(Andrea Legni – lindipendente.online) – I leader che si autodefiniscono sovranisti al governo in Italia, pochi giorni fa hanno ricevuto il più bel regalo che potessero desiderare. Almeno in teoria. Da ben prima di Bruxelles e dei vincoli di bilancio, infatti, la piena sovranità dell’Italia è negata dall’occupazione militare imposta dagli Stati Uniti dal lontano 1945. La presenza militare americana ha storicamente costretto il Paese al ruolo di una democrazia a sovranità limitata: non solo impossibilitata ad avere una vera politica estera autonoma, ma con tanto di piani americani per il colpo di Stato già pronti nel caso in cui i cittadini italiani avessero scelto opzioni sgradite da Washington alle urne. È storia: l’organizzazione USA dedita a sorvegliare la democrazia italiana si chiamava “Gladio”. Bene, pochi giorni fa, Trump ha ipotizzato di iniziare il ritiro dei militari americani dall’Italia. Ma, a palazzo Chigi, anziché stappare lo spumante per la fortuna di avere finalmente la possibilità di passare dalle parole ai fatti in termini di sovranità, è sceso il gelo. Giorgia Meloni ha protestato che «non sarebbe corretto» perché l’Italia ha sempre mantenuto i suoi impegni; Matteo Salvini non ha avuto nemmeno il coraggio di ribattere, trincerandosi dietro un imbarazzato «non commento le minacce». Parole testuali. Per il politico che rivendica di essere il vero sovranista della coalizione, la possibile fine dell’occupazione militare straniera del suo Paese è una «minaccia».

Non sappiamo di preciso quanti siano i siti militari statunitensi presenti sul territorio italiano, il dato non è pubblico ed alcuni di questi sono segreti: gli accordi bilaterali tra Italia e Stati Uniti che ne regolano l’uso restano in larga parte riservati. Quelli di cui sappiamo l’esistenza sono 31, ma di certo non sono tutti. Conosciamo invece il numero di militari americani presenti in Italia. O meglio, ne conosciamo quello ufficiale: secondo gli ultimi dati resi pubblici dal Dipartimento della guerra statunitense sono 12.662. L’Italia è il quarto Paese al mondo con più soldati a stelle e strisce sul proprio territorio dopo Giappone, Germania e Corea del Sud. Ma il documento non conteggia i soldati in missione temporanea, né il numero di ufficiali dei servizi segreti e delle unità speciali. L’unica cosa che sappiamo per certo sono le conseguenze dell’ottantennale occupazione americana: interi territori sottratti alla sovranità nazionale; inquinamento e contaminazione del territorio e delle falde acquifere con residui bellici, metalli pesanti, esplosivi, rifiuti militari e conseguente aumento di tumori e patologie nelle aree circostanti; inquinamento elettromagnetico specie in corrispondenza delle stazioni radar, come il MUOS di Niscemi; presenza di ordigni nucleari (in particolare nella base di Ghedi, a Brescia, ma non solo) controllati dagli americani ma che metterebbero a rischio l’Italia in caso di guerra o di incidenti.

Dopo 80 anni di servitù forzata seguita alla seconda guerra mondiale, il governo Meloni si è visto servire direttamente dal potere americano l’opportunità di mettere fine a tutto questo. Un governo “sovranista” avrebbe dovuto chiamare immediatamente la Casa Bianca, prima che il cervello suggerisse a Trump di scoreggiare su Truth un nuovo comunicato nel quale cambiava idea, e rilanciare. «Benissimo, Donald, siamo d’accordo con te. Firmiamo subito l’accordo: riprenditi tutti i soldati e usali per rifare l’America Great Again a casa loro. Puoi riprenderti anche tutte le armi atomiche. Tranquillo, non vogliamo niente: alla bonifica dei territori che avete devastato per quasi un secolo ci pensiamo noi, basta che andate via». Il giorno dopo l’Italia sarebbe stata finalmente libera di perseguire i propri interessi in un mondo multipolare, senza essere obbligata a contravvenire continuamente all’articolo 11 della propria Costituzione per assecondare la prossima guerra americana. Non dovrebbe essere il sogno per una classe politica che si dichiara “sovranista”, nel senso di dedita solo all’interesse nazionale? Peccato che siano solo politicanti. E domani aspetteranno con la cenere in testa il vicepresidente americano Vance, in visita a Roma, pronti a qualsiasi rassicurazione con il solo scopo di rinnovare il patto di vassallaggio e legare ancora una volta i destini dell’Italia a quelli dell’impero americano in disfacimento.