Melonellum, approvata la nuova legge truffa. Già pronti i ricorsi alla Consulta. 227 sì, 164 noEscamotage e trucchi della maggioranza per blindare il risultato. Schlein e Conte intervengono in aula

Melonellum, approvata la nuova legge truffa.  Già pronti i ricorsi alla Consulta

(estr. di Wanda Marra – ilfattoquotidiano.it) – […] Tra fine dei giochi e tempi supplementari, tra dentro e fuori dall’aula, tra speranza nell’incidente e occhi puntati su quello che succede adesso, dalla data del voto alle primarie del centrosinistra. A Montecitorio l’atmosfera è già da inizio di campagna elettorale. Per il voto finale sul Melonellum, a scrutinio segreto, in Transatlantico arrivano pure i senatori del Pd, Dario Franceschini e Michele Fina, in testa. Igor Taruffi, responsabile Organizzazione dem, è sullo stesso divanetto sul quale attese il voto sulle preferenze a luglio, quando il governo andò sotto, grazie ai franchi tiratori della sua maggioranza. Scaramanzia. In aula si alzano le “vedette” dei meloniani. Giovanni Donzelli, al momento del verdetto, si sistema in alto per controllare la maggioranza. “Votate seduti”, deve ripetere per ben tre volte Lorenzo Fontana. Il leghista Gianpiero Zinzi filma e mette sui social l’attimo del voto; tra gli azzurri non passano inosservati dei fogli arrotolati e inseriti nel lato sinistro della pulsantiera, quello del sì. Per evitare sospetti. Ma la tensione dura poco, qualche decina di secondi. La Camera approva, con 227 sì, 164 no. “Legge truffa”, “No all’imbroglio”: si alzano i cartelli dai banchi dell’opposizione. Secondo i calcoli del Pd alla maggioranza mancano 10 voti: pochi i franchi tiratori.

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Il film della giornata fa registrare l’intervento a effetto di Giuseppe Conte, che attacca FdI per aver “gravemente infangato” Roberto Scarpinato. Mentre mostra una foto di quest’ultimo “con Falcone al lavoro e con Borsellino”. E poi, un’altra: quella di Andrea Delmastro “avvinghiato a Caroccia, prestanome di un clan camorristico, e la presidente dell’Antimafia Chiara Colosimo vicina a Ciavardini, condannato con sentenza passata in giudicato come esecutore materiale della strage di Bologna”. Elly Schlein, raffreddata, interviene ponendosi come leader di “un’alleanza progressista, unita, competitiva che ha preso più voti assoluti di voi in tutte le ultime tornate elettorali”. In realtà l’alleanza resta senza leadership e senza programma. Come fanno notare molti della maggioranza. E soprattutto, Donzelli, fuori dall’aula ironizza: “La Corte è una cosa un po’ più seria delle correnti del Pd”. Perché ora gli occhi sono puntati sulla sentenza della Consulta.

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Il ricorso è pronto e verrà presentato probabilmente in 30 distretti a fine ottobre, quando entrerà in vigore la legge. Ci stanno lavorando avvocati e costituzionalisti. Lunedì presenteranno l’operazione alla Camera alcuni parlamentari dell’opposizione, ma soprattutto Roberto Zaccaria, che guida la rete dei costituzionalisti, Enrico Grosso che sta scrivendo il ricorso e l’avvocato Pietro Adami, che sta coordinando gli avvocati. Ma non prima dell’entrata in vigore della legge, a occhio e croce a fine mese. I Tribunali si pronunceranno verosimilmente a gennaio. E dunque, la sentenza della Corte difficilmente arriverà prima di metà febbraio. Gli spifferi che arrivano dalla Corte sono contraddittori: tutto da vedere se e quante parti della legge saranno bocciate. Vari i punti che verranno affrontati: le preferenze “a metà”, l’abnorme numero di firme che di fatto blocca l’ingresso in Parlamento di nuovi partiti, il mancato equilibrio di genere, il premio di maggioranza (in particolare quello su base Regionale in Senato), la creazione di un unico collegio mondiale per il voto degli italiani all’estero. E poi, l’indicazione del candidato premier. Per questo, Schlein pensa ai gazebo dopo la Consulta. Mezzo Pd lavora ancora contro i gazebo. Ma lo stesso Nicola Fratoianni, da sempre dichiaratamente contrario alle primarie, chiarisce che a questo punto bisogna decidere la strada, a prescindere dalla Corte. Ieri sia lui che Angelo Bonelli hanno parlato con Schlein, assente al pranzo con Conte del giorno prima per rassicurarla, ma anche per chiarire che tocca fare una riunione tutti e quattro il prima possibile. Intanto, Bruno Tabacci continua a cercare deputati per creare il suo sottogruppo, da mettere poi a disposizione di Ernesto Maria Ruffini e Franco Gabrielli, in maniera da ridurre il numero di firme necessarie. A proposito di centro e di incognite per il campo progressista.