(di Giovanni Valentini – ilfattoquotidiano.it) – Tra il 50% e il 42%, per l’aritmetica, ci sono otto punti di differenza. Ma per la politica può diventare un distacco abissale.

A distanza di oltre mezzo secolo dall’introduzione della cosiddetta “legge truffa”, approvata nel 1953 e poi abrogata appena un anno dopo a furor di popolo, quegli otto punti percentuali rappresentano il confine fra la democrazia e quella che ormai si chiama comunemente “democratura”.

Vale a dire una forma di “democrazia autoritaria”, cioè illiberale, in cui la mitica stabilità dell’esecutivo – peraltro già assicurata dalla legge attuale che ha consentito al governo Meloni di diventare il più longevo nella storia della Repubblica – prevale sulla rappresentanza. E dove una minoranza del corpo elettorale, di destra o di sinistra che sia, può diventare una larga maggioranza parlamentare a dispetto del pluralismo politico.

La differenza, sul piano mediatico, è che il 50% indicato nel 1953 dalla “legge truffa” provocò un’ondata di reazioni, polemiche e proteste, pur corrispondendo alla metà dei votanti. Ma fu, appunto, abrogata nel ’54. Mentre oggi il 42% individuato dal “Melonellum” viene considerato una soglia sufficiente per far scattare un premio che consiste in 70 deputati aggiuntivi e 35 senatori aggiuntivi.

Una “maggiorazione” di 105 parlamentari extra su un totale di 600, insomma, che aumenta artificialmente il potere del partito o della coalizione, di destra o sinistra che sia: come accade alla potenza (e alla velocità) di un motorino “truccato” dal meccanico, lucidando i condotti, togliendo i limitatori inseriti dalla fabbrica per rispettare i 45 chilometri all’ora o eliminando quelli nella marmitta originale.

Ma il fatto è che, in questo caso, chi possiede o guida un “cinquantino” truccato rischia una sanzione amministrativa da 422 a 1.694 euro e il fermo del veicolo per 60 giorni (art. 97 del Codice della strada).

Nel caso della nuova legge elettorale approvata dal centrodestra a colpi di maggioranza, invece, lo schieramento che vince non solo non viene sanzionato in alcun modo, ma anzi viene premiato con la “maggiorazione” dei parlamentari.

Il peggio del peggio è che quel 42% dei votanti, considerando circa il 37,2% di astenuti o schede bianche delle ultime politiche pari a circa 7,3 milioni di voti, corrisponde in realtà al 26,4% ovvero poco più di un quarto dell’intero corpo elettorale: questa è, per l’appunto, la minoranza che diventa maggioranza, una maggioranza blindata.

Ed è una legge che, per di più viene approvata con il ricorso al voto di fiducia definito “scandaloso” dalla stessa Meloni quando era all’opposizione, ai tempi dei governi di Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, invocando a gran voce l’intervento del capo dello Stato.

“Ma Mattarella dov’è?”, si chiedeva polemicamente la premier nel 2017 in tv.

La stessa domanda potrebbero porla oggi le opposizioni. A maggior ragione, possiamo porla noi cittadini ed elettori.

Tanto più che, come abbiamo detto prima, la “legge truffa-bis” è di gran lunga peggiorativa di quella di 70 anni fa e di tutte quelle successive, compreso il Porcellum dell’ex ministro Calderoli, da lui stesso bollato come una “porcata”.