Aspi chiede una proroga decennale della concessione, che porterebbe la gestione ininterrotta a 92 anni senza mai una gara pubblica. Nonostante i moniti di Bruxelles

(Sergio Rizzo – lespresso.it) – I soliti italiani, avrà pensato qualche sospettoso a Bruxelles. Ma davvero non si potrebbe dargli torto, a giudicare dal dossier capitato sul tavolo della Commissione. Perché quando ci sono di mezzo concessioni pubbliche nel nostro Paese così allergico alla concorrenza spuntano subito le bolle. E se gli italiani hanno alzato le barricate per i balneari, figuriamoci quando ci sono in ballo le concessioni autostradali. Soprattutto, che concessioni.
Autostrade per l’Italia (Aspi), rientrata nell’alveo pubblico a carissimo prezzo per i contribuenti dopo la tragedia del viadotto Morandi, chiede una proroga di dieci anni della concessione. L’idea gira da un bel po’, ma adesso siamo arrivati al dunque.
La scadenza originaria era fissata per il 2018, poi prorogata per legge di vent’anni per favorire la privatizzazione, nel 1999. Con questa nuova proroga, cui il ministero delle Infrastrutture di Matteo Salvini non si manifesta contrario, si arriverebbe al 2048. In questo modo Autostrade per l’Italia, sia pure con differenti azionisti, avrebbe gestito per 92 anni, ininterrottamente dal 1956, la maggior parte della rete autostradale italiana senza mai dover fare una gara. Il governo italiano non ha sentito la necessità di aprire una procedura concorrenziale neppure dopo la tragedia di Genova, con i 43 morti e i danni catastrofici causati dal crollo del viadotto Morandi. Ma anziché revocare la concessione al gruppo Atlantia della famiglia Benetton e assegnarla a un soggetto diverso con una nuova gara (orientamento sostenuto con decisione in una sentenza del 2025 della Corte di giustizia europea), ha scelto di acquistarla a peso d’oro.
L’88 per cento di Autostrade per l’Italia appartiene oggi a una holding controllata per il 51 per cento dalla Cassa depositi e prestiti, la banca del Tesoro. Mentre il restante 49 di questa holding è suddiviso paritariamente fra i fondi Blackstone (statunitense) e Macquarie (australiano). Le quote restanti, rispettivamente il 7 e il 5 per cento, sono possedute da due altri fondi: Appia investments (Allianz-Edf) e Silk road (cinese). Una situazione determinatasi per volontà e decisioni della politica, e che è non è estranea a ciò che sta accadendo.
Autostrade per l’Italia è concessionaria di un servizio pubblico in condizioni non sfavillanti. E non soltanto per l’età avanzata della rete italiana, la più alta d’Europa. Approfondite due diligence svolte (guarda caso) solo in seguito al disastro di Genova hanno appurato che in passato le manutenzioni non siano state eseguite come previsto dai piani finanziari. Il che ha avuto di sicuro l’effetto di gonfiare i profitti, per la felicità dei vecchi azionisti ma con intuibili ripercussioni negative sulla rete. Va detto che il problema non ha riguardato esclusivamente la principale concessionaria, tanto che dopo il crollo di Genova sono venute alla luce magagne un po’ dappertutto. Per dirne una, si è scoperto che il 60 per cento delle gallerie dell’intera rete non erano impermeabilizzate.
Le autostrade avrebbero dunque bisogno di massicci investimenti, ma questa esigenza è in conflitto con l’obiettivo dei suoi attuali azionisti, non meno potenti dei predecessori. Sono fondi speculativi, il cui pressoché unico interesse sono i ricchi dividendi prodotti dai pedaggi. Soldi che invece potrebbero (e dovrebbero) servire per finanziare gli investimenti senza far gravare ulteriormente la spesa e i disagi di manutenzioni non realizzate in passato, come dimostra una indagine dello stesso ministero pubblicata ad aprile del 2025, su automobilisti, autotrasportatori, e contribuenti.
Per capire il gioco basterebbe dare un’occhiata ai piani finanziari di Aspi. La proroga decennale della concessione è motivata con la necessità di sopportare una montagna di investimenti. Il conto dice 34 miliardi. Ma senza privare neppure in minima parte gli azionisti dei monumentali profitti garantiti da tariffe che crescono senza soluzione di continuità. Ce lo spiega una diffida spedita al governo italiano e alla Commissione europea da quei piantagrane dell’Adusbef, un’associazione dei consumatori che a partire dalla tragedia di Genova non dà tregua alla società Autostrade e al ministero delle Infrastrutture. «Il sicuro vantaggio arrecato ad Aspi», c’è scritto a pagina 41, «è dimostrato dal confronto fra l’ammontare dei dividendi che il piano economico finanziario attuale prevede di distribuire ai soci con quello indicato dal piano calibrato sulla concessione prorogata al 2048. Il primo prevede dividenti per 22 miliardi di euro; il secondo per ben 27 miliardi». Riassunto? Lo Stato italiano prima ha sborsato alcuni miliardi per ricomprare una concessione che poteva revocare, rinunciando per giunta a incassare tanti miliardi con una nuova gara, e ora dovrebbe prorogare gratis la stessa concessione per altri dieci anni sobbarcandosi anche il costo di manutenzioni mai fatte in passato. E per di più garantire ai nuovi azionisti, metà stranieri, altri 5 miliardi di dividendi.
Tecnicamente, sostiene la diffida messa a punto dall’avvocato Daniele Granara, la proroga si configurerebbe in tal modo come un aiuto di stato vietato dalle regole europee. Un discreto regalino, insomma. Ma non il solo. L’Adusbef racconta che nello stesso dossier presentato a Bruxelles si profila anche la proroga di un’altra concessione. È quella per i 127 chilometri della Milano-Torino di cui è concessionario il gruppo Gavio. La concessione scade il 31 dicembre di quest’anno ed è tutto fermo in attesa che si decida sulla proposta, anche questa non ostacolata dal ministero delle Infrastrutture, di una proroga di otto anni. Nei mesi scorsi ancora l’Adusbef aveva sollevato il problema, avvertendo che l’inazione del ministero avrebbe potuto rendere tecnicamente impossibile il rispetto della scadenza e di conseguenza l’ingresso dell’eventuale nuovo concessionario per la data del primo gennaio 2027. La sollecitazione è però caduta serenamente nel vuoto, a quanto pare.
E nel pacchetto confezionato dai gestori autostradali sotto lo sguardo comprensivo del ministero, secondo l’Adusbef, c’è anche un terzo regalino. È la concessione del tratto Brescia-Padova dell’A4. Anche questa non verrà messa a gara, bensì assegnata a un soggetto pubblico. «In house», è la formula che lo consentirebbe. Un meccanismo per cui se lo Stato decide di far svolgere un servizio pubblico a una propria società non è obbligato a indire una procedura concorrenziale. Il tratto dell’A4 del quale si parla è in gestione fino al 31 dicembre 2026 a una società privata, la A4 holding, controllata dal gruppo spagnolo Abertis. Ma dal primo gennaio 2027 dovrebbe subentrarle, appunto con un affidamento «in house», la Cav. Acronimo che sta per Concessioni autostradali venete. È una società con capitale ripartito al 50 per cento fra due azionisti pubblici: la Regione Veneto e Autostrade dello Stato, ennesima azienda pubblica creata per rilevare la gestione delle arterie autostradali senza pedaggio.
La ciliegina su una torta bella grossa. «In tal modo circa il 60 per cento della rete autostradale (che garantisce un fatturato annuo di 4 miliardi di euro) sarebbe sottratto alla libera concorrenza», si legge nella diffida dell’Adusbef. E pensare che per assicurare la concorrenza nei settori del servizio pubblico c’è pure una legge specifica. Che viene approvata ogni anno, e perché non ci sia alcun dubbio sulla sua funzione si chiama proprio così: «Legge annuale per il mercato e la concorrenza».
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Pessimo articolo, solo fake news
Il governo italiano non ha sentito la necessità di aprire una procedura concorrenziale neppure dopo la tragedia di Genova, con i 43 morti e i danni catastrofici causati dal crollo del viadotto Morandi. Ma anziché revocare la concessione al gruppo Atlantia della famiglia Benetton e assegnarla a un soggetto diverso con una nuova gara (orientamento sostenuto con decisione in una sentenza del 2025 della Corte di giustizia europea), ha scelto di acquistarla a peso d’oro.
Non può essere vero; al governo c’era quello onesto, capace, bravo, il NON PLUS ULTRA; quindi non può aver fatto porkate del genere; anzi ha fatto la cosa giusta, mandato via il ministro dei trasporti che si voleva opporre a tale porkata: Toninelli.
L’88 per cento di Autostrade per l’Italia appartiene oggi a una holding controllata per il 51 per cento dalla Cassa depositi e prestiti, la banca del Tesoro. Mentre il restante 49 di questa holding è suddiviso paritariamente fra i fondi Blackstone (statunitense) e Macquarie (australiano). Le quote restanti, rispettivamente il 7 e il 5 per cento, sono possedute da due altri fondi: Appia investments (Allianz-Edf) e Silk road (cinese). Una situazione determinatasi per volontà e decisioni della politica, e che è non è estranea a ciò che sta accadendo.
Si, ma meglio fare un quadro completo della bravura: la data di ingresso dei fondi Balckstone e Maquari è del 12 Luglio 2021; quando c’era quello bravo e onesto, per capirci.
Lo Stato italiano prima ha sborsato alcuni miliardi per ricomprare una concessione che poteva revocare, rinunciando per giunta a incassare tanti miliardi con una nuova gara.
Ma se va al governo smette di finanziare il riarmo e recupera i soldi; è onesto e di specchiata integrità, c’è da fidarsi.
Per il resto si sa che l’altro (suo ex compagno di governo, peraltro) è un farabutto, quindi non sorprende se inkula gli italiani.
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Lion, non mi è chiarissima l’ironia.
O meglio, mi sembra evidente che il tuo bersaglio sia Giuseppe Conte, ma a differenza di altre volte più che elementi a supporto di tale ironia confondi le acque anche con notizie imprecise.
Ad esempio “quando c’era quello bravo e onesto” riferito al 12 luglio 2021 è un’allusione a Mario Draghi o hai fatto confusione?
Inoltre Toninelli rimase al suo posto sino alla caduta del Conte I. Scrivere che “quello onesto, bravo e capace” mandò via il Ministro che si opponeva alla “porkata” è una forzatura. Visto che a Governo Conte I, si sostituì il Conte II COL PD. Che non avrebbe mai dato la fiducia ad un Governo con Toninelli ministro.
E la battaglia per la revoca immediata dal 2018, è tutta 5stelle ( giusta o sbagliata che sia, per me giusta). Con Conte Presidente che diceva PAROLE NETTE al riguardo.
Quindi sicuro che i tuoi strali non siano da inviare a tutti coloro, PD in testa con Mario Draghi e laudatores draghiani al fianco, hanno sempre fatto la guerra a Conte e I 5stelle?
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So benissimo di non essere infallibile, ma non è questo il caso.
Partiamo dalle cose semplici (anche se lunghe)
Inoltre Toninelli rimase al suo posto sino alla caduta del Conte I. Scrivere che “quello onesto, bravo e capace” mandò via il Ministro che si opponeva alla “porkata” è una forzatura.
Quindi tu sostieni che sia una forzatura e che Conte non mandò via Toninelli che era l’unico tra i politici chiamati in causa a voler revocare la concessione.
Qui la prima: puntata di Report del 26-06-2023
https://www.rai.it/ufficiostampa/assets/template/us-articolo.html?ssiPath=%2Farticoli%2F2023%2F06%2FA-Report-con-il-Ponte-Morandi-600984ca-5d2f-4704-abd0-00681a79c139-ssi.html&utm
Qui puoi vedere la puntata
Report – RaiPlay
Qui il testo della trasmissione di cui riporto alcuni pezzi, se non hai tempo o voglia di rivedere quella parte di puntata.
https://www.rai.it/dl/doc/1687873258822_LA%20GALLINA%20DALLE%20UOVA%20di%20D.%20Procaccianti%20.pdf?
15 AGOSTO 2018 GIUSEPPE CONTE – PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 2018 – 2021 Avvieremo la procedura di revoca della concessione alla società Autostrade, al di là di quelle che sono le verifiche che verranno fatte in sede penale, ma noi non possiamo attendere i tempi della giustizia penale.
DANILO PROCACCIANTI FUORI CAMPO Parte la procedura di revoca della concessione ma ci si accorge di un problema: la concessione vigente era stata approvata per legge nel 2008 dal governo Berlusconi ed era stata inserita una postilla per cui in caso di revoca anche per grave inadempimento si sarebbe dovuto dare un indennizzo al concessionario per i mancati ricavi dal giorno della revoca fino alla fine della concessione, cioè fino al 2038.
UGO ARRIGO – PROFESSORE ECONOMIA POLITICA – UNIVERSITÀ DEGLI STUDI MILANO BICOCCA Credo che nella storia del diritto commerciale, da quando esiste, nessun contratto abbia mai previsto una clausola del genere per cui è il danneggiato che deve indennizzare il danneggiante. Però era chiaro che per superare quella clausola capestro la cosa migliore da fare era revocare con un nuovo provvedimento di legge quella vecchia norma di legge che approvava quella cosa lì.
DANILO PROCACCIANTI FUORI CAMPO Ed è quello che cerca di fare il ministro delle Infrastrutture di allora, Danilo Toninelli: eliminare la postilla Berlusconi. DANILO TONINELLI – MINISTRO INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI (2018 – 2019) Questa procedura aveva diciamo come iter istruttorio era terminata mi sembra intorno al mese di marzo e quindi a marzo eravamo pronti a revocare.
DANILO PROCACCIANTI FUORI CAMPO Erano pronti a revocare ma tutto si ferma. Prima di tutto perché l’allora ministro dell’economia Giovanni Tria, che doveva firmare il decreto interministeriale insieme al ministro Toninelli, si mette di traverso.
GIOVANNI TRIA – MINISTRO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE (2018 – 2019) Non è che uno esce fuori fa e revoca. Bisogna tenere presente che in Autostrade sono presenti fondi internazionali che vanno garantiti.
DANILO PROCACCIANTI Anche la sicurezza andava garantita, sono morte 43 persone. GIOVANNI TRIA – MINISTRO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE (2018 – 2019) Anche nel governo successivo le regole sono state seguite non…
DANILO PROCACCIANTI In che senso? GIOVANNI TRIA – MINISTRO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE (2018 – 2019)
Si facevano dichiarazioni che non si dovevano fare, non si possono creare sbalzi…è una società quotata.
DANILO PROCACCIANTI FUORI CAMPO Anche Salvini che era in maggioranza con i Cinque Stelle si dimostra tiepido sul tema. L’ex ministro delle infrastrutture Toninelli ci parla di un incontro a tre sul tema della revoca.
DANILO TONINELLI – MINISTRO INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI (2018 – 2019) Salvini, io mi ricordo che a marzo abbiamo fatto nell’ufficio di Conte una riunione dove dovevamo mettere il sigillo politico alla revoca della concessione. Lui non venne, però dicemmo ok ritroviamoci, facciamo, noi siamo pronti e difatti non l’abbiamo più visto.
DANILO PROCACCIANTI FUORI CAMPO L’allora ministro Toninelli non si ferma e chiede un parere giuridico a un gruppo di lavoro fatto di Avvocati dello Stato e Consiglieri di Stato che a giugno 2019 produce un documento in cui la sostanza è: che la revoca si può fare, ma si possono anche adottare soluzioni diverse: dipende dalla politica, che in quell’estate ha altro a cui pensare.
Ad agosto 2019 Matteo Salvini fa esplodere la crisi di governo dal Papeete. A settembre nasce il Conte due, il premier succede a se stesso ma cambia la maggioranza politica: non c’è più la Lega con i Cinque Stelle ma ad affiancare i grillini arriva il Pd. Casualmente Danilo Toninelli non viene riconfermato ministro.
UGO ARRIGO – PROFESSORE ECONOMIA POLITICA – UNIVERSITÀ DEGLI STUDI MILANO BICOCCA In un solo giorno Atlantia recupera un miliardo virgola uno di valore aziendale e nell’arco di una settimana recupera circa 2,3 miliardi.
DANILO PROCACCIANTI Come se la Borsa avesse detto: ci siamo tolti dalle scatole il principale nemico.
UGO ARRIGO – PROFESSORE ECONOMIA POLITICA – UNIVERSITÀ DEGLI STUDI MILANO BICOCCA
E questo è sostanzialmente un’interpretazione plausibile.
DANILO PROCACCIANTI Lei era un ostacolo. DANILO TONINELLI – MINISTRO INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI (2018 – 2019) La mia mancata conferma è stata la sconfitta dello Stato. Perché scusate ma io sto facendo il Kulo a questi signori qua e prima di me nessuno. Atti concessori segreti, controlli fatti da loro stessi. Sa cosa vuol dire il controllato che si autocontrollava?
DANILO PROCACCIANTI Però Conte era il premier, che responsabilità dà al premier Giuseppe Conte?
DANILO TONINELLI – MINISTRO INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI (2018 – 2019) Conte ha avuto coraggio, ma non ne ha avuto abbastanza. Io mi sarei dimesso se a un certo punto m’avessero detto, tu non revochi vai, stai zitto.
DANILO PROCACCIANTI Il suo ex ministro Toninelli dice che anche lei non ha avuto abbastanza coraggio.
GIUSEPPE CONTE – PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI (2018 – 2021) Ma guardi non è stata una questione di coraggio, io il coraggio ce l’ho messo tutto e vi posso assicurare che c’era tutta la disponibilità, il problema è che tuteli quando sei Presidente del Consiglio l’interesse dello Stato quindi devi, non puoi avventurarti laddove c’è un rischio di contenzioso di 20, 30, 40 miliardi adesso non ricordo.
DANILO PROCACCIANTI Toninelli in realtà dice che a un certo punto non è stato confermato ministro proprio per questo. GIUSEPPE CONTE – PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI (2018 – 2021) Questo lo deve chiedere a Di Maio, Di Maio poi era leader del Movimento Cinque Stelle e quando c’è stato il cambio di governo, è inutile nasconderlo insomma, il leader del Movimento Cinque Stelle ha fatto delle proposte diverse, punto.
DANILO PROCACCIANTI Ma quando lei seppe che non era più ministro, andò a chiedere spiegazioni almeno, cioè, dire, Giuseppe, Luigi, ho fatto qualcosa che, di sbagliato? DANILO TONINELLI – MINISTRO INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI (2018 – 2019) Quando ho visto che l’alleanza era fatta e non c’era un punto con scritto revoca concessione Benetton… ragazzi, che cosa dovevo chiedere? Cioè, mi dovevo umiliare, dovevo litigare, dovevo schiaffeggiare qualcheduno?
DANILO PROCACCIANTI FUORI CAMPO Con la nuova maggioranza cambia tutto, il Partito democratico e Italia Viva di Matteo Renzi non vogliono la revoca e anche Conte inizia a parlare di accordo transattivo.
20 FEBBRAIO 2020 GIUSEPPE CONTE – PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI (2018 – 2021) Se dovesse arrivare una proposta transattiva da parte, a cura di Autostrade per l’Italia il Governo, lo dico pubblicamente, avrà il dovere di valutarla. DANILO PROCACCIANTI FUORI CAMPO Nel frattempo, la famiglia Benetton intuisce che senza Toninelli il ventre del governo è più molle, e ricomincia a tessere le sue relazioni.
STEFANO FERRARO – EX MANAGER MERRYL LINCH Lui mi dice… ma, per esempio, su Atlantia lui sta tenendo i rapporti con i Cinque Stelle… sta tenendo i rapporti con Renzi. E mi dice è fondamentale, per esempio chi va a parlare con Conte? Lui mi dice, deve essere uno della famiglia… ALESSANDRO BENETTON Sì, sì, sì.
STEFANO FERRARO – EX MANAGER MERRYL LINCH Poi abbiam fatto una overview proprio anche dei contatti politici, gli ho dato alcune informazioni, le cose, chi sono i referenti del Pd, le situazioni…per esempio, con i Cinque Stelle… eh… e Alessandro con i Cinque Stelle che riesce a parlarci.
ALESSANDRO BENETTON Sì diciamo io ho dei contatti per il mio ruolo in Fondazione, chiaramente… là mi… mi viene riconosciuto un ruolo: intanto di essere indipendente dalla famiglia.
DANILO PROCACCIANTI Nelle intercettazioni viene fuori che la famiglia aveva scelto Alessandro Benetton per le interlocuzioni con Conte, lo dicono loro, ci sono state interlocuzioni in tal senso?
GIUSEPPE CONTE – PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI (2018 – 2021) Mai, mai parlato con Alessandro Benetton mai conosciuto, non ricordo mai di averlo incontrato neppure in occasioni ufficiali o altro. DANILO PROCACCIANTI FUORI CAMPO Alla fine però con qualcuno i Benetton avranno interloquito. A luglio del 2020 lo Stato non procede alla revoca. Atlantia, controllata dai Benetton, deve cedere il pacchetto di maggioranza di Autostrade a Cassa depositi e prestiti e i suoi soci. L’accordo viene presentato come un successo al grido: abbiamo cacciato i Benetton.
E la battaglia per la revoca immediata dal 2018, è tutta 5stelle ( giusta o sbagliata che sia, per me giusta). Con Conte Presidente che diceva PAROLE NETTE al riguardo.
Pure in maiuscolo; adesso rispondimi pure che le PAROLE ERANO NETTE ed i FATTI altrettanto: NON SOLO NON HA FATTO UNA CIPPA ma è stato lui che ha avviato la procedura transattiva facendo entrare CDP e poi i fondi.
Si è conclusa con Draghi, visto che non si tratta di andare a comprare il pane o una camicia, ma l’ha avviata lui.
L’ha pagata a peso d’oro? questa è un’opinione; Rizzo dice/scrive che l’ha pagata a peso d’oro; Conte ovviamente dice il contrario.
Io la questione la vedo in modo diverso: LE INCHIESTE GIUDIZIARIE hanno accertato che vi fu un INADEMPIMENTO (con 43 morti in omaggio).
Il codice civile prevede la RISOLUZIONE DEL CONTRATTO PER INADEMPIMENTO.
Ad essere inadempiente fu ASPI; quindi Conte (e non Draghi) non solo non risolse il contratto per inadempimento; ma gli diede pure soldi; Pochi? Tanti? Non mi interessa, NON gli doveva dare NIENTE.
Quindi sono io che confondo le acque con notizie imprecise o sei tu che le notizie non solo non le sai, ma esprimi pure giudizi?
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Ti rispondo confermando che le parole di Giuseppe Conte erano NETTE al riguardo.
I fatti sono andati in altra direzione per la “congiuntura politica” variata. Con Di Maio che accordatosi col PD “sacrifica” il battagliero Toninelli e Conte si adegua alla volontà della nuova maggioranza.
Questo il mio parere.
Continuo però a NON CAPIRE chi era quello “bravo e onesto” del 12 luglio 2021, a cui alludevi. È stato un errore di data?
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Tu confermi una tua opinione; io DIMOSTRO fatti concreti.
Le parole di Conte sono state nette? mai messe in discussione, le parole però.
Perchè i fatti SMENTISCONO quelle parole.
E non sono andati in una direzione non solo per congiunture politiche, ma per scelte ben precise; saranno magari scelte non fatte a cuor leggero, ma si tratta di scelte.
“Conte si adegua alla volontà della nuova maggioranza.”
L’adeguarsi alla nuova maggioranza è una scelta, non congiuntura politica benché diversa.
DANILO TONINELLI – MINISTRO INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI (2018 – 2019) Conte ha avuto coraggio, ma non ne ha avuto abbastanza. Io mi sarei dimesso se a un certo punto m’avessero detto, tu non revochi vai, stai zitto.
Queste sono scelte di principio, non congiuntura politica.
Toninelli si sarebbe dimesso dovendo scegliere tra subire un diktat e rimanere incollato alla poltrona o promuovere un atto di giustizia verso 43 innocenti e lasciare la poltrona.
Conte non lo ha fatto, non si è dimesso; e questa è una scelta.
Per me la scelta fatta da Conte è quantomeno moralmente deprecabile, per te probabilmente no; ne prendo atto; non tutti hanno l’asticella morale alla stessa altezza.
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Aridanghete con la frenesia delle gare. Ci sono alcuni aspetti della realtà economica che DEVONO rimanere pubblici: le reti. Elettriche, idriche, autostradali, ferroviarie, telefoniche etc.ra Le privatizzazioni, tanto decantate negli anni ’90, hanno portato solo allo scadimento dei servizi, senza benefici per gli utenti. Non voglio nemmeno nominare i due principali artefici politici di queste svendite. Ancora assai che in ASPI c’è la CDP, se no sarebbe TUTTO in mano ai fondi finanziari.
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Si però non si possono fare commenti dove chi scrive non sa di ciò che sta scrivendo.
Le privatizzazioni sono una cosa, le concessioni sono una cosa ben diversa.
Per privatizzazione si intende il passaggio di proprietà (vendita, in Italia svendita) da un soggetto di diritto pubblico ad uno privato.
La concessione consiste nel concedere, appunto, ad un soggetto terzo, può essere pubblico o privato, l’amministrazione, la gestione di un bene che è e rimane di proprietà pubblica.
L’amministratore delegato di Terna (la rete elettrica italiana) lo nomina il governo, non gli azionisti pur presenti.
La rete autostradale viene data in concessione, ma la sua proprietà è pubblica.
Il governo decide se darla in concessione o meno.
Se decide di darla, le regole europee impongono che lo si faccia a gara con evidenza pubblica; no ” Aridanghete”
Tu forse vuoi dire che il bene dovrebbe rimanere pubblico, senza quindi la necessità di dover far le gare?
E’ un’opinione che condivido pur essendo consapevole che si tratta di fare una scelta e che in quanto tale presenta onori ed oneri.
Per prova fatti un giro sulle autostrade ancora gestite dall’ANAS e poi mi racconti.
Io ti consiglio la Palermo Catania; appena arrivi a Caltanissetta sono sicuro che scendi dalla macchina allestisci un gazebo di fortuna e cominci a fare la raccolta firme per privatizzare pure quel tratto di autostrada.
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