Gli autotrasportatori chiedono interventi sui prezzi del carburante: il salasso è di circa 25mila euro all’anno. In alcune città le iniziative di protesta contro l’inazione del governo. Giorgetti tratta con l’Ue, Dombrovskis prudente: «Esaminiamo le richieste»

(Stefano Iannaccone – editorialedomani.it) – Migliaia di euro spesi per i rifornimenti mettono a dura prova la tenuta delle loro attività: autotrasportatori, agricoltori e tassisti fanno i conti con i rincari del gasolio. Con perdite mensili che arrivano anche a 2mila euro. Eppure sono categorie a lungo blandite dalla destra, che avrebbe dovuto proteggerle.

Le famose lobby amiche. Al termine della legislatura il tradimento è stato completato con il caro carburanti. I fatti raccontano la distanza del governo, guidato da Giorgia Meloni, dai problemi di questi settori. E non è sufficiente la parziale buona notizia che arriva fuori dai confini nazionali: l’esecutivo ha ricevuto il via libera alla richiesta sulla clausola di salvaguardia per energia e difesa. Una decisione che era data per scontata ed è stata accompagnata da una brutta notizia. I partner europei non sono ben disposti a fare ulteriori concessioni come chiesto dal governo Meloni per far fronte alle spese cresciute a causa dell’inflazione.
Alla vigilia dell’Ecofin, il ministro delle Finanze tedesco, Lars Klingbeil, ha detto: «Abbiamo appena rivisto le regole fiscali europee». Giancarlo Giorgetti avrà il suo bel da fare per convincere i colleghi e portare a casa ulteriore flessibilità. Anche se si dice «fiducioso che le buone ragioni tecniche potranno, con gli opportuni approfondimenti e le adeguate forme, trovare la corretta interpretazione delle regole». Il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, si è limitato a dire: «Esamineremo più a fondo le richieste di Italia e Grecia».

Lobby tradite
Mentre in Ue il governo arranca, in patria delude le categorie che lo hanno sostenuto. A cominciare dagli autotrasportatori, che a maggio avevano già minacciato uno sciopero. I rincari del gasolio sono un fardello. La Cna Roma ha stimato una spesa maggiore di circa 2mila euro al mese per il rifornimento di diesel relativo a un solo camion. La perdita arriva a quasi 25mila euro annui per ogni mezzo.

Le associazioni di categoria, riunite sotto la sigla Unatras, hanno chiesto un tavolo all’esecutivo. «Evidenziamo la mancata emanazione dei provvedimenti attuativi dell’intesa raggiunta a Palazzo Chigi il 22 maggio scorso», è stata la posizione messa nera su bianco. Un grande classico del governo Meloni: annunciare velocemente, ma attuare a rilento.
L’incontro dovrà servire, hanno evidenziato da Unatras, pure per «un’azione del contenimento del prezzo dei carburanti anche sul mercato extrarete». Il viceministro dei Trasporti, il leghista Edoardo Rixi, ha temporeggiato, dando disponibilità al confronto. Ma «bisogna capire in che provvedimento mettere le risorse aggiuntive all’autotrasporto», ha detto il numero due di Salvini. Mentre il governo studia, i camionisti si dissanguano per far camminare i loro mezzi. Stesso problema affligge il mondo degli agricoltori, che devono alimentare i macchinari. Manca ancora una mobilitazione organizzata, certo.

Ma i malumori emergono a macchia di leopardo. In Calabria le proteste vanno avanti da giorni, lontano dai riflettori mediatici. In provincia di Palermo sono stati promossi dei presidi. E in Puglia si stanno organizzando altre iniziative di dissenso: in questo l’ira degli autotrasportatori si somma a quella degli agricoltori. Nel Foggiano, domenica prossima, è pronto a scattare il fermo dei mezzi agricoli e dei mezzi pesanti intorno a quattro distributori di carburante individuati come luogo della protesta. Più defilata è stata finora la posizione dei tassisti, altra categoria rappresentata politicamente dalla destra, colpiti dagli aumenti alla pompa di benzina. La stima è di circa un 30/40 per cento di spese in più, con un range di maggiori costi tra 1.500 e 2mila euro all’anno. Almeno stando allo stato attuale. La richiesta sarebbe quella di garantire un costo uguale a quello dei mezzi di trasporto di linea. Al momento non ci sono state risposte. Il governo continua a fare spallucce. Grazie a un calcolo anche politico. Il mancato sostegno al settore viene scaricato in toto sui comuni, molti dei quali amministrati dal centrosinistra. Una recente mobilitazione ha interessato Napoli con un presidio di tassisti vicino al comune. Addirittura le auto bianche potrebbero far fronte comune con gli storici concorrenti, gli Ncc. «Senza risposte saremo costretti a valutare forme di protesta più incisive», ha scritto Loreno Bittarelli, presidente del consorzio ItTaxi. Da allora non risultano passi in avanti, tranne il price cap ballerino. Tutto a spese delle categorie amiche tradite.
in politica non ci sono amici, solo clientele
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