
(di Michele Serra – repubblica.it) – Il delitto di Garlasco è (anzi, fu) una cosa. Il Garlasco show è tutt’altra cosa. È come una smisurata, scintillante protesi applicata sopra un grumo di dolore e di sangue. La proporzione è uguale a quella di una bilia di fronte a una mongolfiera. Della mongolfiera fa parte la notizia che è stato aperto un fascicolo per diffamazione a carico dell’avvocato di Alberto Stasi, di un inviato delle Iene e di un maresciallo dei carabinieri. Mancano solo un parroco, una sindaca, una blogger, un criminologo da palinsesto, e il presepe è completo.
Per altro, si legge che i fascicoli aperti dalla Procura di Milano sono settantanove (79!), tutti scaturiti dalla disputa furibonda su quella fosca storia. Gli indagati sono blogger, youtuber, giornalisti; i querelanti la famiglia Poggi e le gemelle Cappa, delle quali so dirvi poco o niente perché non faccio parte della smisurata tribù inquirente. Diffamazione e stalking i reati contestati, e si immaginano agli atti montagne di parole, di post, di commenti ai post, di articoli di giornale, di trasmissioni televisive.
Quando Tina Pica, in Pane amore e fantasia, diceva “la gente mormora”, non poteva immaginare che il mormorio, un giorno, sarebbe diventato un autentico uragano di accuse, sconfessioni, partiti presi, risse tra i contradaioli di Stasi e quelli di Sempio. La gente non mormora più, la gente posta, la gente indaga, la gente giudica, e ne sortisce il presente putiferio su Garlasco, uno spettacolo che non prevede più pubblico, solo protagonisti. Avvocati che dichiarano, giudici che dichiarano, periti che dichiarano, marescialli che dichiarano, è come se il processo fosse già in atto. La giustizia ha tempi lunghi, ma la gente ha tempi brevi.
Se le TV non dessero il via con le loro trasmissioni demenziali probabilmente non ci sarebbero tanti morbosi a perderci il tempo anche sui social .
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