(Tommaso Merlo) – La sicurezza non si ottiene con la repressione, si ottiene con una società sana e una politica all’altezza. I deboli e gli incapaci ricorrono alla forza, i forti ricorrono all’intelligenza. La sicurezza di un paese si ottiene con la giustizia sociale, quando nessuno rimane indietro. Quando tutti vivono decentemente e non esiste eccessiva disparità. E dato come siamo messi oggi, prima o poi i disordini dovevano iniziare. Oggi con gli stipendi dei poveri cristi ci compri a malapena un paio di scarpe per ricchi mentre con le pensioni nemmeno i calzini. Col balzo dell’inflazione per colpa delle guerre suicide, l’ingiustizia sociale ha raggiunto livelli tragici. Milioni di cittadini sono sprofondati nella povertà nera, la classe media deve risparmiare per sopravvivere e una cerchia sempre più ristretta vive nel lusso e nello spreco. Frustrazione economica con persone che dopo una vita di sacrifici non riescono nemmeno a vivere sereni e sono preoccupati per figli e nipoti messi ancora peggio di loro. Frustrazione economica che è anche politica perché a furia di sprechi, di inetti al governo e suicidi di massa come quelli bellici, nazioni come quella italiana o anche francese sono talmente malmesse che hanno cominciato ad intaccare i diritti fondamentali per fare cassa. Tagliando perfino educazione e sanità ma contemporaneamente indebitandosi per produrre marchingegni di sterminio per ingrassare la lobby della guerra che ci vuole trascinare verso la terza guerra mondiale. Uno schifo che resterà nei libri di storia e che segnerà per sempre queste classi dirigenti. È stata questa la miccia delle sacrosante proteste di queste settimane in tutta Europa. Frustrazione politica che è anche sociale. Oramai siamo al punto che i ricchi si possono curare mentre i poveri si lasciano morire in casa. Che i ricchi accedono a formazione e percorsi professionali di qualità mentre i poveri finiscono schiavizzati mentre le periferie delle città sono sempre più ridotte a ghetti esistenziali. Una frustrazione anche psicologica perché viviamo nell’era consumistica in cui le nuove generazioni vengono perseguitate dalla pubblicità fin dalla tenera età. Fin da bambini imparano i nomi delle marche e vengono spronati a desiderare oggetti nell’illusione che da essi dipenda il loro benessere e perfino la loro identità con di piu’ che e’ sinonimo di meglio. Schemi mentali che molti si portano dietro per tutta la vita e che sono un boomerang politico in tempi di crisi come questa. Perché il sistema pompa le masse ad accumulare ma solo una minima parte ci riesce e il resto rimanendo deluso s’imbestialisce. Paesi ridotti ad aziende, società ridotte a mercato e cittadini ridotti a consumatori spronati ad inseguire miraggi materiali. Una corsa verso il nulla che delude sia i presunti perdenti che spaccano le vetrine sia i presunti vincenti che entrano dalla porta con la carta di credito del paparino. E questo dato che il vero benessere non si compra da nessuna parte e quindi di sera si ritrovano entrambi sullo stesso marciapiedi a fumarsi porcherie per farsela passare. Ma se le masse capissero il grande inganno consumistico, crollerebbe l’intero sistema che si fonda sul profitto come panacea di ogni male anche esistenziale e sulla crescita economica infinita anche a costo di sterminarci a vicenda e bruciare il pianeta. Deliri che in paesi come l’Italia raggiungono livelli tragicomici, siamo un paese sempre più povero ma specializzato nel produrre beni extralusso utili giusto a trastullare il narcisismo patologico di una minuscola nicchia di ricconi mentre gran parte del pianeta è alla fame e gli italici faticano a sbarcare il lunario. Il famoso genio italiano che ha venduto l’anima al diavolo iper capitalista. Frustrazione economica, sociale e psicologica che la politica dovrebbe prima capire e poi affrontare con serietà. È del resto questo il lavoro per cui è profumatamente pagata, sporcarsi le mani per risolvere i problemi dei poveri cristi e migliorarne la qualità della vita. E nel caso si rivelasse incapace, sarebbe buona igiene democratica che si levasse dai piedi. Ed invece una volta impoltroniti non li smuovi più e anche per questo siamo alle rivolte di massa, perché il mondo corre mentre nei palazzi del potere si respira la solita aria stantia che sa di ipocrisie partitiche, egoismo carrieristico e muffa ideologica. Già, la sicurezza di un paese nasce nei palazzi del potere e non per le strade. Nasce da una politica all’altezza che capendo le problematiche del suo tempo prova umilmente a risolverle, nasce da una politica credibile e rispettata e quindi seguita. Una politica che non specula sulle divisioni ma serve la comunità nazionale nel suo insieme. Una politica non faziosa, non miope e non autoreferenziale che ha come orizzonte una visione comune di lungo periodo e non la prossima poltronata. Altro che violenza, il malessere va curato e non represso. I deboli e gli incapaci ricorrono alla forza, i forti ricorrono all’intelligenza perché la sicurezza si ottiene con una società sana e una politica all’altezza.