Come rendere ridicola una tragedia

(Antonello Caporale) – Essendo i presuntuosi in maggioranza, e pure gli analfabeti in buon numero, ci siamo domandati, alla fine della fase uno: adesso che si fa? La Lega, che è sull’orlo di una crisi di nervi, ha organizzato un pigiama party nel Parlamento. Stanotte sono stati lì, il capitano Salvini e tutta la truppa, a presidiare le libertà costituzionali. Chi non poteva, perché non romano e nemmeno deputato o senatore, ha pensato a un colpo di teatro ancora più formidabile. A Jole Santelli, presidente di una regione – la Calabria – tenuta dalla pandemia ai margini della tragedia – è venuta l’ideona: apriamo tutto o quasi e facciamo presto, anzi prestissimo. Così ieri alle 23 ha firmato un’ordinanza per riaprire già alle sei di stamane bar e ristoranti e dare modo ai calabresi di farsi questo bel ponte del primo maggio: un aperitivo al sole e tanta nduja in corpo. Un modo per tenere testa sia al virus che all’Italia. Soprattutto al centrosinistra, anzi a Giuseppe Conte. Sappiamo che anche l’Alto Adige è sul piede di guerra, e il Trentino non ci sta, figurarsi l’Umbria. Il Veneto già corre, la Lombardia è sul punto di, resta il Piemonte ancora perplesso e la Campania, sempre ai ferri corti con i napoletani indisciplinati.

L’obiettivo, rendere ridicola una tragedia, sta dunque per essere centrato. Solo per dire: all’ordinanza regionale calabrese ha risposto un battaglione di ordinanze comunali calabresi che invece imponevano la chiusura immediata dei bar appena riaperti, mentre il governo nazionale dichiarava l’illegittimità delle prime e delle seconde.

Resta ora da perseguire il secondo, fondamentale obiettivo: prendersela direttamente col coronavirus, portarlo in tribunale, denunciarne l’egocentrismo e anche chiedere conto, con le mascherine tricolori calate in viso, a Giuseppe Conte (“l’amico di Berlino e di Pechino”, come dice Giorgia Meloni) perché sia così misterioso: chi lo sostiene, chi lo finanzia, e – insomma – chi si crede di essere.

1 reply

  1. I leader della destra sono abituati, da sempre, a considerare il consenso ai loro partiti del tutto indipendente
    da ciò che dicono, da ciò che fanno e dalle conseguenze dei loro atti di governo laddove lo esercitano.
    L’esempio di Berlusconi è lì a dimostrare che in fondo hanno ragione.
    In qualunque altra parte del globo terracqueo un personaggio come Zu’ Scilvio, in tempi relativamente brevi, sarebbe stato espulso dalla vita politica e messo in condizione di non nuocere.
    Invece ancora oggi, a più di venticinque anni dalla sua discesa in campo per “salvare il Paese dai comunisti” (che è come dire: “salvare il Paese dai Neanderthaliani” vista l’estinzione sia degli uni che degli altri), l’Immortale, seppur un tantino acciaccato, è ancora lì che pontifica come un Padre della Patria.
    Così i due eredi al trono del Re di Arcore si sono convinti che possono ammannire qualunque stronzata ai
    milioni di boccaloni che, a prescindere, li osannano e che sono capaci di ingoiare qualunque cosa senza
    neanche alzare un sopracciglio.
    Ciò è dolorosamente vero, ma, purtroppo per loro, c’è un limite anche alla capacità del loro elettorato di
    ingurgitare la montagna di menzogne che gli piove sulla testa: l’indigestione.
    Una parte di loro, fortunatamente crescente, non possiede stomaci così smisurati da riuscire a contenere
    tutta quella spazzatura che gli viene somministrata con l’imbuto mediatico, e comincia a vomitare.
    Zu’ Scilvio, per quanto maestro di ogni nefandezza, aveva un fiuto politico e un suo peculiare senso della misura che gli suggerivano fino a che punto avrebbe potuto spingersi senza generare una reazione
    pericolosamente distruttiva per lui e per la sua “roba”.
    Ecco, è il senso della misura che manca ai due Conducatores della Dx, e la sua mancanza sta vanificando
    i loro Sogni di Gloria.

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