
(Marcello Veneziani) – Gli Stati generali sono un assurdo per un governo in carica perché sostituiscono il fare col dire, e questo soprattutto nella nostra emergenza è un gravissimo tradimento; sarebbero invece utili alle opposizioni se mettessero a fuoco una risposta organica, una compagine e una proposta alternativa di governo. E sarebbero il segno di un’iniziativa politica dell’opposizione, non solo di una piazzata.
Ci sono in Italia tre forze principali all’opposizione che formano il cosiddetto centro-destra, due sovraniste e una intermittente. Ci sono tre principali quotidiani d’opposizione, quasi nella stessa situazione, più qualche programma televisivo, che battagliano contro il potere in carica. C’è mezza Italia con loro, anche se i lettori sono una piccola minoranza di questo popolo. Nel mezzo, però, tra l’opposizione e la gente, c’è un vuoto, un deserto, manca qualcosa d’essenziale: mancano classi dirigenti o luoghi di formazione e di selezione, mondi, imprese, movimenti, culture, visioni, strategie. E manca soprattutto un racconto diverso sull’Italia, sul mondo, sulla storia passata e presente, differente da quello che passa il regime. Come mai?
La soluzione al problema è facile e pure vistosa: l’egemonia culturale ha il monopolio della narrazione, ed è tutta dall’altra parte, un tempo marxista e gramsciana, poi sessantottina, radical-progressista e antifascista, e ora pure grillo-trasformista. Il potere culturale si annoda all’establishment ed è nelle mani sinistre, non solo da noi; ed è esercitato, non ci stancheremo mai di ripeterlo, come una cupola mafiosa, con gli stessi metodi, protezioni, esclusioni, ostracismi e omertà, anche se incruenti. Possono fallire le loro idee, finire gli slanci rinnovatori, mancare gli autori all’altezza; e sostituirli coi palloni gonfiati, gli slogan, i riflessi condizionati, i pugni chiusi, le sentenze di qualche magistrato, i precetti della nuova religione politically correct, il catechismo del nuovo bigottismo progressista. Ma il quadro non cambia.
E allora torniamo a un nostro tormento che ad alcuni di voi sembrerà un tormentone. Ma perché a quel consenso politico alle forze d’opposizione che sono tuttora maggioranza nel paese e dunque governo potenziale d’Italia, non corrisponde poi nulla a livello sociale, culturale, mediatico, narrativo? Perché non c’è un altro racconto oltre quello unico, globale, ossessivo, che ci viene propinato ogni giorno? Perché l’agenda dei temi e delle narrazioni, il senso della nostra epoca, è sempre in quelle mani e chi vi si oppone al più gioca di rimessa, avversa i loro discorsi, contrasta le loro dominazioni, ma senza lanciare modelli, linguaggi, valori, racconti alternativi?
C’è chi si consola dicendo che va così, loro dominano la cultura e l’ideologia, ma ad altri tocca governare e affrontare la realtà, con spirito pratico. Loro parlano parlano ma poi perdono al voto, sono una minoranza. Versione finto-consolatoria, perché sappiamo bene quanto invece siano impediti e condizionati coloro che vanno a governare, avendo contro la bolla ideologica di scomunica; ne subiscono la fatwa, la pubblica interdizione. E sappiamo pure quanto conta in termini d’intimidazione e dominazione il monopolio del discorso rispetto a chi ne è bersaglio e vittima. Vedete che succede a Trump, la violenta campagna a tutti i livelli per impedire la sua rielezione con ogni mezzo.
Se parli di opposizione, alla fine non vai oltre i nomi, le facce, la gag dei leader; e quando immagini un’Italia alternativa non riesci ad andare oltre la piazza del 2 giugno, del 4 luglio o poco altro. E magari, a ulteriore conforto, ti soccorrono i nomi di alcuni governatori, sindaci e giunte. Ma finisce lì. L’opposizione in Italia è una forza politico-elettorale, un paio di facce e cognomi; la sinistra invece non ha leader ma è una forza socio-culturale, ideologico-politico-morale diffusa, ramificata, a ogni livello. La destra è realtà nuda e cruda, la sinistra è rappresentazione, molteplice e polivalente. La destra è piazza e urna, la sinistra è salotto, terrazza, poteri, cattedra, pulpito, sacrestia, editoria, libro, premio, film, tribunale, teatro, tendenza, regime, anarchia, eccetera. Viviamo, non solo in Italia, in una democrazia asimmetrica, squilibrata.
Non si può far nulla, allora? Lasciate che io vi dica una cosa. Parlo a titolo personale. Preferisco anch’io che al governo ci vadano forze di destra, sovraniste, nazional-popolari, antisinistra, antigrilline. Penso che farebbero poco di quel che dicono ma almeno un po’ meglio di quel che dicono e fanno i loro avversari; meno danni perlomeno, più qualche piccolo tentativo di riforma (avendo l’inferno contro). Però, tenetevi forte: considero quei cambiamenti, quei correttivi meno importanti della mancata sfida sul piano delle idee, dei valori, dei linguaggi, dei comportamenti. Ovvero, più che governare, prima che governare, a me piacerebbe un serio tentativo di cambiare la mentalità dominante, di rovesciare l’egemonia e i suoi derivati o perlomeno di contenderla in modo adeguato. Perché quello sarebbe un vero cambiamento, strutturale, epocale, non effimero e occasionale; un cambiamento destinato a durare e non a passare con una folata di leggi e poi controleggi.
E quel che più sconforta è che questo tema non viene minimamente sfiorato o solo compreso da chi potrebbe da un giorno all’altro trovarsi a governare l’Italia. Non dico che si debba creare un’egemonia culturale uguale e contraria, ma almeno avere due chiavi di lettura diverse della realtà. Non dico che si debba riuscire nella titanica impresa, ma nemmeno provarci, però, è imperdonabile. E se non si affronta questa contesa su questo piano, l’atteso cambiamento si riduce a una piccola roba di breve respiro, che non lascia tracce. Non ci cambia la vita se Salvini o Meloni vanno al governo; invece cambia davvero se qualcosa muta nelle idee dominanti, nella vita reale, nella mentalità dell’epoca.
La Verità 22 giugno 2020
In linea di principio, sono d’accordo con gli esiti dell’articolo. Un punto di vista in piu’ sulla realta’, se solido e cirostanziato, non puo’ che fare bene. Il problema e’ la premessa: ma davvero si puo’ pensare che l’assenza di un tale punto di vista in Italia sia (solo) dovuto all’egemonia culturale della sinistra?? La verita’ e’ che la destra (in Italia) non ha idee, nel migliore dei casi e’ spalmata sugli interessi confindustriali, nella peggiore sulla pancia del paese (meno tasse, piu’ soldi, piu’ cazzi miei, etc.). Salvini e Meloni corteggiano i fascisti, di Berlusconi sappiamo gia’ tutto. Personaggi validi piu’ per la reazione che per la rivoluzionarie. Il cuore dell’articolo e’ “Vedete che succede a Trump, la violenta campagna a tutti i livelli per impedire la sua rielezione con ogni mezzo”. Quando si dice scambiare la causa con l’effetto…
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Il problema di Veneziani è che da anni anche lui ha perso la bussola. Non sa neppure lui quale svolta culturale indicare, prigioniero come è diventato del vuoto o soprattutto delle ciofeche politico-intellettuali a cui il centrodestra si abbevera. Figurati se non è vero che in Italia e nel mondo occidentale ci sia un’egemonia culturale “politically correct”, di natura sinistra e progressista, ipocrita, un Potere dominante che spalma idee di un unico tenore. Ma quali riferimenti stanno indicando lui è quell’altra accozzaglia dj politici rappresentati dal centrodestra italiano? Trump? Un cialtrone di cui il Veneziani di 25 anni fa si sarebbe vergognato. Bolsonaro? In ottica imprenditoriale Briatore? In ottica cultural informativa Porro? Giordano? Capezzone? Veneziani, ma veramente fai? La cultura dalle parti destre, in ottica di progetto politico, è morta e sepolta. E tu ne sei responsabile più degli altri. Perché un po’ di Cultura ti apparteneva. Poi hai sposato il berlusconismo e la cialtroneria. Quindi taci.
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Quello che dice Veneziani è sacrosanto: esiste un’egemonia culturale di sinistra, anzi “de sinistra”, che usa un doppio standard di morale per qualunque cosa (se la fa la destra è sbagliata, pericolosa, populista, fascista; se la fa la sinistra è sempre bella brava e buona a prescindere), e pretende comunque di imporre la propria, di morale. Una cultura che non ammette repliche e non legittima visioni diverse della realtà: chiunque non la pensi come questi soloni è subito bollato come razzista, fascista, nazista, sovranista, nazionalista, e via cantando. Una cultura che non legittima l’avversario, anzi fa del proprio meglio per delegittimarlo, così da rimanere l’unica voce sul campo.
Però il problema è anche che questa cultura è egemonica perché dall’altra parte non c’è una vera cultura alternativa. Gli intellettuali di centro-destra sono pochi, perlopiù a destra ci sono urlatori beceri o tirapiedi senza arte né parte. Veneziani, che può piacere o no e con cui si può essere d’accordo o no, è una persona di cultura, ma quanti altri se ne possono annoverare?
Se guardiamo poi ai mezzi di comunicazione con cui la destra dovrebbe diffondere il proprio pensiero, peggio che andare di notte. Lo stesso Veneziani cita i tre giornali della destra, e sappiamo che sono Il Giornale, Libero, La Verità. Tolta La Verità, che ha una sua dignità e può piacere o no, ma è un giornale decoroso, gli altri sono fogli buoni per incartarci le uova (meglio se marce): che credibilità ha Libero coi suoi titolastri? Certo c’è anche Quotidiano Nazionale, moderatissimamente conservatore, ma è molto debole rispetto ai giornaloni del Pensiero Unico, che ha invece La Repubblica, La Stampa, Il Corriere, e millemila giornaletti locali. Come si può competere?
Della televisione non ne parliamo.
QUindi, se c’è un’egemonia della sinistra, è forse anche, o soprattutto, perché la destra non ha molto da opporre.
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Da opporre ci sarebbe eccome, lo dico e scrivo da sempre. Vi sono fior d’intellettuali che non voglio nemmeno citare perché verrebbero sbertucciati dai soliti mentecatti in SPE.
Anche se non li hanno mai sentiti nominare e men che meno, letto qualcosa di Essi.
Il problema è che aborrono la politica ed il suo tristo teatrino, i giochi di palazzo, le promesse a vanvera, i salamelecchi de visu e le pugnalare alle spalle. Rifuggono dalle comparsate televisive e non rilasciano interviste, non hanno profili social e sopratutto non pagano cialtroni con pregressi nei talk show per comunicare con l’universo mondo, anzi non comunicano proprio!
Nemmeno votano e non hanno fiducia in alcuno, essendo sicuramente certi e convinti che l’unica cosa che veramente fa la differenza tra gli uomini, è la superiorità intellettuale ed il bagaglio culturale.
In quattro parole quattro “stanno al piano superiore”.
In un mondo di terraterra ed underground, meglio
tenersi tutto dentro od al massimo, flirtare con altri pochissimi empatici pensieri.
Ci tocca quindi una becera e malsana pseudocultura che da decenni fa il bello e cattivo tempo, direi solo cattivo tempo!
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Dimmelo dimmelo dimmeloooooooo!!! Chi sono, dimmi chi sono! Il fior fiore, i tuoi intellettuali, dimmeloooooooooooooooooo!!!!!
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Ludwig, non metto in dubbio che gli intellettuali di destra ci siano, ma purtroppo la cultura oggi è anche comunicazione. O meglio: la cultura è cultura, ma se non c’è comunicazione rischia di rimanere autoreferenziale, di chiudersi in un mondo tutto suo.
Da sempre invece la sinistra offre culturame anche di scadente livello, ma mettendolo a disposizione di tutti, si fa sentire, ha la pretesa di insegnare al popolo (che sotto sotto considera ignorante e buzzurro) quello che è giusto e quello che è sbagliato. E così schiera di tutto, da intellettuali veri (es. Cacciari) a pseudo-intellettuali radical-chic (es. Baricco) a intellettualoidi elevati a santini (es. Saviano o la Murgia), a macchiette che, con la scusa dell’informazione e della cultura, fanno propaganda a mani basse (es. Fazio). Sui giornaloni scrivono fior di firme, e anche quando scrivono minchiate (spesso) le fanno calare dall’alto come se stessero rivelando importanti verità.
La destra cosa schiera per il pubblico? Urlatori, perlopiù. Mario Giordano che fa a pezzi le zucche per halloween, Giletti che si litiga coi suoi ospiti, Porro che fa toc toc (però lì in mezzo è il più presentabile). Il livello dei giornalisti della carta stampata è ridicolo.
Non c’è speranza, se la destra non comincia a comunicare veramente.
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Ludwig, globalizzato a prescindere.
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Veneziani si è accorto finalmente che la destra italiana purtroppo è una ammucchiata di partiti che potrebbero vincere le elezioni, ma che non ha un programma per il paese, una base culturale, una idea lineare e condivisa. Non ha naturalmente leader carismatici e culturalmente preparati, ma solo delle macchiette acchiappa selfie. Non ha soprattutto nulla di liberale, composta da due partiti sovranisti e fascisti, che una volta al potere cancellerebbero subito oltre a quel che rimane dello stato sociale, anche quei diritti civili conquistati dopo durissime lotte e patrimonio comune di buona parte della popolazione. Per non parlare del loro atteggiamento nei confronti dell’Europa, uniti come sono ad un partito, forza Italia, europeista al 100% e facente parte del ppe, il partito della odiata Merkel. Queste contraddizioni unite a una classe politica di destra, che definire scarsa è un eufemismo, mi fanno apprezzare in parte l’articolo di Veneziani, che almeno ammette la pochezza e la totale inconsistenza culturale e programmatica della sua parte politica
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Non ci vuole Veneziani per capire che ul problema della destra è pari a quello della sinistra: vinciamo le elezioni e poi ci facciamo i cazzi nostri (e dei nostri amici) e chi se ne frega della gente. Salvo poi dare degli incapaci a chi finalmente sta facendo gli interessi della gente, lasciando a bocca asciutta i politicanti e i loro amici di merende.
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Dx, sx? La sovrappopolazione, l’inquinamento, la delocalizzazione, il covid19, il guadagnare in un paese e pagare le tasse in un altro, sono di dx o di sx ? M.V. è rimasto alla divisione della società tra dx e sx. Peccato, poverino.
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Il fatto è che la destra, persino come e più della sinistra, non ha nessuna idea..
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Se non hanno idee da portare altrove come possono averne da discuterne in proprio?
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L’articolo di Veneziani non è male e la sua analisi mi trova abbastanza d’accordo, tranne qualche passaggio come quello di Trump e altro. Ma a parte questo, personalmente, la destra attuale come da molti anni, non pone alternative o programmi validi o politiche socio economiche volte al bene comune. Vivo in romagna in una terra governata sempre dalla sinistra, dove la gente lavora, si industria, la sanità funziona eccome, i servizi e le infrastrutture sono di alto livello e i servizi sociali e l’attenzione per il più debole sono molto elevati. Sono un piccolo imprenditore, mi considero un moderato di destra, ma onestamente come si fa a dare torto a questa sinistra che giudico moderna o per lo meno non certo legata a ideologie bolsceviche e votare questa destra? Quando è stato ora di eleggere Bonaccini o la Borgonzoni, qualcuno qualche domanda qui se la è fatta e la scelta è andata a Bonaccini, che è quanto di meglio si possa avere come governatore, per lo meno fino ad ora è stato molto capace e attento; la Lega cosa proponeva? la Borgonzoni che ha fatto tre comizi in croce per giunta insieme a quel matto di Salvini (sembrava che concorresse lui direttamente) con le solite pretese, soliti slogan, sfociati in chiamate assurde al citofono e atteggiamenti soloda compatire…La gente con un pò di buon senso certe cose le percepisce e quando è il momento sceglie da chi farsi guidare. Il giorno che la destra capirà che non ci sono solo i prepotenti, gli affabulatori e l’appoggio ai truffatori ed evasori, ma avrà un programma serio che premia chi lavora bene, senza rubare e che guarda anche a chi a meno possibilità, allora riavrà ancora la mia preferenza e di tanti altri come me che non ragionano di pancia.
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Signor Alberto, un poco di morbosa curiosita’ l’ho avuta per i comizi di Salvini in Emilia Romagna.
Ho letto che la Bergonzoni diceva al massimo duo e tre parole all’inizio. Poi, sorrideva.
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Vaffa, onestà onestà, no TAV, no questo no quello, no a Renzi ma con Renzi, no mes, si mes, stati generali o stati confusionli?
Peccato, poverini!
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Quando Ludwig va al Peep Show non vuole nessuno dietro il vetro. Tira la tendina, si siede e guarda il cubicolo vuoto.
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Anche oggi ha saltato il lexotan, birichino! Poi ci tocca sentire i rimbrotti del dottore,.
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Per Favore qualcuno regali a Veneziani l’album “E pensare che c’era il pensiero (1994) di Giorgio Gaber”
così si fa una cultura e la pianta con sta storia di destra e Sinistra, chi ce lo propina ha rotto il caxxo e ci prende per il QLO!!! Esistono i problemi e le giuste soluzioni che non sono di destra o di sinistra. Tutti noi lo facciamo ogni giorno tutti i giorni, scegliamo anche nelle piccole cose, scegliamo se fare la differenziata oppure buttare l’immondizia in strada, se chiedere la fattura o meno, se utilizzare il mega suv a diesel o l’utilitaria a metano ecc..ecc…
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“Ma perché a quel consenso politico alle forze d’opposizione che sono tuttora maggioranza nel paese e dunque governo potenziale d’Italia, non corrisponde poi nulla a livello sociale, culturale, mediatico, narrativo?”
1. che l’attuale destra sia maggioranza è tutto da verificare: un conto sono i sondaggi un altro la realtà;
2. e non corrisponde nulla perché il livello sociale, culturale, mediatico e narrativo di questi soggetti è sottozero.
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Signor Luca, prima di parlare di Destra e Sinistra politica, in Italia, le suggerisco di controllare cosa ha fatto la Nazionale.
Giuro che cambia parecchio le cose.
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il livello culturale di questi soggetti può anche essere basso, ma il livello mediatico e narrativo non lo è affatto. occorrerebbe essere un po’ obiettivi e non fare i soliti tifosi: Salvini sarà quel che sarà, ma comunicare sa, ha portato una Lega allo sfascio lasciatagli da Bossi dal 6% ad essere il primo partito d’Italia, e lo ha fatto sfruttando tutti i mezzi di comunicazione che aveva a disposizione; si lasci stare che uno può non essere d’accordo col merito, ma non si può dire che Salvini non ci sappia fare col proprio elettorato.
la Meloni è riuscita a riportare FdI dal disastro della destra di Fini al buon risultato delle ultime elezioni, e oggi nei sondaggi svetta: non si può dire che non sappia comunicare.
che Berlusconi sia un grande comunicatore, poi, non gli è mai stato negato nemmeno dai suoi avversari (semmai si lamentavano che lo era troppo e che monopolizzava i media). ha creato un partito dal nulla e lo ha portato ad essere un partito di massa; oggi è in declino, ma ai suoi tempi B. era capacissimo di intercettare i voleri dell’elettorato.
quindi si dia a Cesare quel che è di Cesare.
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Complimenti, ottima analisi ma sopratutto attuale
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Parlavo di livello, puoi avere tutti i consensi che vuoi ma il livello della comunicazione rimane sottozero! O vuoi convincermi che ruttare contro gli immigrati e l’Europa, baciare Vangelo e Rosari, ingozzarsi ogni dove, fare l’idiota su TikTok significa saper comunicare?
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Molti commenti sono talmente di parte che non vale la pena dibattere….
La realta’ e’ sola: guardiamoci intorno per prendere atto di come funzionano i governi inetti! Pd in primis per il lungo periodo di permanenza attraverso i vari nomi di partito, e le varie facce a cominciare da Prodi sino ad oggi.
Guardiamoci intorno.
Le parole non realizzano.
Sveglia!
Il buon giornalismo, tanto per concludere, non e’ ne’ rosso ne’ nero, e nemmeno grigio, e’ Verita’ colta e riportata con oggettivita’ e soprattutto al soldo di nessuno.
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Signor Ennio, se posso permettermi, devo dirle che lei è proprio un Birbante!!!
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… perché godranno dell’alto sei cieli
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In francese, se ricordo ancora come si fa, dire “je suis aux cieux” vuol dire avere un orgasmo.
Ma sei, ben sei cieli, ueh…
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Se birbante, nel Brabante (ma del Nord)!
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Ho chiesto, ma non hanno la versione ” ‘u Brban”
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