Paolo Mieli: «Il sondaggio di Lavitola? Gli risposi: “È perfetto”, ma non lo aprii nemmeno, non sapevo fosse per Ranucci. Io al Cefalù? Certo, per quelle vongole già sgusciate…». Intervista al giornalista e saggista: «Gli avevo chiesto di non dirmi a chi pensasse e lui non fece nomi. Se andavo al suo ristorante? Sì: lui poi mi riportava a casa. Da formidabile cantastorie, era un godimento ascoltarlo»

(di Tommaso Labate – corriere.it) – «Ma certo che sono scosso. Ho disturbi del sonno, a volte mancanza di appetito», risponde (ironicamente) Paolo Mieli quando gli si chiede (seriamente) se e quanto sia turbato dall’essere finito dentro la fantomatica triangolazione politica tra Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci, il possibile movente dietro l’attentato ai danni del secondo per cui il primo è indagato come mandante e reo confesso. Alla messa a punto del famoso sondaggio per testare la popolarità del conduttore di Report come leader del centrosinistra e sfidante di Giorgia Meloni, a cui l’editorialista del Corriere avrebbe partecipato insieme a Stefano Cappellini, ci si arriva per gradi.
Direttore, quando ha conosciuto Lavitola?
«Circa otto mesi fa. Prima di allora sapevo chi fosse, ovviamente. Ma non l’avevo mai visto né sentito».
Dopo l’attentato a Ranucci, quindi.
«Molto dopo. Una mia amica che oggi vive, lei per davvero, nel terrore di essere accostata a questa storia anche solo di striscio, mi porta in questo ristorante di pesce di proprietà di Lavitola: il Cefalù. E Lavitola nel giro di pochissimo si dimostra un oste da vecchia Roma, di quelli che si avvicina al tavolo, poi si siede, poi porta appresso altri avventori…».
Che prima impressione le fece?
«Meravigliosa».
Addirittura. E perché?
«Vede, io sono uno di quegli amanti degli spaghetti alle vongole che vivono nel tormento interiore del vederseli serviti quasi sempre con tutti i gusci. Col tempo che perdi a sgusciare le vongole, gli spaghetti si freddano e poi diventa complicato assaporarli… Ecco, Lavitola mi fece servire gli spaghetti con le vongole già sgusciate, senza aglio e senza spezie».
Che posto è il Cefalù?
«L’ultimo ristorante dove avrei pensato di andare per sperare di passare inosservato. Durante la cena si aggregava Lavitola, che con me che faccio il giornalista cominciava a fare l’elenco, “conosco questo e quello, qui viene Santoro, qui viene Ranucci che tra l’altro è il mio migliore amico”. Più una galleria di frequentatori abituali, che puntualmente si agganciavano alla chiacchierata: l’ortopedico tedesco che dice di saper curare ogni tipo di dolore alle ossa, l’ex militare esotico dal passato incredibile che non vede l’ora di rivelare, l’esordiente convinto di avere nel cassetto il romanzo del secolo…».
Par di capire che ci torna spesso a mangiare da Lavitola, dopo la prima volta.
«Diverse volte».
Ranucci c’era?
«Ranucci l’ho visto là dentro giusto una volta, ma non mi è rimasta granché impressa. Consideri che è uno che negli ultimi quindici anni vedo tutte le settimane a via Teulada, visto che entrambi registriamo lì i nostri programmi Rai. Il centro del mondo là dentro era sempre Lavitola, le sue avventure, i suoi racconti».
Lavitola diventa suo amico?
«Una sera succede che mi si rompe la macchina e Lavitola si propone di accompagnarmi a casa. Dalle volte successive sarebbe diventato una specie di rito: io andavo a mangiare al Cefalù in taxi e al ritorno mi avrebbe riportato Lavitola. Durante il tragitto, da formidabile cantastorie qual è, mi raccontava degli anni passati in carcere, della coda di quel berlusconismo che aveva vissuto da dentro, di Dell’Utri e Letta che si detestavano, di Dell’Utri che era suo amico mentre Letta voleva farlo fuori… Si figuri, per me era un godimento avere la possibilità di sentire da un testimone oculare quello che succedeva dall’altra parte del muro del potere, quindi lo ascoltavo con attenzione. Quando poi cambiava argomento e passava ai temi legati ai suoi affari, tipo il carbon credit, sempre rimanendo in silenzio spegnevo l’interruttore dell’attenzione e cominciavo a pensare ai fatti miei».
Scusi, Mieli, ma a collaborare al sondaggio di Lavitola per Ranucci premier lei come ci è finito?
«Una sera Lavitola mi fa “senti”, eravamo passati dal lei al tu, “ho un progetto politico per il centrosinistra e un nome eccezionale in grado di battere tutti”».
Lei prova a farsi dare il nome?
«L’esatto contrario. Sapendo tra me e me che tipo di consistenza potesse avere un progetto del genere, gli ho detto “guarda non me lo dire ché non lo voglio sapere”. Metti poi che il nome esce, spunta quello che dice che ci sono io in mezzo alle primarie, per carità…».
Ha pensato in cuor suo che Lavitola pensasse a Ranucci?
«Neanche per mezzo secondo, pur sapendo della loro amicizia. Ma su, siamo seri, il centrosinistra è in grado di triturare Domineddio, figuriamoci Ranucci».
A un’ipotesi però avrà pensato.
«Ero convinto che il nome nella sua testa fosse quello di Nicola Gratteri».
Lavitola le parla del fantomatico sondaggio americano che comprovava le sue convinzioni su questo leader imbattibile?
«Mai. Mi dice però che vuole costruire un sondaggio per testare la sua intuizione. Una sera mi fa “senti, a proposito di quel progetto vorrei convocare una riunione con te e…”. A me alla parola “riunione” iniziano a venire i sudori freddi, con tutte le cose che ho da fare figuriamoci perdere tempo con una faccenda del genere. Rimaniamo d’accordo che mi avrebbe mandato questa bozza di sondaggio via WhatsApp, che avrei letto e alla quale avrei proposto integrazioni».
Cosa che alla fine fece?
«Macché. Appena ricevo questo documento, credo senza neanche averlo letto, rispondo subito “è perfetto, meraviglioso, va benissimo così”. Se mi fossi messo a questionare, Lavitola si sarebbe rifatto sotto con la storia della riunione».
Alla fine, Mieli, il suo contributo al sondaggio?
«Zero. Non una sillaba, non una virgola».
E il nome di Ranucci legato al progetto?
«Mai sentito. Lavitola non me l’ha fatto. Io, ribadisco, avevo chiesto di non sapere a chi pensasse; e, come le ho detto, ero convinto che avesse in mente un’altra persona».
Cappellini ha scritto su «Repubblica» di aver ricevuto da Lavitola un messaggio in cui lo avvertiva dell’indagine a suo carico per la bomba e si rammaricava della possibilità di creargli un danno di immagine. Lei?
«Lo stesso identico messaggio Lavitola l’ha scritto anche a me».
E lei che cos’ha gli ha riposto?
«Una cosa tipo “non ti preoccupare, ci rivediamo appena questa storia sarà finita anche con la pasta alle vongole sgusciate”».
È la prima volta che ha collegato Ranucci al progetto?
«Sì».
Al posto di Ranucci, farebbe un passo indietro da «Report»?
«Ma io al posto di Ranucci non ci sarei mai finito. Vede, la gente che va in tv viene fermata di continuo al mercato dalla signora che ti dice “ci vorrebbe uno come lei in politica”; se poi ci aggiungi gli applausi dell’Anm, i telegrammi delle cariche dello Stato, la solidarietà del centrosinistra, qualcuno può finire per crederci per davvero che può fare il presidente del Consiglio dal nulla. Soprattutto se, nel pieno del metoo, scrivi in un libro dettagli veri o romanzati di storie con collaboratrici per cui un altro sarebbe stato impalato, mentre lui è stato incensato».
La storia di Ranucci leader politico avrebbe avuto un senso?
«Forse avrebbe potuto fare il Vannacci di sinistra e rosicchiare qualcosa. Ma rimanendo alleato di Schlein e Conte».
S’è chiesto perché Lavitola ha messo su questo delirio?
«Depurata dai dettagli più drammatici, questo capitolo della storia è un pezzo di commedia all’italiana, tipo Vogliamo i colonnelli. Non essendoci più i Monicelli, Age o Scarpelli la potrebbe sceneggiare Fulvio Abbate. Io penso che Lavitola cercasse di rientrare nel giro della politica. Per alcuni è come l’eroina: se la provi una volta, ne resti schiavo anche se ti ha fatto male, tanto male».
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Mieli mi fa pensare ad Amato, uno che ha lavorato gomito a gomito con i peggio ladri, corrotti e corruttori ma non ha visto niente, non sa niente.
Con l’aggravante che Mieli sarebbe un giornalista.
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Sappiamo cosa produsse un piatto di lenticchie .
Oggi diventa noto che una sola portata di vongole sgusciate è in grado di procurare dipendenza pressoché immediata, non puoi più farne a meno.
Uno scoop sul destinatario del sondaggio? È l’ ultimo dei pensieri di Mieli, perché gli spaghi si freddano.
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Probabilmente in questa storia Lavitola è più credibile di Mieli
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Nell’equazione di questa storia la credibilità è la variabile X.
Una volta risolta il risultato è X = 0. (es. X+ 9 = 9)
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Anche perché ci sono le chat che lo smentiscono.
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PER DUE VONGOLE IN PIU’
…sono uno di quegli amanti degli spaghetti alle vongole che vivono nel tormento interiore del vederseli serviti quasi sempre con tutti i gusci. Col tempo che perdi a sgusciare le vongole, gli spaghetti si freddano e poi diventa complicato assaporarli…
In effetti e’ gran bel problemone… crea davvero un tormento interiore da non credere…
si figuri, per me era un godimento avere la possibilità di sentire da un testimone oculare quello che succedeva dall’altra parte del muro del potere, quindi lo ascoltavo con attenzione.
Sentire cosa succede dall’altra parte del muro del potere… …detto da te che sei uno dei primi giannizzeri del potere: ma non ti vergogni neppure un po’ a raccontare ‘ste fregnacce?
Quando poi cambiava argomento e passava ai temi legati ai suoi affari, tipo il carbon credit, sempre rimanendo in silenzio spegnevo l’interruttore dell’attenzione e cominciavo a pensare ai fatti miei».
Bell’amico…
«Una sera Lavitola mi fa “senti”, eravamo passati dal lei al tu, “ho un progetto politico per il centrosinistra e un nome eccezionale in grado di battere tutti”». Lei prova a farsi dare il nome?
«L’esatto contrario.
Quando si parla “dell’innata curiosita’ del giornalista”…
A un’ipotesi però avrà pensato.
«Ero convinto che il nome nella sua testa fosse quello di Nicola Gratteri».
Ahahahahahahahahahah
Cosa che alla fine fece?
«Macché. Appena ricevo questo documento, credo senza neanche averlo letto, rispondo subito “è perfetto, meraviglioso, va benissimo così”.
Ripeto, bell’amico!
Per alcuni (la politica) è come l’eroina: se la provi una volta, ne resti schiavo anche se ti ha fatto male, tanto male.
Proprio come gli spaghetti alle vongole. Purche’ sgusciate…
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un soggetto di cui non mi sono mai fidato paro paro al vespone.
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Un incartatotano di vecchio stampo che tenta di sopravvivere alle ere glaciali🤔
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Ribadisco. Ranucci non mi ha mai convinto, troppo egoriferito, e comunque con un giornalismo d’inchiesta spesso “a tesi”. Quando ha trattato argomenti che conoscevo a menadito ha detto molte ka22at3. Però ammetto che Report è uno dei pochissimi programmi che non ha paura del Potere.
Detto ciò….Paolo Mieli è pericoloso. Quindi non lo commento…
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Simone Mencarelli
Chi è Paolo Mieli ?? Da dove viene e qual’è la sua storia? Un uomo che sarebbe stato meglio non fosse mai apparso sulla scena Nazionale ed oltre! Il Mario Draghi dei media che al pari del fasullo economista,è stato spacciato falsamente per fenomeno ! Oggi parliamo di questo impresentabile servo,penna grigia del pseudo giornalismo di comodo!!apprezzato soprattutto da quella falsa sinistra che lo ha elevato a grande vecchio dell’informazione, premiandolo da sempre, riservandogli il meglio senza mai aver avuto meriti o qualità! Renato Mieli, padre del giornalista ex direttore storico della Stampa e del Corriere Paolo Mieli, era una spia dei servizi segreti britannici. Mieli era codificato dai servizi segreti britannici come “colonnello Ralph Merryl” e nel corso del secondo conflitto mondiale venne impiegato nell’organizzazione della “divisione per la guerra psicologica” (PWB), l’organismo creato per manipolare l’opinione pubblica attraverso il controllo dei media italiani. All’interno del PWB Mieli senior era il responsabile dell’agenzia di stampa che gli Alleati usavano per gestire l’informazione sul territorio italiano. Al termine del conflitto, quando gli inglesi affidarono all’ufficiale dirigente del PWB Michael Noble il compito di riorganizzare l’industria dell’informazione, dell’editoria, dello spettacolo e dell’arte nel nostro paese, Mieli assurse a figura di riferimento assoluta a livello nazionale. Nel 1945 sotto l’egida dei servizi inglesi nasce l’ANSA, di cui Mieli è cofondatore e nominato primo direttore. Successivamente ricoprirà il ruolo di direttore dell’Unità fino al 1956, quando abbandonerà il PCI in séguito all’invasione sovietica dell’Ungheria. Dopo l’esperienza comunista Mieli si converte in un feroce liberista seguace della scuola di Von Mises e Hayek. Fonderà con sovvenzioni di Confindustria il CESES, “centro di ricerche economiche e sociologiche dei paesi dell’Est”: si tratta di una filiale dell’Interdoc, l’organo statunitense per assicurare l’espansione della NATO ad Est. Dal 1948, in luogo del PWB opera la versione britannica, l’Information Research Department, che ingaggerà numerosi giornalisti di spicco. Cosa abbia ottenuto da questi trascorsi Paolo, detto il camaleonte, ve lo lascio immaginare .. I fatti e le posizioni che questo individuo esterna parlano da sole!! Quando vi appare questo individuo in TV…(Ormai è ospite ovunque) …girate canale !!!
Le origini…
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aggiungerei il padre ebreo… è chiaro tutto o no?
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grazie anail….ci manca che si freghi le mani a mo di vespa e poi siamo a posto…che vergogna di uomo!
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Fonderà con sovvenzioni di Confindustria il CESES, “centro di ricerche economiche e sociologiche dei paesi dell’Est”: si tratta di una filiale dell’Interdoc, l’organo statunitense per assicurare l’espansione della NATO ad Est.
MA NON MI DIRE.
Chi è che qui ogni volta che si parla di Ucraina parla di AGGREDITO E AGGRESSORE?
E quando gli dici che la NATO si espande ad EST dal 1990 ti prende in giro perché sono fake news?
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Che non abbia letto quel sondaggio non ci credo nemmeno col filmato.
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Ribadisco: gli spaghetti con le vongole serviti con tutti i gusci sono un tormento. Si perde tempo a sgusciarle, non sai dove mettere i gusci, a un certo punto ti aiuti con la mano, devi poi andartela a lavare, e intanto gli spaghetti si freddano… Che fatica!
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Pensa se glie’ fanno na’ carbonara col guanciale😶🌫️
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Quanto è salottiero Mieli, diosanto
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Cosa ci si poteva aspettare da un Mieli intervistato dal giornale di cui e stato direttore due volte ? Una melassa di banalità con distrazioni di tipo letterario cioè descrizioni di vita quotidiana come nei romanzi per rendere tutto normale,accettabile,perfino divertente .Le chat vere riportate in qualche resoconto vero dicono tutt’ altro.
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non lo conoscevo … però sapeva della loro amicizia…hahahha..un’intervista che fra le righe risulta contraddicente.. e va beh… slurp,slurp.. e la bava vien giù!
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e perchè Sambuca non è nato da una famiglia di ebrei… un pò come il bollino blu a garanzia della stampa
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Lui è quello che gli Ucraini combattono per noi, combattono per la nostra libertà e combatteranno sino all’ultimo ucraino. Ha anche affermato di recente che la Schlein (che lui adora) deve cedere lo scettro del candidato (favorito) PdC a Conte per far vincere il campolargo. A questo punto non basta cambiare canale quando appare, bisogna proprio rovesciare e anagrammare tutto quello che dice per trarne le dovute conseguenze.
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Mieli, Riotta, Liguori, Sofri, Ferrara sono stati leader sessantottini: volevano distruggere il Potere e invece ne sono diventati dei servi sciocchi.
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Quando leggocon chi abbiamo a che fare e le loro frottole mi rifugio in ciò che rimane intonso nella sua schiettezza:
Ad esempio con la profonda semplicità di una melodia che galleggia nella luce eterna.
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