
(di Michele Serra – repubblica.it) – La promozione della «cultura patriottica» e dell’identità nazionale è una fissazione comune di tutte le nuove destre. Ne fa parte la grottesca decisione della Rai meloniana di sostituire Rai Scuola con una rete che si chiama Italiana, e si sa già come andrà a finire: la promozione del caciocavallo e il corteo degli sbandieratori potranno finalmente prendere il posto delle pedanterie tendenziose dei professori di sinistra.
Per non dire della campagna dei fascisti tedeschi di Afd contro il glorioso Bauhaus, che fu culla del modernismo europeo e in quanto tale viene giudicato «non tedesco». Già il nazismo aveva inserito Bauhaus nel lungo elenco dell’«arte degenerata», quasi un secolo dopo si deve prendere atto che qualcuno ci riprova.
Perché mai arte e cultura debbano essere «patriottiche» è una domanda che non prevede risposta. È insensata in partenza. Da sempre, ma tanto più nel mondo incredibilmente rimpicciolito dal web e dalla continua contaminazione culturale, le gabbie nazionali stanno molto strette alle attività intellettuali. Basta dire “università” per capirsi, anche etimologicamente parlando. E basta pensare alla ricerca scientifica per considerare le identità nazionali come irrilevanti.
Non c’è materia più cosmopolita della cultura, che per sua natura va oltre le angustie, il già noto, il già digerito. Mettere sotto controllo intellettuali e artisti è l’ossessione di tutti i regimi, tanto più se quei regimi nascono speculando sulla paura del nuovo, del diverso, dell’impuro.
Il mito della Tradizione che ci salva da tutto ciò che sta fuori dall’uscio di casa fa colpo su chi, non avendo potuto studiare, ha meno cultura: appunto. La cultura fa respirare. È il principale antidoto all’idea claustrofobica di Patria che i nuovi patrioti cercano di somministrare al popolo.
Sono d’accordo!! Però obiettivamente è un problema veramente culturale italiano. Chi guardava Rai scuola ? Ho l’impressione che le destre abbiano semplicemente colto l’occasione…o no?
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IL GOVERNO MELONI E IL PIANO DI DISTRUZIONE SISTEMATICA DELL’ITALIA DI LICIO GELLI- Viviana Vivarelli
La cacciata di Ranucci come la distruzione di Rai Scuola, trasformata in Rai-sagre, come i 134 decreti che in 4 anni hanno delegittimato il Parlamento e la democrazia, rientrano in un preciso piano di deculturizzazione nefasta del Paese che è il prosieguo del Piano della P2 del massone Licio Gelli.
Ma anche in Europa, sotto il dominio della von der Leyen e con i Governi orrendi e guerrafondai dell’ultimo decennio, la democrazia non se la passa molto bene.
Non c’è da stupirsi se i governi che attualmente e mentitamente si appellano “democratici” cerchino di appiattire il livello culturale dei cittadini e di far regredire il Quoziente intellettivo medio, per la serie che un popolo ignorante si domina meglio di uno dotato di intelligenza, conoscenza e senso critico. D’altronde c’è chi ha fatto delle rivoluzioni anche per questo.
Nella rivoluzione cubana un certo Ernesto Guevara non accettava tra i rivoluzionari persone che non sapessero leggere né scrivere, motivando la scelta con una semplice ma importante frase:
“Un popolo ignorante è un popolo facilmente soggiogabile”.
Non c’è da stupirsi allora della situazione attuale e delle varie leggi e decisioni di questo Governo barbaro e regressivo che insiste metodicamente e con tutti i mezzi a disposizione nel fine di distruggere la nostra scuola e la nostra cultura.
Il piano di deculturizzazione portato avanti dalla Meloni e avanzato vieppiù in modo volgare da Vannacci, prosegue pedissequamente il Piano di Rinascita democratica di Licio Gelli.
Il Piano della P2 prevedeva la degradazione della scuola, il controllo dei mezzi di informazione e il condizionamento dell’opinione pubblica tramite la strumentalizzazione dei media e dei social.
Acquisizione del controllo del principale gruppo editoriale italiano e del suo quotidiano di riferimento, Rizzoli, Corriere della Sera, per orientare la linea editoriale e neutralizzare le inchieste sgradite.
Acquisto di quote e posizioni di influenza in varie testate regionali e riviste per garantire una copertura capillare del territorio. Vedi il gruppo Angelucci,
Sostegno alla nascita e allo sviluppo della televisione privata per spezzare il monopolio statale della RAI e ridefinire i modelli di consumo culturale o riduzione della RAI a megafono del potere.
Promozione di un clima culturale ostile alle sinistre e all’influenza di valori di sinistra nella società civica e nel mondo accademico.
Interventi sul sistema scolastico e universitario per limitare la politicizzazione degli studenti e riformare i programmi in senso moderato e produttivista, vietando il senso critico e la dissidenza.
Erosione della democrazia rappresentativa: Diffusione di un sentimento di sfiducia verso i partiti tradizionali e la magistratura, favorendo una cultura politica di tipo presidenzialista e maggioritario o favorendo l’astensionismo che è visto benissimo dalle dittature, perché chi non partecipa di fatto acconsente.
Nel “Piano di Rinascita Democratica” di Licio Gelli e della P2, la scuola e l’università occupavano un posto centrale. L’obiettivo principale era depoliticizzare il mondo dell’istruzione, smantellare l’influenza della sinistra e riorganizzare il sistema in senso produttivistico e conservatore.
Punti chiave del piano per la scuola e l’università:
Revisione dei programmi e dei libri di testo: Espurgare i manuali scolastici da impostazioni ideologiche di sinistra (in particolare nel campo della storia e della filosofia) per promuovere valori legati al libero mercato, al merito e all’ordine costituito.
Depoliticizzazione e divieto di propaganda: Eliminare l’agibilità politica e le assemblee d’istituto di stampo ideologico negli istituti secondari e negli atenei, riducendo la partecipazione studentesca e sindacale nella gestione della didattica.
Riforma della docenza: Inserire criteri di selezione e progressione di carriera per i professori basati su valutazioni di merito rigorose, ostacolando l’accesso all’insegnamento e alle cattedre universitarie ai quadri militanti della sinistra.
Valorizzazione dell’istruzione privata e tecnica: Finanziare ed equiparare la scuola privata a quella statale per creare un canale educativo alternativo, potenziando al contempo la formazione tecnica e professionale rispetto a quella liceale e umanistica, in funzione delle esigenze del mondo aziendale.
Abolizione del valore legale del titolo di studio: Una proposta cardine per liberalizzare il mercato del lavoro universitario, favorendo gli atenei privati e d’élite rispetto a quelli statali.
A questo l’esempio Vannacci ha aggiunto l’equiparazione a lauree di titoli militari di ben altro livello e con ben altre funzioni.
Il calo del Quoziente Intellettivo dell’Occidente è un fenomeno molto grave ed è in diretto rapporto con la bassa qualità dei Governi europei, creando un loop insostenibile per cui più i Governi sono formati da individui di bassa moralità e preparazione, più peggiora l’informazione e la scuola e più si creano elettori incapaci e retrogradi, e così via in cerchi di progressiva regressione.
La questione del calo del Quoziente Intellettivo (QI) medio riguarda il fenomeno noto come effetto Flynn inverso (o Reverse Flynn Effect). Se per tutto il XX secolo le misurazioni del QI nei paesi sviluppati hanno mostrato una crescita costante di circa 3 punti per decennio (effetto Flynn), a partire dalla metà degli anni ’90 i dati psicometrici hanno evidenziato un’inversione di tendenza o una stasi in diversi Paesi europei fino ad arrivare aalla perdita media di 7 punti.
I primi segnali di declino sono stati documentati nel Nord Europa (Norvegia, Danimarca, Finlandia e Regno Unito) attraverso i test attitudinali di leva militare e misurazioni standardizzate.
In vari contesti europei si osserva un calo compreso tra 1,5 e 4 punti di QI per decennio rispetto ai picchi registrati alla fine del secolo scorso.
Le perdite maggiori riguardano il ragionamento logico-astratto, la memoria di lavoro e le abilità matematiche.
Per l’Italia il quadro si inserisce nelle dinamiche generali del continente, ma con specificità relative alle competenze di base e al sistema formativo. Dai test OCSE-PISA e PIAAC risulta una flessione nelle competenze di comprensione del testo, alfabetizzazione funzionale e ragionamento matematico.
Gli Italiani trovano sempre più difficile capire un testo complesso e mantengono la concentrazione sempre meno mentre si notano riduzioni significative nella memoria storica.
Siamo passati da una cultura basata sulla lettura approfondita e anche critica di testi cartacei ad una ricezione rapidissima e frammentata delle informazioni al punto da non permetterne non solo la critica ma nemmeno la comprensione o la risposta emotiva. Questo ha ridotto i tempi di attenzione sostenuta e l’allenamento al pensiero sequenziale rigido. I programmi scolastici negli ultimi decenni hanno progressivamente ridotto lo spazio dedicato all’apprendimento mnemonico e al calcolo mentale astratto, privilegiando altre competenze.
Ci aggiungiamo l’esposizione a un maggior inquinamento ambientale e la diminuzione del tasso di socialità, aggravato soprattutto dopo l’isolamento del Covid e con l’aumento dell’uso del cellulare.
Consideriamo però il fatto che i test attuali considerano soprattutto le facoltà logico-matematiche a discapito di altre forme di intelligenza che andrebbero pure studiate, e tra queste io metterei anche la maggiore facilità ad usare la tecnologia attuale pur nei suoi rapidissimi mutamenti, che è altissima nei più giovani mentre si allarga a dismisura il gap tra loro e i meno giovani più lenti ad adeguarsi ai mutamenti tecnologici e dunque estromessi gradatamente dal mondo. Il digitale ha prodotto gravi campi di esclusione. L’adeguamento della popolazione anziana all’evoluzione tecnologica rappresenta una forma di digital divide generazionale. La difficoltà di adattamento non deriva da un’incapacità cognitiva intrinseca, ma dalla divergenza tra il ritmo dell’innovazione e i modelli di apprendimento caratteristici della terza età.
I software moderni si basano su metafore visive e logiche di navigazione implicite pensate per i “nativi digitali”. L’assenza di feedback fisici e la continua modifica dei layout tramite aggiornamenti creano disorientamento. Con l’avanzare dell’età, la memoria fluida e la velocità di elaborazione tendono a ridursi, rendendo più faticosa l’assimilazione di procedure stratificate e prive di una logica analogica diretta. La riduzione della vista, del contrasto cromatico e della coordinazione motoria fine rende complessa l’interazione con schermi touch di piccole dimensioni o tastiere virtuali. La paura di commettere errori irreversibili (es. transazioni bancarie errate, perdita di dati) o di cadere vittime di truffe informatiche (phishing) genera ansia da prestazione e blocco decisionale.
Insomma non solo siamo una società in declino ma penalizziamo parti di umanità sempre più grandi, escludendole da una partecipazione consapevole al vivere comune.
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