione pubblica guardiese. La totale, passiva accettazione di quel che sta accadendo, la penosa ritirata in se stessi, barricandosi nei propri egoismi, e non perché fuori non c’è nulla, ma per il fatto che non ci sia nemmeno un accenno per frenare, rovesciare, ripensare quantomeno, questa tendenza. Non spaventano i bambini che giocano e si travestono, che imitano i grandi e dicono: facciamo che io ero il sindaco, ma l’assenza di genitori disposti a controllarli.

Un paese muore e c’è ancora chi gioca a fare il sindaco.

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