
(di Luca Monticelli – la Stampa) – Viviamo in un Paese che si sgretola sotto i piedi, che frana a ogni pioggia, ma quando l’Europa ha offerto la più grande dote finanziaria della storia repubblicana, l’Italia ha scelto di non proteggersi.
Il 94,5% dei comuni è esposto a frane, alluvioni, valanghe o erosione costiera. Eppure […] il Paese ha preferito non usare davvero l’unico strumento che avrebbe potuto cambiare le cose: il Piano nazionale di ripresa e resilienza.
[…] Anche per quel che riguarda il territorio, non c’è stata una visione di lungo periodo. Le associazioni ambientaliste, infatti, hanno denunciato come il piano sia stato usato poco e male sulla prevenzione, privilegiando interventi emergenziali.
Su 190 miliardi di fondi europei, solo poco più di 2 miliardi sono stati destinati direttamente al dissesto idrogeologico. Una cifra minima, quasi simbolica, se confrontata con l’enormità del problema e con i costi che ogni anno l’Italia sostiene per riparare i danni. Secondo uno studio dell’Ance, negli ultimi quindici anni la spesa per i danni da dissesto è triplicata, passando da 1 miliardo a 3,3 miliardi l’anno.
E se si sommano terremoti, incendi, mareggiate e siccità, il conto sale a 12 miliardi l’anno. […] Il Pnrr avrebbe potuto invertire questa logica. Invece no. Le misure del piano dedicate al dissesto sono essenzialmente due: 500 milioni per un sistema avanzato di monitoraggio e previsione; 1,49 miliardi per interventi contro alluvioni e frane, di cui 290 milioni per Emilia-Romagna, Toscana e Marche e 1,2 miliardi per aree colpite da calamità.
Totale: 1,99 miliardi. Anche includendo qualche voce accessoria, si resta poco sopra i 2 miliardi. Una cifra irrisoria se confrontata con i 5,3 miliardi programmati dallo Stato dal 2010 al 2023 per il dissesto, soldi che però avanzano lentamente, tra ritardi e frammentazione amministrativa. L’Associazione dei costruttori denuncia che su 21,6 miliardi stanziati negli ultimi 15 anni, solo il 20% dei cantieri risulta concluso: «Di 24mila interventi finanziati per 19 miliardi, risultano conclusi cantieri solo per 3,9 miliardi».
Questo è il paradosso italiano: pochi fondi e spesi male. La governance è un labirinto: almeno 13 soggetti coinvolti nella gestione del rischio idrogeologico, dai ministeri alle regioni, dalle Autorità di bacino ai consorzi di bonifica. […] Non sorprende che il 29% degli interventi è ancora da avviare, mentre solo il 21% risulta concluso.
Il Pnrr avrebbe potuto imporre un modello diverso: tempi certi, responsabilità chiare, monitoraggio digitale. Invece, proprio la misura più strutturale — 6 miliardi per la resilienza dei territori e l’efficienza energetica dei comuni — è stata eliminata in una delle rimodulazioni. Un taglio che ha privato l’Italia di un capitolo che avrebbe potuto finanziare opere diffuse di prevenzione.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Nel solo 2026, nei primi tre mesi, lo Stato ha già dovuto stanziare 1,2 miliardi per far fronte alle emergenze del Centro-Sud, tra il ciclone Harry e le frane di Niscemi e del Molise. Una cifra che supera i 933 milioni previsti dalla legge di bilancio per tutte le emergenze dell’anno.
[…] L’Italia ha scelto di destinare al rischio idrogeologico appena l’1% del Piano. E oggi, mentre frane e alluvioni continuano a colpire un territorio fragile, il governo si trova a cercare fondi che non ha perché i margini del bilancio sono sempre più stretti.
Nei giorni scorsi l’Ance ha riproposto al governo un piano contro il dissesto che punta su cinque azioni: adattare città e territori ai cambiamenti climatici; una cabina di regia unica per accelerare i progetti; usare il metodo Pnrr con tempi certi e gare; investire in digitalizzazione; garantire fondi stabili per superare la gestione delle emergenze.
Investire per prevenire i disastri è da Statisti veri, con la “S” maiuscola. E io di Statisti veri non ne vedo in giro.
I politicanti attuali vivono di slogan, il che significa dare becchime ai pollastri in batteria. Chi non vota avverte una certa riluttanza per lo spiedo. Lo Statista vero si presenta a chiedere voti dicendo la verità pura: siamo un paese con le pezze al qlo e ci sarà da soffrire per uscirne. Ma tutti assieme, oppure affonderemo tutti assieme.
Fine.
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“E io di Statisti veri non ne vedo in giro.”
Ah, nooo? 🙄
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La prevenzione nessuno la vede, nessuno ne parla e non si vedono i soldi da distribuire subito, il disastro ha un impatto mediatico immediato e i soldi vengono distribuiti e rubati subito.
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di tutti i progetti del PNRR che sono stati chiesti dai comuni della bassa padovana, solo uno riguardava la progettazione e la realizzazione di una bretella di canalizzazione per deviare le acque piovane in eccesso, che negli ultimi anni provocano allagamenti in quelle zone.
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Anche avessero destinato la totalità dei fondi originariamente previsti per contrastare il dissesto idrogeologico non avrebbero sanato la situazione.
Decenni di sotto-investimenti uniti ad una tolleranza più o meno palese dell’abusivismo, del consumo del suolo e delle altre male pratiche legate al tema dell’articolo, non si risanano con 5 o 10 MLD.
Sono tutti pronti a stracciarsi le vesti per 200 MLD una tantum ( e definitivamente persim), dispersi in mille rivoli per accontentare la gggenntte e nessuno batte un ciglio per 100 e passa MLD annui, da N anni, di evasione fiscale.
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👍”che sia dato a Cesare quel che è di Cesare”
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PNNR… Dissesto idrogeologico… embè?
Con il malloppo portato da Conte i malavitosi hanno preferito finanziare la giornata della porchetta et minchi@@te similiari per comprare consensi e quindi voti, altro che vedere adn un palmo distante dal proprio naso.
Del resto… di questa destra tutto si può dire, ma non che vedano oltre la punta del loro naso.
azz… in che mani siamo!
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