Il governo Meloni ha ufficialmente inviato al Parlamento la relazione necessaria per ottenere uno scostamento di bilancio – cioè un indebitamento extra – da 28,8 miliardi di euro per i prossimi due anni. Le somme saranno divise in due: per metà su misure contro il caro energia, come bonus edilizi e per i trasporti; per metà sul potenziamento della Difesa.

(di Luca Pons – fanpage.it) – Dopo mesi di chiacchiere e speculazioni, il governo ha messo nero su bianco i numeri che definiscono il quadro della prossima manovra, e non solo. Il Documento programmatico di finanza pubblica (o DPFP) ha chiarito quali saranno i paletti da rispettare in termini di bilancio. Ma dal Consiglio dei ministri è arrivato anche un altro documento fondamentale: una relazione al Parlamento con cui l’esecutivo chiede ufficialmente l’autorizzazione a indebitarsi più del previsto, per 28,8 miliardi di euro di investimenti nel settore della difesa e dell’energia.

Nella relazione si parla di “rafforzamento della resilienza del sistema energetico e della capacità di difesa”. L’importo che si potrà spendere è già definito, ed è diviso esattamente a metà: l’anno prossimo, 7,2 miliardi sull’energia e 7,2 miliardi sulla difesa; nel 2028, la stessa cifra. Gli interventi in questione non finiranno nella prossima legge di bilancio, anche perché non ce ne sarebbe il tempo, considerando i passaggi parlamentari ed europei da completare. Gli effetti si vedranno, quindi, nei primi mesi del 2027. Ecco perché il governo ha chiesto questi soldi e come intende usarli.

Perché il governo ha chiesto 29 miliardi di debito in più e cosa succede ora
Il meccanismo che ha permesso di richiedere l’indebitamento è la cosiddetta clausola di salvaguardia europea. Sostanzialmente, gli Stati dell’Ue possono ‘deviare’ rispetto alle indicazioni che avevano ricevuto in passato sui conti pubblici, e indebitarsi più del previsto, per fare fronte a un’emergenza inaspettata. Quell’emergenza, per tutta Europa, sono i conflitti attualmente in corso (Ucraina e Iran su tutti) e il conseguente, durissimo rincaro dell’energia, che fa anche salire tutti gli altri prezzi. Un punto va chiarito: non si tratta di soldi europei, magari a fondo perduto, ma di debito pubblico in più per l’Italia.

Nei progetti che il governo aveva annunciato negli ultimi mesi, la richiesta avrebbe dovuto essere ancora più ampia: oltre 36 miliardi di euro di indebitamento, di cui circa 14 dedicati al caro energia e i restanti 22 alla Difesa. Ma alla fine, un po’ per problemi contabili e un po’ per motivazioni politiche (cioè per evitare attacchi dal centrosinistra, da Vannacci e anche dalla Lega), Meloni ha scelto di ridurre la somma dedicata al settore militare, portandola alla pari con quella per l’energia. Così, il ministro Crosetto si è ritrovato con 7-8 miliardi in meno di quanto avesse previsto per gli investimenti dei prossimi anni.

Ora la parola passa al Parlamento, perché in Italia il governo non può decidere in autonomia di spendere tutti questi soldi in più rispetto ai piani. Toccherà a Camera e Senato approvare formalmente il cosiddetto scostamento di bilancio, cioè appunto il debito extra, da 28,8 miliardi.

Le misure contro il caro energia: bonus trasporti, Ecobonus, rinnovabili
Per quanto riguarda l’energia, la relazione dà alcune indicazioni. Il governo vuole riconoscere alle famiglie un “contributo per interventi conformi a quanto previsto dalle Comunicazioni della Commissione europea”: questo significa, come era emerso già a fine agosto, che tra le opzioni ci sono sovvenzioni per l’energia geotermica e solare, bonus per sostituire la caldaia con sistemi meno inquinanti come le pompe di calore, ma anche un potenziale nuovo Ecobonus al 65% per gli interventi che riducono il consumo energetico di un edificio.

Sempre per i cittadini, si parla di misure per “favorire l’utilizzo del trasporto pubblico da parte degli studenti”. Sappiamo che nel Piano sociale per il clima l’Italia ha previsto un bonus trasporti fino a 400 euro da far entrare in vigore nel 2027, che però non riguarda in modo specifico gli studenti. Potrebbero, quindi arrivare novità sul tema.

La relazione cita anche le imprese, per le quali si vuole “sostenere la produzione di energia da fonti rinnovabili”, “contenere i costi energetici per quelle maggiormente esposte e a favorire la decarbonizzazione”. Tra le proposte concrete c’è “una nuova Energy Release”, il misure per impianti fotovoltaici, e anche un potenziamento della produzione idroelettrica e a biometano. Infine, i 14,4 miliardi di euro in due anni dovrebbero servire anche per investimenti sulle ferrovie e per fare lavori di efficientamento energetico in ospedali, scuole, università e impianti sportivi pubblici.

Le indicazioni sulla spesa militare: aumenti per il personale e investimenti pluriennali
Non solo il governo ha ridotto i soldi che avrebbero dovuto andare alla difesa, ma ha anche cercato di dare molta meno enfasi al fatto che ci siano dei progetti per il settore militare. Con la campagna elettorale che si avvicina, il prezzo di benzina e bollette alle stelle e una nuova ondata di inflazione alle porte, l’obiettivo è chiaramente concentrare l’attenzione dei cittadini sugli interventi contro il caro energia. Non a caso, nella relazione poche righe sono dedicate agli “interventi in materia di difesa”.

Si parla di “contribuire al progressivo rafforzamento delle capacità operative e tecnologiche”, ricordando che l’Italia si è impegnata “in ambito Nato” ad alzare la spesa militare fino a raggiungere il 5% del Pil entro il 2035. A questo servono i 14,4 miliardi di euro in due anni, che in realtà, come detto, avrebbero dovuto essere più di 22. La relazione spiega che i soldi andranno sia alla “componente corrente”, cioè agli aumenti di stipendio del personale e alle “esigenze operative”, sia al “rifinanziamento di programmi di investimento pluriennali”. Non si entra nel dettaglio, però, su quali siano i programmi in questione.