Sono già partiti i decreti di revoca per Emanuele Merlino, responsabile della segreteria tecnica del Mic e uomo di fiducia del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, e per Elena Proietti, a capo della segreteria personale del ministro

(di Simone Canettieri – corriere.it) – Un altro terremoto al ministero della Cultura: Alessandro Giuli azzera tutto il suo staff. Secondo quanto il Corriere è in grado di anticipare, sono già partiti i decreti di revoca per il potente Emanuele Merlino, responsabile della segreteria tecnica del Mic e uomo di fiducia del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, e per Elena Proietti, a capo della segreteria personale del ministro.
Il primo pagherebbe il fatto di non aver vigilato sul documentario su Giulio Regeni, a cui il ministero ha negato i finanziamenti, promettendo poi di correre ai ripari. Chi conosce Giuli sa che è ancora molto irritato per questa faccenda di cui Merlino, al contrario, sarebbe stato a conoscenza.
Elena Proietti, già assessore di Fratelli d’Italia a Terni ed esponente di spicco dei meloniani in Umbria, è “accusata” di non essersi presentata all’aeroporto e di non aver quindi partecipato alla missione del ministro a New York lo scorso mese.
Insomma, dopo il caso Beatrice Venezi al Teatro della Fenice e la guerra con Pietrangelo Buttafuoco alla Biennale, non c’è pace al Collegio Romano. E la faida dentro Fratelli d’Italia continua.
Soprattutto sta facendo molto discutere in queste ore il licenziamento di Merlino, figlio di Mario figura storica della destra con un passato in Avanguardia nazionale, e considerato da sempre la longa manus di Fazzolari al ministero. Prima con Gennaro Sangiuliano, poi con Alessandro Giuli. Fino al licenziamento.
CULTURA: RENZI, MINISTERO NON MERITA TALE SCEMPIO, GIULI SI DIMETTA
(LaPresse) – “Nelle ultime settimane il Ministro Giuli ha dimostrato tutta la propria arrogante incompetenza. E dopo essere riuscito a farsi dare dell’assenteista persino da uno come Salvini (!), dopo aver dichiarato guerra al cinema e agli intellettuali, dopo aver mandato i commissari ovunque a cominciare da Venezia Giuli oggi licenzia i suoi collaboratori. Che peraltro lui stesso aveva scelto.
In questa furia distruttiva a Giuli, cavallo scosso di un palio inutile, rimane solo un ultimo gesto da compiere: licenziare se stesso, non gli altri. Si dimetta subito questo ministro incompetente e porti la sua tracotante incapacità lontano dal Collegio romano. Il ministero della Cultura non merita un tale scempio”. Così su X il leader di Italia Viva Matteo Renzi.
MIC: RUOTOLO (PD), ANCORA UN TERREMOTO NEL GOVERNO =
(AGI) – Roma, 10 mag. – “Ancora un terremoto nella destra di governo. Oggi la notizia riguarda il ministero della Cultura, dove il ministro Alessandro Giuli ha deciso l’azzeramento del suo staff. Revocati gli incarichi a Emanuele Merlino, vicino al sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, e a Elena Proietti.
Il primo non avrebbe vigilato sul documentario su Giulio Regeni, a cui il ministero ha negato i finanziamenti. La seconda non si sarebbe presentata all’aeroporto e non avrebbe quindi partecipato alla missione del ministro a New York lo scorso mese. L’elenco delle dimissioni e delle uscite nel governo Meloni ormai e’ lungo.
Si parte dalle dimissioni di Vittorio Sgarbi, poi dall’uscita dell’ex ministro Gennaro Sangiuliano, travolto da uno scandalo personale. Poi ancora le dimissioni della ministra Daniela Santanche’, del sottosegretario Andrea Delmastro, della capa di gabinetto del ministro della Giustizia, Giusi Bartolozzi.
Non e’ piu’ una somma di episodi isolati. E’ il segno di una maggioranza attraversata da guerre interne, regolamenti di conti, scontri tra correnti e leadership in competizione. Tutto questo dentro Fratelli d’Italia, ma anche negli altri partiti della coalizione: nella Lega con l’uscita del generale Roberto Vannacci e dentro Forza Italia con tensioni e fronde contro Antonio Tajani”.
Cosi’ Sandro Ruotolo, responsabile Cultura nella segreteria nazionale del Pd ed europarlamentare. “Colpisce anche cio’ che emerge attorno al ministero della Cultura: uomini e figure riconducibili a una destra radicale che riporta alla memoria pagine oscurissime della storia italiana – continua -.
Tra i nomi citati in queste ore c’e’ quello del figlio di Mario Merlino, storico esponente di Avanguardia Nazionale che si infiltro’ nei gruppi anarchici e nome che attraversa una delle stagioni piu’ buie della Repubblica: quella della strategia della tensione, delle trame nere, delle stragi e della violenza politica.
Questa era la destra arrivata al governo. E oggi questa destra si sta frantumando sotto il peso delle proprie contraddizioni, delle lotte interne e dell’incapacita’ di governare il Paese. Noi abbiamo il dovere di costruire rapidamente un’alternativa credibile. Il campo progressista deve accelerare il percorso unitario, mettere al centro legalita’, giustizia sociale, diritti, pace e qualita’ della democrazia.
Perche’ mentre loro si dividono per il potere, l’Italia ha bisogno di una classe dirigente capace di affrontare le disuguaglianze, la crisi sociale e il cambiamento epocale che stiamo vivendo”.
Ottima iniziativa!
Se adesso dà anche le dimissioni il lavoro si può dire completato con successo…
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Alla (nuova) Fiera dell’est con due soldi un topolino scappò .
Scappò Sgarbi, che seguì il topo che con 2 soldi scappò…
(per una storia d’amore) Sangiuliano seguì Sgarbi che seguì il topo che con 2 soldi scappò…
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Una volta tanto 👏 a Renzi
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Un personaggio serio, piacevole da leggere:
Giordano Bruno Guerri, storico, giornalista e scrittore, direttore in carica dal 2008 del complesso monumentale a Gardone Riviera che ha dato una forte rivalutazione e valorizzazione al patrimonio dannunziano. Gli proposero di diventare ministro, disse no grazie.
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Stop ai milioni regalati ai giornali!
https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6200004
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Le critiche agli scrocconi propagandisti che si spacciano per giornalisti le condivido ma non il referendum, nè la posizione di MT e la scelta di SEIF. Sto con Luttazzi che ha esposto una posizione ben argomentata.
Sulla utilità dei fondi pubblici ai giornali e sugli errori di Grillo di Daniele Luttazzi
La posta della settimana. Caro Daniele, va abolito il finanziamento pubblico ai giornali: non voglio aiutare, con le mie tasse, quotidiani che hanno idee contrapposte alle mie. Fa bene il Fatto a non prendere i crediti d’imposta: il giornale deve restare indipendente. (Fabio N.) Sbagli. Non ci sarebbe nulla di male se il Fatto percepisse i crediti d’imposta, dato che ne ha diritto. Come ha diritto per legge alle tariffe postali scontate che già utilizza senza che l’indipendenza dei suoi giornalisti ne risenta. Il sostegno statale all’editoria garantisce il pluralismo della cultura: il mercato, lasciato a se stesso, tende a concentrare l’informazione nelle mani degli attori economicamente più forti. Abolire il finanziamento pubblico ai giornali era un’idea balorda quando la propose Grillo 20 anni fa e continua a essere balorda oggi che la ripropone Di Battista. I furbi approfittano della legge? Vanno bloccati i furbi, non abolita la legge. Senza crediti d’imposta, il Fatto potrebbe chiudere. È questo che vuoi? Seif, la società editrice, ha chiesto il contributo, ma ha dichiarato che non lo percepirà “qualora il trend positivo che stiamo registrando nel primo trimestre e il sostegno dei nostri lettori e dei nostri abbonati proseguano”. In caso contrario, se ne deduce, lo percepirà. Perché non farlo subito? Perché Seif è “consapevole dell’importanza che riveste per il Fatto Quotidiano non percepire finanziamenti pubblici”: ma non c’è nessuna virtù nel rinunciare a qualcosa cui si ha diritto. E siccome a subire le conseguenze economiche del caso infausto sarebbero i lavoratori del Fatto, a questo punto credo sarebbe corretto chiedere anche a loro se vogliono che il Fatto percepisca i crediti d’imposta o no. Sono un centinaio di persone, si fa presto. In questo modo giornalisti e maestranze potrebbero assumersi la responsabilità di conseguenze che altrimenti subirebbero e basta. Il sopracciò identitario sul finanziamento pubblico ai giornali merita però un discorsetto a parte, visto che certe tossine sono ancora in circolo. Mettiti comodo, Fabio: ne avrò per quattro puntate. Una contraddizione emblematica del grillismo. Per anni Grillo ha attaccato i contributi statali all’editoria descrivendoli come un privilegio corporativo che rendeva i giornali subalterni al potere politico, una tesi più urlata che dimostrata. Presentava il giornalismo non come un contropotere, ma come un nemico da abbattere: sul palco del V-Day bolognese mandò affanculo persino il manifesto, quotidiano di una storica cooperativa editoriale che, grazie al sostegno pubblico, da 27 anni è protagonista autorevole del dibattito politico italiano. Poi Grillo si contraddisse: dopo aver negato legittimità all’intervento pubblico nella cultura e nell’editoria, promosse il reddito di cittadinanza, una misura redistributiva fondata sull’intervento economico dello Stato. Il suo movimento era un ibrido che oscillava tra populismo (retorica contro la casta, gli esperti, le élite) e anti-istituzionalismo libertario (critica della mediazione): accettare lo Stato come protezione materiale immediata, ma rifiutarlo come garante delle infrastrutture culturali e simboliche della democrazia, è emblematico di quell’ibridismo. Grillo e Casaleggio avevano confuso la crisi delle istituzioni novecentesche con la superabilità della mediazione politica; ma, una volta al governo, il M5S dovette fare ciò che negava: selezionare élite, negoziare, disciplinare, centralizzare, professionalizzare, cioè ricostruire quelle mediazioni che aveva delegittimato. Avrebbe potuto spiegarglielo Habermas, ma era un esperto. (1. Continua sul digitale poiché le difficoltà economiche hanno costretto Seif a ridurre la foliazione).
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Ma il terremoto ha colpito pure infosannio@gmail.com
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In che senso?
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Sembra per problemi di salute del gestore a cui giunga il mio caloroso augurio di pronta guarigione e a tutti voi un abbraccio e arrivederci a presto su infosannio@gmail.com
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Sembra che sia questo il motivo, non vorrei che ci sia qualcos’altro (censura? ) Speriamo bene e un presto arrivederci
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