
(Gioacchino Musumeci) – “Provo sempre un certo imbarazzo quando un uomo di spettacolo, che quindi ha una visibilità pubblica, vuole schierarsi in maniera così netta su questioni internazionali di guerra. Non sono per gli artisti che vogliono sensibilizzare il loro pubblico, ma perché non sono abbastanza sensibili per conto loro? C’è bisogno che Springsteen dica che è contro l’amministrazione Trump? Non credo, di certo è un ruolo che non mi sento di condividere.
Io non faccio proclami, perché non sono superiore a nessuno per dire quale posizione assumere su Gaza o Israele. Non do lezioni, visto che io anche ho le idee confuse. Per citare Whitman ‘contengo moltitudini’, il mio pensiero non è totalitario e non voglio né dare né prendere lezioni da nessuno, tanto meno da un uomo di spettacolo, che titoli ha per farlo?”.
Mi sento di commentare la risposta di De Gregori.
I manuali di diritto internazionale regolamentano gli equilibri geopolitici che interessano tutti I cittadini del mondo malgrado la maggior parte di loro non abbia voglia di consultarli. Trump non fa che eluderli partecipando o scatenando guerre illegali. Solo per questo andrebbe stigmatizzato.
Se De Gregori ha idee confuse su questo punto va bene così. problemi suoi. Tuttavia quando sostiene che il pubblico di un artista sia abbastanza sensibilizzato per conto suo, mi fa sorridere. Cosa significa “Abbastanza sensibilizzato”, abbastanza rispetto a cosa. Dove sta lo zero di questa scala.
Evidentemente questo zero non esiste. Dipende da ciascuno di noi, compreso l’artista che decide di sensibilizzare un pubblico con le iniziative che ritiene opportune.
Aggiungo, ma credo che De Gregori lo sappia, che gli artisti sono prima di tutto cittadini che subiscono conseguenze per scelte politiche del tutto irrazionali. Paghiamo l’energia a prezzi esorbitanti per certe scelte irresponsabili. Non so se si può essere confusi su questo dato.
I cittadini, artisti o meno, hanno tutti i diritti di esprimersi su Trump o altri come sentono di doverlo fare. Lo status di cittadino non si estingue con la professione, doverlo ricordare è paradossale.
De Gregori ha espresso la sua opinione, ma chi ha un audience e dice la sua, non dovrebbe perché il prototipo dell’artista è De Gregori? Perché De Gregori separa il piano artistico da quello dell’impegno civile? A me sembrano solo cazzate.
Che poi quando De Gregori afferma che non prendere lezioni da un uomo di spettacolo, e la butta in caciara evocando ” diritto”, cade nel ridicolo: il cinema offre lezioni su diversi temi. E’ arte interpretata da uomini e donne di spettacolo, rivolti a platee mondiali, forse non abbastanza sensibilizzate?
De Gregori sostiene che “ contiene moltitudini”, di avere idee confuse su Gaza e Israele. Ma non è dato sapere cosa c’entrano le sue moltitudini con Springsteen e le sue lezioni.
In realtà quelle di springsteen sono scelte di vita. Le condivide, e allora?
Perché se la mettiamo così, allora che diritto aveva Ghandi di offrire lezioni pacifismo, era solo un avvocato.
Ma prima ancora che diritto ha un cantautore di raccontare favole sul Titanic dato che tutti più o meno conoscono la storia.
Ecco, la verità è prosaica: tutti abbiamo diritto di dire quello che ci pare e se il tema su cui esprimersi è civile, il paravento della professione è una scusa banale.
De Gregori, l’artista, ha posto un confine a sé stesso. E’ libero di imbarazzarsi ogni volta che un artista lo travalica. C’è invece l’artista che non fa a pugni col suo essere cittadino, non vive dissociato e ritiene di avere responsabilità sociali. E’ un problema? Si se si strumentalizza la propria confusione per teorizzare il codice comportamentale dell’artista.
Dato che è confuso, De Gregori fa benissimo a censurarsi su temi politici scottanti. Ma forse sarò strano io, tra l’artista impegnato socialmente per la pace e il contenitore di moltitudini in guerra tra loro, preferisco quello impegnato. Ma soprattutto davanti a 75mila morti, c’è una cosa su cui ho idee chiarissime: difendersi da terroristi non significa ammettere una carneficina. Ciò a meno di non contenere moltitudini che confondono facilmente le idee.
Ho apprezzato molto le parole di De Gregori. Rispettose del pubblico, anticonformiste, non paracule. Bravo.
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