
(estr. di Marco Travaglio – ilfattoquotidiano.it) – […] Siccome l’astensionismo tracima, mentre in Europa le urne si riempiono di voti all’estrema destra e le piazze di giovani vogliosi di impegnarsi, contare e farsi ascoltare, le meglio firme del bigoncio stanno stilando un prontuario di pratiche virtuose per risolvere tutti e tre i problemi in un colpo solo.
[…]
1) Evitare accuratamente le primarie, non sia mai che a scegliere il candidato premier siano gli elettori. Meglio un sinedrio di saggi che individui un terzo nome fra Schlein e Conte, detto “federatore” perché – basta tendere l’orecchio alle piazze – i giovani e gli esclusi bramano “federatori” come se piovesse. Guai se venissero chiamati a decidere: potrebbero financo farsi l’idea che votare serva a qualcosa, recarsi ai gazebo o cliccare un nome online (sempreché questa diavoleria chiamata Pc giunga all’orecchio dei signorini grandi firme) e poi votare anche alle elezioni. Dio non voglia.
2) Trovare un posto purchessia al politico più odiato d’Europa (senza false modestie, ce l’abbiamo solo noi: quello che lasciò la politica nel 2016) e al suo clone biondo Salis, autrice di un libro pieno di nulla citato da tutti, che trincia giudizi a destra e manca perché l’hanno convinta di essere una leader in quanto brava a lanciare martelli. Questo reclamano a gran voce i giovani e gli astenuti: politici bugiardi e lanciatrici del martello (ma anche, potendo, del disco e pure del giavellotto).
3) Mai dire “pace”, “disarmo” e “diplomazia” perché – nota l’acuto Cappellini su Rep – già “un pezzo di opinione pubblica progressista si è convinto” che “la Russia abbia reagito a un accerchiamento Nato”, che quella in Ucraina sia una “guerra per procura” e “sarebbe già finita se qualcuno avesse teso una mano alla Russia per concordare una soluzione diplomatica”, per la precisione continuando a trattare a Istanbul nella primavera del 2022 anziché alzarsi e abolire i negoziati per decreto. Cioè la pura verità storica. Quindi, siccome quel “pezzo di opinione pubblica progressista” ormai la conosce, “non è pensabile chiedere alle primarie un mandato per candidarsi alla guida del Paese” su quella base, che “Conte ha scelto di riassumere nella parola ‘pace’”, sennò poi si crea un pericoloso precedente, peraltro già sancito dall’articolo 11 della Costituzione del 1948. Meglio chiedere direttamente a Cappellini e morta lì.
4) Mieli, che è un po’ lo zuzzurellone del gruppo, estrae dal mazzo sul Corriere una carta a sorpresa per sparigliare: il giovine virgulto Paolo Gentiloni, preclara figura di “una sinistra che assomigli alle altre socialdemocrazie del continente” (quelle in via d’estinzione), imperdibile per “giocare la partita del ‘voto utile’”. Ma soprattutto del voto dilettevole. Sempreché qualche elettore riesca a rimanere sveglio.
L’utile e il dilettevole
(Di Marco Travaglio) – Siccome l’astensionismo tracima, mentre in Europa le urne si riempiono di voti all’estrema destra e le piazze di giovani vogliosi di impegnarsi, contare e farsi ascoltare, le meglio firme del bigoncio stanno stilando un prontuario di pratiche virtuose per risolvere tutti e tre i problemi in un colpo solo.
1) Evitare accuratamente le primarie, non sia mai che a scegliere il candidato premier siano gli elettori. Meglio un sinedrio di saggi che individui un terzo nome fra Schlein e Conte, detto “federatore” perché – basta tendere l’orecchio alle piazze – i giovani e gli esclusi bramano “federatori” come se piovesse. Guai se venissero chiamati a decidere: potrebbero financo farsi l’idea che votare serva a qualcosa, recarsi ai gazebo o cliccare un nome online (sempreché questa diavoleria chiamata Pc giunga all’orecchio dei signorini grandi firme) e poi votare anche alle elezioni. Dio non voglia.
2) Trovare un posto purchessia al politico più odiato d’Europa (senza false modestie, ce l’abbiamo solo noi: quello che lasciò la politica nel 2016) e al suo clone biondo Salis, autrice di un libro pieno di nulla citato da tutti, che trincia giudizi a destra e manca perché l’hanno convinta di essere una leader in quanto brava a lanciare martelli. Questo reclamano a gran voce i giovani e gli astenuti: politici bugiardi e lanciatrici del martello (ma anche, potendo, del disco e pure del giavellotto).
3) Mai dire “pace”, “disarmo” e “diplomazia” perché – nota l’acuto Cappellini su Rep – già “un pezzo di opinione pubblica progressista si è convinto” che “la Russia abbia reagito a un accerchiamento Nato”, che quella in Ucraina sia una “guerra per procura” e “sarebbe già finita se qualcuno avesse teso una mano alla Russia per concordare una soluzione diplomatica”, per la precisione continuando a trattare a Istanbul nella primavera del 2022 anziché alzarsi e abolire i negoziati per decreto. Cioè la pura verità storica. Quindi, siccome quel “pezzo di opinione pubblica progressista” ormai la conosce, “non è pensabile chiedere alle primarie un mandato per candidarsi alla guida del Paese” su quella base, che “Conte ha scelto di riassumere nella parola ‘pace’”, sennò poi si crea un pericoloso precedente, peraltro già sancito dall’articolo 11 della Costituzione del 1948. Meglio chiedere direttamente a Cappellini e morta lì.
4) Mieli, che è un po’ lo zuzzurellone del gruppo, estrae dal mazzo sul Corriere una carta a sorpresa per sparigliare: il giovine virgulto Paolo Gentiloni, preclara figura di “una sinistra che assomigli alle altre socialdemocrazie del continente” (quelle in via d’estinzione), imperdibile per “giocare la partita del ‘voto utile’”. Ma soprattutto del voto dilettevole. Sempreché qualche elettore riesca a rimanere sveglio.
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Si mancherebbe solo Gentiloni…come un farmaco per provocare la nausea.
Si, stanno proprio impegnando, affinchè “quelli del referendum “, non si ripresentino alle urne.
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“Trovare un posto purchessia al politico più odiato d’Europa…”.
Eccolo qua: https://cessidalmondo.wordpress.com/wp-content/uploads/2014/12/open-baladin-torino-cesso.jpg
😄
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Dedicato ai destristi del PD.
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Pubble sull’affare Ucraina.
Meditate gente meditate.
Questa è una montagna di soldi che arricchiranno molta della gente che piace.
Altro che fratellanza con Kiev.
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Video indispensabile. 🙆🏻♀️ 🙇🏻♀️
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E pensare che ci sono due tizi, una sciacquetta che pensa di essere la Gabanelli, su YT, vedessi come sono incaxxati che gli USA gli hanno sospeso Starlink che poverini, gli ucronazi non possono più difendersi dai missili russi. Il che significa che gli USA combattevano senza ufficialità in Ucraina.
Quelli di Mana e Bob non gli allacciano nemmeno i sandali a Pubble.
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Oggi molto interessante anche Toscano sulla rassegna stampa. Ma nessuno lo mette nemmeno nei sondaggi politici, strano.
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L’unica rassegna stampa che è degna di essere vista.
Toscano è una brava persona e con idee politiche sensate. Infatti in Italia non lo ascolta nessuno.
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Se la cerchia di amici che uno si sceglie sono del tipo da cui ti deve guardare il dio, come nel famoso detto, allora si è perfettamente nella situazione in cui si sta cacciando Conte e con lui il movimento. Non sono persone affidabili con cui progettare neanche una scampagnata figuriamoci il futuro di un paese .Poi c’è la cerchia di loro sostenitori e consiglieri che non sono politici ma scribacchiano e confabulano su TV e giornali diventano più importanti delle segreterie dei partiti ,cosa inaudita che passa per normale . Non che non ci debba essere libertà di pensiero ed espressione ma certamente non quella di sostituirsi agli attori preposti a scegliere politicamente . Ora sarebbe il caso che Conte ne prendesse definitivamente atto e ne traesse le dovute conclusioni.
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Discorso difficile. C’è sempre da tenere presente l’eventuale “pochettino meno meno peggio”….
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“..detto “federatore” perché – basta tendere l’orecchio alle piazze – i giovani e gli esclusi bramano “federatori” come se piovesse.”
Tante proposte, varianti, attori emergenti , vecchie glorie.
Tutto ha un significato, perchè se manca una carta se ne può pescare un’altra.
Ma secondo voi il prof dott presid Conte, ha la espressione, trasmette l’idea di avere un piano “B” in tasca in caso di emergenza?
Per dirla molto rasoterra: il capo del fu movimento sta percependo che gliela vogliono tirare in qlo in ogni modo possibile, oppure reputa il tutto come chiacchiericcio da cortile?
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Un eventuale piano B glielo confeziona l’amico fraterno e consigliere particolare , signor Goffredo Bettini. Nel PD ci sono le persone con un cuore buono.
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Goffredo Bettini è quello che vuole far entrare Renzi a tutti i costi perché secondo lui per vincere è molto importante il voto dei centristi.
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E infatti Conte e Bettini hanno un fortissimo legame. Conte se li sa scegliere!
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Gianse’,
ormai, ogni volta che inizio a leggere un tuo commento, istintivamente le mie mani corrono spedite, per scaramanzia, a confortare gli zebedei. Forse era meglio che non cambiassi la tastiera e avere l’atroce dubbio che fossi uscito di testa. Fatto è che al di fuori della regolare demonizzazione di Conte non hai altro da dire. Al punto da considerare superfluo leggerti.
PS. Consiglio a Carrie di far riposare Totò e di ricorrere all’immagine di un gatto nero che attraversi la strada… del passaggio sotto una scala a pioli appoggiata al muro… di uno smagliante corno rosso o altri tra i numerosi espedienti propiziatori di buona ventura.
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Ve lo stanno dicendo in tutte le lingue del mondo, compresa quella dei segni, che vi stanno prendendo per disperazione. E io dovrei preoccuparmi se un macaco come te, la tizia con una sola rotella funzionante (?) e qualche altro consacrato attribuite alla malasorte i vs limiti cognitivi? Ao, ma con chi cz credi di avere a che fare?? 🤐
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Conte ha un piano!… Dove lo hai letto?
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😀
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Conte dovrebbe dire: “Se vinco le primarie mi rifiuto di allargare il campo largo a Renzi”. Una mossa semplicissima che gli porterebbe anche un sacco di consenso. Lo farà? Non credo. Cuor di leone Giuseppe non farà probabilmente questa mossa. E allora viene da pensare: gli interessa la sorte del Mov 5 Stelle (che avrà un duro colpo dopo l’ingresso di Renzi in coalizione) o gli interessa solo la poltrona? La sua e dei suoi più stretti collaboratori
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È quello che penso anch’io. Certo se facesse entrare Renzi contemporaneamente dovrebbe presentare la lettera di dimissioni.
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Dovrebbe far votare i 4 iscritti, ma non lo farà. Conte decide il programma, Conte decide le alleanze. E’ la democrazia partecipativa Made in Nova.
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:-)))
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😆🤣😂
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Se non fosse che una volta rieletta la borgatara a palazzo Chigi, visto il vento di destra estrema che soffia ovunque, e in questo sciagurato caso avremmo sicuramente lo stravolgimento della Costituzione nonché l’elezione al Colle persino di un La Russa… sarebbe il caso di mandare a quel paese il sedicente partito più rappresentativo della fu sinistra, compresa la Segretaria contraddistinta da funambolico equilibrismo e da una assoluta mancanza di autorevolezza (si è formata culturalmente nel corso delle due campagne elettorali di Obama, il che è tutto dire). Per non tacere, in caso di rifiuto, a mio parere assai improbabile, di Vannacci sia prima che dopo le elezioni… arriveranno in soccorso Calenda (lo ha già fatto intendere) e scommetto anche lo stesso Renzi.
Insomma, il quadro che la situazione ci prospetta non è per niente rassicurante. E come se non bastasse, abbiamo anche sentore dell’immancabile ciliegina sulla torta dei non pochi elettori 5* che appenderebbero il certificato elettorale al chiodo. Come dire: buona catastrofe a tutti!
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Magari pure la monarchia. Perchè no?
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“Ma secondo voi il prof dott presid Conte, ha la espressione, trasmette l’idea di avere un piano “B” in tasca in caso di emergenza?”
Per me il piano A ma anche B di Conte è: entro in coalizione, vinciamo (fondamentale), con la nuova legge elettorale faccio il pieno di seggi, e quando mi cacciano dalla coalizione (perché lo cacciano, la boa luminosa Renzi sta lì a indicare ai naviganti che il percorso è quello) mi resta il pieno di seggi.
È un buon piano? Non lo so.
Ma giochi con le carte che hai.
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Grande piano. In pratica dà una mano al peggior Pd e a Renzi a formare un Governo, magari con qualche bel ministero renziano. E poi si mette all’opposizione. E dove sarebbe il vantaggio? A parte per il posto poltrona in Parlamento di Conte e degli altri contiani eletti?
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È ipotesi con più di qualche fondamento. Una delle tante in campo. Fate il pieno di fedelissimi è l’obiettivo principale di tutta la opposizione.
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Evidentemente è una raccolta di preferenze mista, vista la legge elettorale.
Fa schifo ma questo è.
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Ci sarebbe anche la possibilità di presentarsi tutti da soli alle elezioni: magari non si va al governo ma è possibile che separatamente riuscirebbero a raccogliere più consenso ostacolando il raggiungimento della percentuale per il premio di maggioranza.
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DDDipende dai voti, quanti ed a chi…..perché se il M5S avesse una caterva di voti, non si potrebbe farne a meno e qualcun altro potrebbe diventare marginale o addirittura irrilevante! La questione è difficile perché varie problematiche sono sul tavolo e disturbano, almeno me…..
1) quando Donzelli in parlamento ha annunciato che con questa legge elettorale chi prende un voto in più COMANDA, oltre ai sudori freddi, e’ arrivata la constatazione che se un esponente di maggioranza , ampia, in grado di far passare in questa legislatura qualsiasi legge, aspira a comandare significa che vogliono altro: avere la possibilità di cambiare la Costituzione senza passare da referendum, eleggersi il PdR ed altro…..un po’ troppo e quanto basta per avere nei prossimi 5 anni non solo un governo di destra, ma in grado di fare danni strutturali oltre che di malgoverno! Quindi con le prossime elezioni si rischia molto, un punto di non ritorno che personalmente mi spaventa!
2) io detesto una bella fetta di politica, compresa quella parte infestante il campo largo, e mi trovo nella spiacevole condizione di dover scegliere e decidere se lasciare a mia figlia un paese dove quelli con la mentalità di Donzelli comandano…..visti i precedenti storici ne sono atterrita, perché tutto può precipitare verso ciò che mai avremmo immaginato! Ed è una responsabilità enorme, perché con le prossime elezioni si deciderà molto di più dell’ ordinario, cioè una democrazia traballante, non partecipata, le solite retoriche ipocrite raffazzonate trasversali, gli ordini da eseguire prioritariamente rispetto a qualsiasi differenza o appartenenza politica o ideologica, e la consapevolezza che quel COMANDA sia la chiave di letteratura, un termine sfuggito, come fulcro di propensione storica ricorrente , da ripudiare con ogni mezzo!
Quindi c’è da decidere se difendere la Costituzione e votare chi sia in grado di farlo, dopo i ripetuti attacchi, arrivati da ogni parte, destra, sinistra o centro, respinti dagli italiani con i referendum…….se saranno ancora possibili ! La nuova maggioranza avrà numeri tali per comandare? Ed io sono disposta a rischiare? Bel dilemma ….
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Concordo: la legge elettorale può dare un potere enorme a chi supera il 42%, e proprio per questo l’astensione non è una protezione. Anzi, aumenta il rischio che la coalizione avversaria raggiunga quella soglia e ottenga il premio.
La domanda da porsi non è “voto o non voto?”, ma: come si impedisce che accada ciò che temiamo di più, cioè che comandino senza ostacoli?
Io voglio un M5S forte e libero, capace un giorno di governare da solo, senza dover soggiacere ad alleanze di sorta. Ma per arrivarci ha bisogno del maggior contributo possibile da parte degli elettori.
Il referendum ha mostrato che la partecipazione può salire quando le persone capiscono cosa è in gioco. Però il risultato, a mio avviso, è stato anche inquietante: il No ha prevalso con il 53,7%, ma quasi il 46% ha votato Sì. Una distanza così contenuta dimostra che il consenso per riforme che indeboliscono i contrappesi non è affatto scomparso.
E resta comunque un astensionismo intorno al 40%, che non si è mosso nemmeno davanti a un referendum così importante. È un dato che dovrebbe far riflettere anche chi immagina che un M5S “puro” possa, da solo, risvegliare dall’indifferenza milioni di persone.
Se la paura è lasciare il Paese a chi vuole comandare senza freni, allora bisogna dare maggiore forza al M5S, perché possa tornare a essere la forza di rottura che abbiamo conosciuto agli albori e rendere marginali gli altri.
E le sirene che soffiano sul fuoco dell’astensionismo, funzionali al sistema, in effetti, non mancano. Spesso non vedono, o non vogliono vedere, i rischi che si corrono. In altri casi, forse, portano avanti interessi ben diversi da quelli che dichiarano.
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Ovviamente le ragioni dell’astensione possono essere le più disparate, ma qualche tratto comune esiste: a mio avviso stai sopravvalutando l’elettorato, che mediamente “rappresenta l’evoluzione mentale di un ragazzo che fa la seconda media e che non sta nemmeno seduto nei primi banchi” (come ebbe a dire un tizio), come si può peraltro evincere anche da qualche commento.
C’è gente a cui non importa niente di regalare un secondo mandato a Meloni con eventuale premio di maggioranza, per il semplice motivo che a questo pur magro ma comunque auspicabile obiettivo antepongono la loro personale antipatia per qualcuno (Renzi, il Pd, Conte, Vattelapesca).
Trattandosi di adulti profondamente immaturi, è normale che si comportino come dei bimbi viziati: pretendono, e fanno i capricci.
E quando le cose vanno male, anche grazie alla loro ignavia elettorale, sono sempre pronti ad incolpare qualcun altro: hai mai sentito un bambino prendersi mezza responsabilità? Io mai.
Ci sarà un secondo Governo Meloni, con premio di maggioranza e relative conseguenze (premierato, sfascio definitivo della giustizia, e chi più ne ha più ne metta)? Non sarà mica colpa loro, che non hanno votato per un’alternativa, macché: la colpa sarà tutta dell’alternativa, perché non si è comportata come pretendevano.
Se fosse per me, alla terza volta che l’elettore non si presenta gli ritirerei la tessera elettorale, almeno si screma dalla base degli aventi diritto chi effettivamente non è interessato.
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A parte il rignanese, che mi sembra assurdo solo ipotizzare la sua entrata nel capo largo, ma come si fa a fare una coalizione se su un punto decisivo come la guerra in Ucraina si hanno visioni opposte?
Bisognerebbe che il PD facesse un bel referendum interno per gli iscritti. Se vince la pace cambia linea e chi c’è c’è, se vince la guerra ognuno per la sua strada e ci sorbiremo un altro quinquennio di destra. Sarà comunque meglio che vedere un governicchio che dura come un gatto in tangenziale.
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@Guy Fawkes
Un partito è paragonabile ad una azienda: ha progetti per il paese che vende ai cittadini tramite il programma; l’acquisto si concretizza nella cabina elettorale.
In mezzo a tutto questo ci sono le pubbliche relazioni, i rapporti tra associati, i comportamenti che assicurano o meno la affidabilità , la propaganda ecc
I cittadini si muovono quando sentono di potersi fidare. Le chiacchiere stanno a zero.
Io, ad esempio, Conte non lo voterò nella maniera più assoluta: da quattro anni non mi fido e continuo a non fidarmi della sua strategia politica . Zero . Ho votato moVimento dal 2013 e ho smesso dopo il 2022 (alle europee ho votato altro). Nel 2022 gli ho dato credito ma è l’ultimo regalo che gli ho fatto.
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Che noia che tedio che tedio che noia.
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Porta pazienza, sono fatto così e su questo tema non ho nessun motivo per cambiare musica. Ma non è colpa mia: motivi seri per cambiare musica in non ne vedo nemmeno l’ombra. Solo tante belle chiacchiere . 🤷🏻♂️
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Dimmi di chi ti fidi, e ti dirò chi sei.
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Tra tutti gli esempi possibili hai scelto proprio quello che è la tua fissazione.
Prima dici chi non voti, poi chi non voti ancora, poi che hai “smesso” come fosse un vizio… e quando arrivi al punto davvero interessante (chi hai votato alle europee) improvvisamente ti fermi.
È curioso: tutto il resto lo racconti con orgoglio, quello invece lo lasci nel mistero.
Capisco che tu abbia una storia personale con quel partito, ma se vuoi fare un discorso politico e non autobiografico, devi anche dire cosa hai scelto, non solo cosa hai smesso di scegliere.
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Posso capire che tu non voglia più dare credito a Conte: è una scelta legittima. Ma non confonderei il leader con il Movimento.
Da ciò che scrivi sembra che il problema non sia tanto il programma del M5S, quanto l’attesa di un leader carismatico: qualcuno che trascini, non ceda, dica ad alta voce ciò che pensi e non accetti compromessi. È un’aspettativa comprensibile, soprattutto per chi ha vissuto il Movimento delle origini.
Un leader capace di mobilitare conta, ed è normale che la sua assenza o debolezza pesi sul consenso. Ma un leader, da solo, non basta: deve avere un’organizzazione, proposte credibili, una comunità che lo sostenga e la capacità di trasformare il consenso in rappresentanza e maggioranze. Se gli elettori si ritirano in attesa del salvatore perfetto, non rendono il leader più forte: lo lasciano senza le risorse politiche necessarie per diventarlo.
La politica reale non si cambia soltanto con un salvatore: si cambia quando una forza politica ha consenso, rappresentanza e la capacità di costruire maggioranze. E il consenso non si crea soltanto aspettando il leader giusto: si costruisce anche partecipando, sostenendo le battaglie giuste e pretendendo che chi guida risponda dei risultati.
Un leader può essere carismatico, ma senza voti non ha strumenti; senza rappresentanti non può approvare nulla; senza alleanze, quando servono, non può nemmeno bloccare le riforme che critica. La “purezza” può essere una posizione identitaria, ma non è automaticamente una strategia vincente.
Se si vuole un Movimento forte e libero da legami e alleanze, l’unica strada concreta è rafforzarlo, non indebolirlo. Non votare, oppure gettare il voto su micro-partiti satelliti del sistema, può dare la soddisfazione di sentirsi “puri e duri”, ma non produce alcun cambiamento nella vita reale. Toglie consenso all’unica forza che, a mio avviso, ha cercato di rappresentare gli interessi dei cittadini comuni e lascia più spazio a chi invece continua a mobilitarsi contro di essa.
Il Movimento ha messo sul tavolo un programma con proposte concrete. Puoi non fidarti di chi le porta avanti, ma sono i temi su cui chiedere conto. Il M5S ha portato nell’agenda politica questioni che le forze tradizionali avevano lasciato ai margini, ed è innegabile che abbia dovuto fare i conti con l’ostilità di gran parte del sistema. Tutti attaccano Conte, e non solo per lui: attaccano ciò che rappresenta, una comunità che pretende di contare e di essere ascoltata.
Il voto non è un premio personale a Conte: è lo strumento per decidere chi avrà il potere di agire. Se non voti, non punisci lui: lasci che decidano altri. E chi decide, decide anche per te. La conseguenza ce l’abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni.
La coerenza non consiste nel ripetere che non ci si fida più di Conte. Consiste nel chiedersi se ciò che si vuole — un leader carismatico, un Movimento di rottura, capace di correre da solo e di non fare compromessi — sia realmente possibile senza consenso, rappresentanza e forza politica.
Chi vuole un M5S diverso, ma gli toglie sostegno, non ottiene un Movimento più puro: ottiene un Movimento più debole, meno capace di incidere e più esposto a chi invece continua a votare le altre forze politiche. E poi subisce le conseguenze di quella debolezza, senza riconoscere di averne contribuito. La “purezza”, in questo caso, non è fedeltà agli ideali: è l’illusione di poter cambiare le cose rifiutando gli strumenti necessari per cambiarle, lasciando ad altri il potere di decidere al posto nostro.
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Niente che tu possa dire potrà mai rimediare al sottovuoto spinto della rotella mancante del guruclock di Infosannio.
Niente.
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Io, se corrispondessi alla descrizione che fa Guy e al pessimismo in proposito di Carrie, poiché hanno ragione entrambi, mi sentirei un perfetto idiota…ma chi lo È, evidentemente, non può rendersi conto di esserlo.
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