(ANSA) – “Mio nonno Filippo Quartararo fece una società con Silvio Berlusconi nel 1969-70, per investire soldi suoi e di altre persone. Lui mise 4-5 miliardi di lire ma la somma complessiva dell’investimento era di 20 miliardi di lire” dell’epoca.
Lo ha detto il boss Giuseppe Graviano rispondendo ai pm come teste al processo Baiardo di Firenze.
Graviano ha detto di aver saputo di questi investimenti dopo la morte di suo padre, nel 1982, dal nonno Quartararo che tra il 1982 e 1983 gli avrebbe fatto conoscere Berlusconi. “Ci fu un incontro a Milano in un albergo con Berlusconi, io, mio nonno e mio cugino Salvo”, “ricordo una carta privata”.
La testimonianza in video collegamento di Giuseppe Graviano è stata interrotta per un problema all’audio, in modo da poter perfezionare il segnale di trasmissione. Prima dell’interruzione, sempre rispondendo al pm, il boss aveva sostenuto che “c’era una carta privata” riguardo agli investimenti, che ne attestava l’esistenza.
“C’erano i nomi degli investitori?”, la domanda dei pm. “C’erano, ma non posso confermare bene”, ha risposto facendo comunque capire che gli risulta anche quello di Berlusconi.
“Il 20% delle ricchezze prodotte da questi investimenti sarebbero state ritornate agli investitori”, ha anche ricordato precisando che per la sua famiglia si occupava delle restituzioni dei profitti tratti dagli investimenti a “mio cugino Salvo”. “Io non ho mai ricevuto nulla da questi investimenti”.
“Quando mio padre morì nel 1982 – ha aggiunto – mio nonno Filippo Quartararo mi racconta di questo investimento e mi chiede se potevo seguire questa cosa con mio cugino Salvatore. Mio padre non era interessato a questo investimento”.
Sempre secondo il racconto di Graviano, nel tempo ci sarebbero stati alcuni incontri con Berlusconi. Il pm Gestri ne chiede se li ricorda. “Uno ci fu prima di essere arrestato in un appartamento a Milano”, ha detto Giuseppe Graviano confermando che dagli inquirenti gli fu mostrato un filmato con un appartamento individuato come luogo di questo incontro col Cav.
“C’era un residence con una piscina, era vicino a Milano. Il residence lo riconobbi ma l’appartamento no”, ha detto. Un altro incontro “può essere stato nel 1986, ero latitante. Berlusconi lo sapeva, ne parlavano tutti i giornali”. Oggetto degli incontri? chiedono i pm. “Si parlava – la risposta – dei nomi delle persone da inserire nelle società in cui erano investiti i soldi”.
Nell’incontro che Graviano fa risalire al dicembre 1993 “nell’appartamento c’ero io con mio cugino e con Berlusconi, accompagnato da una persona ma non mi ricordo chi era”. “Era un incontro per sistemare tutto” e per fissare una data “del febbraio 1994 per formalizzare i nomi delle persone che dovevano entrare nelle società”



Se oltre a B. saltano fuori anche gli altri partecipanti agli investimenti, lo Stato dovrà darsi da fare per costruire molti altri aeroporti da intitolare.
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