La logica è la stessa: si trova il modo, si firma il parere, si reggono le posizioni finché si può. Poi arriva l’ora in cui non regge più

(di Giulio Cavalli – lanotiziagiornale.it) – Domenica La Fenice di Venezia ha annullato le collaborazioni future con Beatrice Venezi, difesa per mesi dalla maggioranza di governo, poi scaricata dopo un’intervista al quotidiano argentino La Nación in cui aveva accusato i musicisti di tramandare i posti «di padre in figlio». Il sovrintendente Nicola Colabianchi ha preso le distanze con la stessa velocità con cui si era accorto che il vento era cambiato. Palazzo Chigi: Meloni «non è stata coinvolta in alcun modo».
Venezi era arrivata alla Fenice per linea diretta: consigliera musicale del ministero della Cultura sotto Sangiuliano, ospite di Atreju, premiata da Federico Mollicone (FdI) «per il suo immenso talento». Il governo aveva trasformato quella vicinanza in titolo di merito. Mesi di proteste, volantini in sala: tutto resistito. Poi un’intervista a Buenos Aires e la copertura è evaporata.
Mentre Venezia festeggiava, ieri saltava fuori l’altra storia: Nicole Minetti, ex consigliera regionale lombarda condannata in via definitiva doveva a una pena complessiva di tre anni e undici mesi per favoreggiamento della prostituzione nel Ruby-bis e per peculato nella rimborsopoli lombarda, aveva ottenuto la grazia presidenziale il 18 febbraio 2026 su proposta del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Motivazione: le condizioni di salute di un minore affidatole in Uruguay. Il Fatto Quotidiano ha ricostruito che il bambino aveva entrambi i genitori viventi, e che il San Raffaele e l’ospedale di Padova, citati come strutture che avrebbero sconsigliato di operarlo in Italia, hanno smentito: quel nome non risulta nei loro terminali. Il Quirinale ha scritto a Nordio: verificare con urgenza «la fondatezza di quanto rappresentato». L’istruttoria che il ministero avrebbe dovuto fare prima di firmare il parere, la sta aprendo adesso. Anche se ieri Minetti ha liquidato come notizie “false” gli scoop del Fatto.
Sono due storie diverse. Eppure entrambe mostrano un governo convinto di gestire questioni di rilievo istituzionali con metodi decisamente poco istituzionali. La logica è la stessa: si trova il modo, si firma il parere, si reggono le posizioni finché si può. Poi arriva il momento in cui non regge più. E allora si dice che i vertici non erano coinvolti. O si apre un’istruttoria su una grazia firmata due mesi fa.
Grazia, graziella…
(Di Marco Travaglio) – Ora che Mattarella ha letto il Fatto, ha capito di essere stato buggerato sulla grazia frettolosa e clandestina alla Minetti e ha scaricato Nordio che gli aveva confezionato il pacco farlocco, la cosiddetta informazione può finalmente raccontare agli italiani quello che i lettori del Fatto sanno da diversi giorni. E cioè le testimonianze su santa Nicole piena di grazia in veste di madame di squillo tra Ibiza e l’Uruguay; sul fidanzato Cipriani filantropo dei due mondi ed ex socio di Epstein dedito all’import-escort; e il povero orfanello da curare che puzza tanto di kid washing: ha entrambi i genitori, pare sia già stato curato e comunque non subirebbe alcun danno se la Minetti scontasse la pena ai servizi sociali. C’è tempo per scoprire chi ha sbagliato di più fra la Procura generale di Milano e il ministero della Giustizia, che hanno timbrato la pratica senza verifiche, e Mattarella, unico italiano rimasto a prendere sul serio Nordio. Ma lo scandalo verrà studiato come uno dei punti più bassi della storia dell’informazione. Mentre il Fatto indagava su una grazia piena di buchi, tutti gli altri media prendevano per oro colato le veline ufficiali e manganellavano il nostro giornale che si permetteva di passarle al setaccio.
Su Rep, giuristi strappalacrime si bevevano le “ragioni dell’umanità”; cronisti boccaloni narravano della nuova Maria Goretti che trasloca in Uruguay “per seguire l’amore” e “avviare iniziative a favore dell’infanzia” e adesso “passa ore in un doposcuola alla Caritas nella chiesa di San Marco tra bambini che fanno i compiti e famiglie in difficoltà”; Francesco Merlo, per santificare l’uomo del Colle, beatificava per contagio pure la igienista dentale per il suo “aggraziato ingresso al Consiglio regionale lombardo”, dove si era rivelata la “migliore di tutti”, quindi “Mattarella ha graziato la grazia” (e anche un po’ la graziella). Il Corriere turibolava: “La protesta social non turba il Quirinale. La giornata del presidente ‘sereno, convinto di aver fatto la cosa giusta’” e intervistava la Pg Nanni “ferita dalla malafede di chi vede favoritismi”. Il Giornale incensava “la grazia legittima” e sparava sul Fatto (“campionario di falsità”). L’Unità ci dava dei “vigliacchi” che scrivono “sciocchezze atroci”. Il Domani tagliava corto: “Nessuno scandalo o favoritismo per Minetti. I fatti smentiscono la versione complottista. Con Mattarella al Colle, la salute dei congiunti è stata molte volte decisiva nella concessione della grazia”. Il Messaggero superava tutti: “La showgirl (sic, ndr) si fidanza con l’imprenditore Cipriani e dal loro amore nel 2018 è nato un figlio”. Previa apparizione dell’arcangelo Gabriele. Poi ieri, al segnale convenuto del Colle, si sono strappati tutti il bavaglio che si erano messi da soli.
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rivincita tremenda rivalsa
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La storia di Santa Maria Goretti Minetti puzzava di fogna lontano un miglio, ma la mummia sicula chiusa bene dentro il suo sarcofago non l’ha sentita, perché si stava preparando per il giro d’Italia cambiandosi i bendaggi con i rotoloni regina. Poi se gli accertamenti li ha condotti pure il commissario Basettoni Superciuk, allora la cagat@ era praticamente una certezza. E anche oggi il circo dei pagliacci tristi di Maria Antonietta ha sfornato il solito numero d’alta scuola. Ormai non ci delude mai. Sono soddisfazioni.
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Il paese deve essere rifondato dalle fondamenta. Perfino la ricorrenza del 25 aprile è diventata una volgare barzelletta.
Se i giornali vogliono mentire lo facciano pure, ma con i loro soldi.
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