Il direttore di Limes: “La guerra è bloccata. L’alternativa potrebbe essere la fine dell’Ucraina o che diventi un buco nero”

Caracciolo sul piano Trump per Kiev: “Almeno gli alleati provano a parlare di pace, mentre invece l’Italia è rimasta senza ruoli”

(di Salvatore Cannavò – ilfattoquotidiano.it) – “Dopo tanto parlare di guerra si comincia a ragionare sulla pace”. È il primo commento di Lucio Caracciolo, direttore di Limes, alla notizia rilanciata dal Washington Post su una possibile intesa sull’Ucraina. “Magari è un ballon d’essai, ma il fatto che gli Usa l’abbiano lasciato filtrare è importante”.

Quali sono i punti importanti di questa bozza?

Innanzitutto il fatto che si tratti di un’ipotesi comune tra Usa e Ue, anzi tra Francia, Germania e Gran Bretagna.

Non c’è l’Italia…

Solo da noi si può pensare che il nostro paese sia alla pari con i grandi paesi europei.

Vediamo i quattro punti nel dettaglio?

La ricostruzione dell’Ucraina è il pilastro, il tema più difficile e che ci interessa da vicino. Ricostruire dopo cinque anni di guerra un paese devastato e che dai 52 milioni di abitanti del 1991 è oggi arrivato a 20 milioni, è decisivo. Le cifre sono però spaventose: un paio di anni fa si parlava di 500 miliardi, oggi probabilmente siamo al doppio. Importante è che si parli di impegni della Banca mondiale (e di BlackRock, che ormai è ovunque). L’alternativa potrebbe essere la fine dell’Ucraina oppure la sua trasformazione in un buco nero. E questo non conviene a nessuno.

Poi si parla di garanzie reciproche.

Sono quelle più improbabili: Usa e Ue possono promettere all’Ucraina che interverrebbero in caso di attacco russo, ma poi ognuno valuterà in base alla situazione.

L’integrazione tra Ue-Russia-Ucraina sul piano energetico è importante?

Sì, la reintegrazione economica dello spazio russo-ucraino beneficerà i tedeschi, ma anche gli italiani con profitti anche per l’Ucraina. Questo aspetto è molto importante vista la crisi economica, dei paesi europei in particolare, e quindi un accesso al mercato energetico.

Il quarto punto invece fissa la tregua sulla linea attuale del fronte.

A mio avviso è il punto meno importante, ma per Putin e Zelensky è fondamentale per salvare la faccia. Se le cose restano così il 20% dell’Ucraina andrà alla Russia e mi pare difficile che la Russia possa accettare qualcosa di meno di quello che ha conquistato. Ma per Kiev è un punto difficile da far accettare.

Come mai proprio ora questa ipotesi?

Perché siamo oltre il quarto anno di guerra, si perdono da ogni parte circa 2000 uomini al giorno. È poi strategicamente evidente, a meno che i russi non ricorrano all’arma nucleare, che la guerra è sostanzialmente bloccata. L’unica cosa che può succedere è un collasso del fronte ucraino, perché le risorse a sua disposizione sono diminuite e gli Usa non la finanziano più.

Cosa si può dire dell’accordo di Trump sul diesel?

La partita sul diesel è un segnale che Trump ha bisogno dei russi per controllare l’inflazione che galoppa. Ma la verità è che americani e russi sono abbastanza d’accordo che Zelensky dovrebbe lasciare. Se Zelensky, come credo, vuole rimanere al potere, avrà una vita sempre più difficile, anche perché questo accordo non è quello che l’Ucraina sperava: non si parla di entrare nella Nato, non mantiene tutti i territori del 1991 e anche l’ingresso nello spazio europeo non sembra pronto.

Per i russi, invece?

Putin ha sempre aspirato al riconoscimento di essere una grande potenza. Adesso si siede al tavolo che conta, pari a quello cinese, il suo ego può considerarsi salvo. Meno salva è la posizione della Russia che è peggiore di quella del 2022, per il fatto di essere sostanzialmente dipendente dalla Cina quasi quanto l’Ucraina dipende da Usa e Ue.

Il centrosinistra discute un accordo: quale potrebbe essere un’ipotesi unitaria?

La politica è l’arte delle meraviglie e si possono trovare tutti i compromessi immaginabili. Devo dire che non è esaltante uno scontro su questioni di politica interna mentre si consuma un massacro. Tanto più che l’Italia è tagliata fuori.

Che vuol dire?

Comunque vada a finire usciamo molto male da questa storia. Perché abbiamo dimostrato di non avere un’idea della posta in gioco e degli interessi italiani. Abbiamo aiutato l’Ucraina dal punto di vista militare, ma non abbiamo ottenuto nulla dal punto di vista diplomatico. Per salvare la faccia l’Italia deve impegnarsi in maniera concreta alla ricostruzione, aiutando anche gli ucraini in Italia a tornare a casa.