
Esprimo la mia piena solidarietà, umana e politica, al sindaco di Airola, Vincenzo Falzarano, sfiduciato nei giorni scorsi. Una vicenda che ripropone con forza la necessità di riflettere sul rispetto della volontà popolare e sulla stabilità delle amministrazioni locali.
Senza entrare nel merito delle ragioni che hanno determinato la caduta dell’amministrazione, non possiamo ignorare che sette consiglieri comunali, tre di maggioranza e quattro di opposizione, hanno posto fine al mandato di un sindaco eletto direttamente da oltre mille cittadini, aprendo la strada al commissariamento del Comune.
È questo il paradosso dell’elezione diretta: i cittadini scelgono il sindaco, ma pochi consiglieri possono interromperne anticipatamente il mandato. Una situazione che rischia di svuotare di significato il voto e di tradire la fiducia degli elettori.
Il caso di Airola non è isolato. Anche a Sant’Agata de’ Goti, la sindaca Giovannina Piccoli terminò anticipatamente il proprio mandato dopo circa un anno dall’elezione, a seguito delle dimissioni di consiglieri comunali. Episodi che pongono una domanda fondamentale, quale valore attribuiamo alla volontà popolare se il mandato elettorale può essere interrotto senza tornare alle urne?
Ritengo, pertanto, non più rinviabile una riforma della normativa che disciplina l’elezione diretta del sindaco. Occorre superare gli attuali meccanismi della mozione di sfiducia e delle dimissioni congiunte, prevedendo la possibilità per il sindaco in carica di surrogare i consiglieri dimissionari attingendo alle liste elettorali, fino al loro esaurimento. Una proposta volta a impedire che contrapposizioni politiche e accordi di circostanza possano compromettere la continuità amministrativa e vanificare la scelta compiuta dai cittadini.
Il controllo sugli amministratori è doveroso, ma non può trasformarsi in un mezzo per cancellare il risultato elettorale. Occorre garantire un equilibrio tra la responsabilità degli eletti, la stabilità amministrativa e il rispetto della volontà dei cittadini.
La democrazia non si esaurisce nel voto, impone di rispettarne il risultato. La volontà della maggioranza dei cittadini non può essere ostaggio del dissenso politico di pochi.