(di Roberta Labonia) – A quasi 11 anni dalla sua nascita questi ancora non hanno capito. Non hanno capito anzi, si rifiutano di capire, che il MoVimento 5 Stelle non è di sinistra né di destra. L’ultimo, stasera, Scanzi dalla Gruber, ha pontificato che ” sarebbe ora che i 5 Stelle si decidessero”.

Nei dibattiti di questi soggetti, cresciuti politicamente a pane e ideologie (quelle dietro le quali i loro rappresentanti politici si schermano per praticare tutto tranne che l’interesse della collettività), è tutto un volerci tirare per la giacchetta, un invitarci a scegliere, finalmente, da che parte stare. In tempi di bipolarismo politico non puoi neanche salvarti in calcio d’angolo dichiarandoti al centro che so, come una democrazia cristiana qualunque. Il sistema, ha le sue regole, che diamine! Devi schierarti.

Non vogliamo smontare del tutto i decreti sicurezza? Allora stiamo con Salvini! Sotto sotto, siamo fatti dello stesso becero populismo. Poi però vogliamo una legge sul salario minimo? Vogliamo uno Stato che intervenga nel correggere le storture del libero mercato? Quindi stiamo a sinistra. E allora facciamolo ‘sto inciucio elettorale col Pd anche per le regionali! Anche Wikipedia, vai a vedere, ha avuto i suoi bei grattacapi nello stilare la nostra cronostoria. Nell’ambascia di doverci catalogare ideologicamente (il suo format lo impone), ci ha piazzato nel “trasversalismo”. E che vordi’? Diciamo qui a Roma. È un po’ come dire che andiamo con tutti che, fossimo una donna, sarebbe un modo elegante per darci delle puttane.

Eppure è tanto semplice. Il MoVimento è, semplicemente, un contenitore di buone idee. A dare l’imprinting al post-ideologismo pentastellato fu Gianroberto Casaleggio, quando disse che “un’idea non è di destra né di sinistra. È un’idea, buona o cattiva”. I tagli agli sprechi della politica, il reddito di cittadinanza, l’acqua pubblica, una legge (vera), sul conflitto d’interessi, è roba di destra o di sinistra? No, è roba di buon senso, roba “post-ideologica” e, principalmente, di buon governo.

Questo devono ficcarsi nelle loro teste obsolete gli “esperti” che discettano su questi ircocervi a 5 Stelle. E se lo ricordino bene anche quelli che indegnamente ne hanno cavalcato le vittorie per poi colpirli alle spalle. Intrusi come i Paragone, i Fioramonti, i De Falco e con loro tanti altri anonimi personaggi baciati dalla fortuna che, dopo aver assaggiato le lusinghe del potere, alle 5 Stelle hanno preferito i 30 denari, ovvero lo stipendio pieno e chissà che prospettive di “carriera”.

E qui già mi immagino quelli che, ahimè anche fra i nostri, ancora vanno alzando il ditino accusatore rinfacciandoci che siamo noi quelli ad aver co-governato prima con la destra di Salvini e poi con la sinistra di Zingaretti. A costoro, a cui difetta la memoria, ricordo che fu grazie agli inciuci indegni consumatisi fra la peggio politica fintamente ideologizzata (ma in realtà fatta della stessa pasta, vedi legge porcata elettorale), che i 5 Stelle sono stati condannati a co-governare con essa. E bene han fatto, aggiungo. Almeno fino a quando il MoVimento riuscirà a mettere a segno le sue buone idee, quelle che, ad onta dei teorici dell’ideologia, devono rispondere all ‘interesse di un solo padrone: quello del cittadino.