(Gioacchino Musumeci) – Senza Renzi si perdono le elezioni? Può darsi, oppure può darsi che senza Renzi la sinistra sia più credibile. La storia di Renzi al potere fa a botte con la sinistra popolare.

Ad un certo punto, nonostante lo sforzo incredibile che noto in alcuni format, non è possibile ipotizzare Matteo Renzi e i centristi parte integrante della coalizione di sinistra. “Centrosinistra” è un’ mbiguità semantica che non porta consenso.

Occorre più sinistra ed è già faticoso sostenere che lo sia il PD. A me pare tanto un tentacolo delle democrazia cristiana che comunque un’ala di sinistra ce l’aveva pure. Esiste ancora nel Pd, ma è oscurata dal potere mediatico dei riformisti, i quali, in una coalizione di sinistra, farebbero più danni della grandine.

La Schlein ha sostenuto che guardare il centro ha portato solo sconfitte. Verissimo. A tal punto che oggi i precetti della sinistra storica sono rigettati e derubricati a sinistra radicale. Ma finché il Pd è una specie di prateria delle scorribande riformiste, non c’è troppo da sperare in cambiamenti reali.

Il Movimento dal canto suo non si definisce sinistra ma progressista. Insomma la sinistra dove sta? 😀

Nelle intenzioni programmatiche che è già qualcosa.

Qual è il problema mediatico: dover convincere che senza centrini si perde la competizione elettorale. Per conto mio invece la questione è se per vincere sia necessario incorporare Matteo Renzi e + Europa, che appena si ventila di tassare extraprofitti o le Big tech suonano le fanfare dell’agguato stalinista alla democrazia o il de profundis dell’impresa.

Per non parlare poi del tema Israele che con quello dell’Ucraina, su cui si ragiona, può far crollare un’impalcatura politica precarizzata dal servilismo atlantico dei centrini. Questi come i destrini, non possono ammettere l’ovvio: Israele andrebbe sanzionato. Come si fa normalmente con qualsiasi governo canaglia. I centrini sono colti apparentemente. Ma rifiutano la cultura democratica, quella che consentirebbe di ammettere che se 500 accademici specialisti di genocidio definiscono lo scenario di Gaza “genocidio”, la politica italiana e la sinistra più di tutti, deve tenerne conto e rifiutare di minimizzare una catastrofe umanitaria secondo un protocollo ideologico stantio e ipocrita.

Se ci si porta dentro la coalizione forze politiche imprigionate nel dogma dell’infallibilità israeliana, non si fa che aprire la porta a meteore della destra moderata, forse. E neanche tanto se ci si schiera a favore di Israele oggi.

In termini di governance futura questo è un problema serissimo e mette in dubbio la coesione interna di chi si candida a governare. Le meteore, è noto, possono far saltare il banco come accadde nel nel Dicembre 2020, quando Renzi provocò il crollo del secondo governo Conte. Fu il principio della triste deriva antidemocratica che si è trasformata nel buco nero delle ambizioni popolari.

E non intendo antidemocratica tecnicamente. E’ un fatto costituzionale: gli italiani sono sempre più lontani dalla vita dignitosa che la Repubblica dovrebbe garantire, il paese è sempre più disuguale. L’informazione è disturbante: potata da ciò che mette il diritto dei popoli al centro del dibattito a meno che questo diritto non serva interessi di lobby capaci di imporre una agenda politica. Non è complotto, è potere finanziario che condiziona governi. Quindi se il diritto riguarda l’Ucraina, garantisce miliardi all’industria bellica e conforta il primato occidentale, dibattito e informazione si concentrano sull’aggressione e le sofferenze del popolo aggredito. Le politiche sanzionatorie si moltiplicano.

Se il diritto riguarda la Palestina e le aggressioni di Israele, l’informazione nazionale e più in generale europea, si concentrano quasi esclusivamente solo sul diritto di Israele. Ogni critica dunque dev’essere preceduta dalla proposizione salvifica e ineludibile sul diritto all’esistenza di Israele su cui sostanzialmente nessuno opina. E ciò avviene mentre i civili palestinesi cadono come mosche. La percezione della doppia morale è nitida e il popolo reagisce precipitando la reputazione di Israele ai minimi storici. E non lo fa per populismo o ignoranza, accade per empatia trasversale e l’idea incrollabile che il diritto possa produrre finalmente giustizia. Principi etici fondamentali che attualmente sul piano politico sono i pesantemente ignorati. E Anzi, quando un istituzione prova ad applicare il diritto, assistiamo alla parte più triste della farsa: il potere sanziona chi segue il principio della giustizia uguale per tutti.

Ora se questo non è chiaro nella coalizione che si dichiara alternativa all’oggi, perché l’ elettore dovrebbe manifestarle fiducia. Se per me la democrazia non è una funzione passiva dell’euroatlantismo e della finanza speculativa, non accetto una composizione di governo dove il diritto discende da alleanze geopolitiche o dagli indici della borsa.

Perciò se la questione è Renzi si, Renzi no, rispondo no. E aggiungo che Conte non dovrebbe chiedere alla Shlein garanzie su Renzi. Una volta dentro non esiste modo legale di obbligarlo a rispettare i patti e la Schlein non è la sua baby sitter, né la sua curatrice politica. Conte qui è troppo possibilista, su Renzi esiste solo un opzione utile: NO. Se la coalizione ce lo mette dentro, non mi turerò il naso. E non farò della ragione di stato la base dei miei principi etici. Non sono politicamente negoziabili.