Fino al 20 ottobre. Camion posizionati a bordo strada in Calabria e Sicilia. Si teme per la consegna dei farmaci. Il Garante cerca i colpevoli

Sciopero tir, Sud bloccato: senza diesel e scaffali vuoti

(di Manuela Modica e Lucio Musolino – ilfattoquotidiano.it) – Camion fermi, distributori a secco e timori per le scorte di frutta e verdura. Fino al pericolo di mancata consegna dei medicinali. Questa la situazione al Sud al termine del primo di giorno di sciopero degli autotrasportatori in Calabria e Sicilia contro il caro carburante. Forti i timori che possa estendersi presto al resto d’Italia. Le proteste andranno avanti fino a martedì 20, in attesa che gli autotrasportatori incontrino il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, il 27 ottobre. Convocazione arrivata a poche ore dall’inizio dello sciopero e ritenuta “troppo tardiva” dagli organizzatori della protesta che chiedono interventi immediati. Altre mobilitazioni proseguono anche in Puglia, Basilicata e Molise con i camion che si sono posizionati ai lati delle strade provocando forti rallentamenti. Proteste che hanno trovato la sponda anche degli agricoltori, soprattutto per il crollo del prezzo dell’olio. “Il governo ci chiede di scaricare i costi sulla committenza, e la committenza finale è ogni cittadino che poi si ritrova il prodotto da acquistare più caro: noi stiamo cercando di evitarlo”, sottolinea Salvatore Bella, coordinatore del Comitato trasporto siciliano.

Dopo giorni di blocchi, i prodotti alimentari cominciano a scarseggiare sugli scaffali dei supermercati. “In due anni c’è stato un rincaro del trasporto via nave di 700 euro, il prezzo è praticamente raddoppiato. Non possiamo più mettere in moto i mezzi e resteremo fermi, senza creare disagi a nessuno finquando non avremo risposte. Da un mese cerchiamo di avere un dialogo con Salvini ma ci ha ignorati”, dice Bella.

“Manifestare è lecito e degno di rispetto, bloccare le strade per impedire ai prodotti di essere distribuiti è un reato”, ha però avvertito ieri il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida. Parole che non sono piaciute agli autotrasportatori calabresi che ieri hanno messo in atto una quindicina di presidi, dall’aeroporto di Lamezia Terme alla provincia di Crotone fino al porto di Gioia Tauro. “Ormai non abbiamo più margini di guadagno. Dov’è lo Stato? Se la premier Meloni non si decide a fare qualcosa, proseguiremo a oltranza”, sottolinea Domenico Mammone della Federazione autotrasporti e logistica. “Per un viaggio verso il Nord servono 2.500 euro di gasolio, più i costi di trasferta e le spese: non riusciamo a recuperare con gli incassi. Venisse il ministro Salvini a lavorare con noi”, denuncia un altro autotrasportatore.

Lo sciopero ha incrociato la protesta dei metalmeccanici ex Ilva: anche se ieri i blocchi sono stati rimossi, nella maggior parte dei benzinai di Puglia e Basilicata i carburanti sono andati esauriti, con conseguenze simili anche in Calabria, dove si registrano lunghe code alle stazioni di servizio. Le agitazioni degli autotrasportatori potrebbero avere conseguenze a cascata anche nella filiera del farmaco, causando ritardi nelle consegne dei medicinali ai magazzini dei distributori.

Intanto si è mosso il garante per “individuare i responsabili”.