
(Roberto D’Alimonte – Il Sole 24 Ore) – E così siamo arrivati al settimo cambiamento del sistema elettorale a partire dal 1993. Sono cinque i sistemi elettorali introdotti dai partiti, due sono quelli decisi dalla Consulta con le sue sentenze del 2014 e del 2017.
Tutte le riforme, dalla Mattarella alla Meloni passando per la Calderoli, la Renzi e la Rosato, hanno introdotto sistemi misti. Con le decisioni della Consulta la Calderoli e la Renzi sono diventati sistemi proporzionali.
I cinque sistemi approvati in Parlamento sono divisi in due categorie. La Mattarella e la Rosato erano un misto fatto di collegi uninominali maggioritari e di liste proporzionali. Gli altri tre sistemi si caratterizzavano per la combinazione di liste proporzionali e premio di maggioranza.
Tutti e cinque questi sistemi hanno una caratteristica in comune: hanno indotto la maggior parte dei partiti a formare coalizioni pre elettorali. E questo è il tratto distintivo della Seconda Repubblica.
Il sistema elettorale appena approvato è però diverso da tutti gli altri. Infatti non è un sistema, ma è la combinazione di due sistemi. Il nocciolo della riforma Meloni è molto semplice: se la coalizione con più voti supera la soglia del 42% ottiene un premio di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato che le consente di avere una maggioranza assoluta variabile tra il 52% e il 56%.
Ma se nessuna coalizione arriva al 42%, tutti i seggi vengono assegnati con il proporzionale. Da un punto di vista sistemico questa è la caratteristica importante del nuovo sistema elettorale.
L’indicazione obbligatoria del candidato premier, l’entità del premio, i capilista bloccati, la soglia del 3% per ottenere seggi, il numero di firme per presentare una lista sono aspetti rilevanti, ma non decisivi.
Quello che veramente conta è il fatto che questo sistema può funzionare sia come sistema maggioritario che come sistema proporzionale. Questa è la novità. Quindi la sera delle elezioni sapremo se gli elettori avranno eletto un governo oppure se saranno i partiti a decidere quale governo si farà dopo il voto.
Per molti questo non è un problema. Per il sottoscritto lo è. A meno che i sondaggi non ci diano una fotografia del tutto sbagliata della forza relativa dei partiti, mettere insieme una maggioranza di governo che abbia il 50% dei seggi più uno in una situazione in cui nessuna coalizione è arrivata al 42% dei voti sarà una impresa.
Basta fare delle addizioni semplicissime per rendersi conto che le maggioranze aritmeticamente possibili sarebbero molto frammentate e molto eterogenee. Sarebbe meno frammentata una maggioranza che vedesse insieme Pd e Fdi, ma sarebbe veramente fattibile un governo del genere?
I cultori del proporzionale non si rendono conto che il vantaggio del maggioritario è quello di abbassare la soglia dei voti necessari per arrivare alla maggioranza assoluta dei seggi.
E questo facilita la formazione di governi che nel nostro paese saranno comunque sempre frammentati ed eterogenei, ma meno di quanto lo sarebbero senza l’aiuto della distorsione maggioritaria.
E allora cosa succederà nel 2027? Il sistema funzionerà da maggioritario o da proporzionale? Non lo sappiamo. Dipenderà dalle decisioni degli attori in gioco. Dipenderà soprattutto da due fattori: la composizione del centro-destra, con o senza Vannacci, e la sommabilità degli elettorati di Pd e M5s una volta scelto il leader della coalizione.
Oggi i sondaggi ci dicono che senza Vannacci il centro-destra è sotto la soglia del 42%, mentre il centro-sinistra con Renzi sta di poco sopra. Ma sono numeri che vanno presi con le pinze. Sono troppe le variabili in gioco per poter fare previsioni attendibili ora.
Sono tante le decisioni che i protagonisti dovranno prendere da qui al voto e c’è una campagna elettorale di mezzo. Con questo sistema può succedere di tutto. Anche che Conte e Vannacci decidano di correre da soli per far saltare il banco e puntare sul proporzionale.
L’unica cosa certa è che esiste il rischio concreto che dopo essere stato negli ultimi quattro anni il paese più stabile d’Europa potremmo tornare ad essere l’esatto contrario. Altro che Stabilicum! Tutto ciò perché non si è voluto il ballottaggio. E adesso godiamoci lo spettacolo.
