
(Armando Negro – lindipendente.online) – Davanti all’incertezza e al caos scatenati ormai quotidianamente dal presidente statunitense Donald Trump, la Repubblica Popolare Cinese si sta proponendo come elemento di stabilità all’interno dello scacchiere internazionale. Non si tratta di una semplice presa di posizione da parte di Pechino, ma del risultato di incontri e mediazioni che nel corso degli anni (e degli ultimi conflitti) hanno consolidato il ruolo di alternativa affidabile alle bizze imprevedibili dell’amministrazione a stelle e strisce.
La prova di questo riallineamento istituzionale risiede nelle recenti visite che hanno coinvolto il presidente della Repubblica popolare Xi Jinping con alcuni leader internazionali: in attesa della visita di Trump a Pechino, prevista per la fine di marzo e successivamente posticipata a maggio, la Grande Sala del Popolo ha accolto negli ultimi giorni la leader dell’opposizione taiwanese Cheng Li-wun, il premier spagnolo Pedro Sánchez, il principe ereditario di Abu Dhabi Khaled Mohamed bin Zayed, il presidente del Vietnam To Lam e il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov. Il denominatore comune alla base di questi incontri è stato la ricerca di un equilibrio basato sulla sicurezza, sulla pace e sulla stabilità, in virtù dell’inalienabilità del diritto internazionale. Il raggiungimento di obiettivi congiunti grazie al dialogo e alle relazioni è parte di un processo finalizzato a difendere interessi economici e sviluppare piani di cooperazione ad ampio raggio.
Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa cinese Xinhua, in occasione dell’incontro con il principe dhabense, la Cina ha proposto un piano di pace in quattro punti per garantire la stabilità in Asia occidentale: coesistenza pacifica degli stati del Golfo; rispetto della sovranità nazionale; rispetto del diritto internazionale fondato sulle Nazioni Unite «per evitare che il mondo ricada nella legge della giungla»; coordinazione di sviluppo e sicurezza. La proposta, caratterizzata da una semplicità quasi disarmante di fronte alle dichiarazioni avanzate dalla controparte statunitense, ha raccolto il plauso degli Emirati Arabi Uniti, che hanno approvato lo sforzo della Cina nella mediazione e nella promozione di un cessate il fuoco tra le parti coinvolte.
A collocarsi in una posizione parallela è stata la presidente del Kuomintang taiwanese (KMT), partito attualmente all’opposizione del governo dell’isola, che ha raccolto l’invito di Xi Jinping e si è recata a Pechino per compiere quello che la stessa leader ha definito come «viaggio di pace». In risposta alle operazioni di compravendita di armi statunitensi promosse dal governo del Partito Progressista Democratico taiwanese (DPP), Cheng ha puntato sulla restaurazione del dialogo con la Repubblica Popolare con l’obiettivo di mantenere lo status quo sullo stretto e provare a sgonfiare la tensione che negli ultimi anni ha interessato i protagonisti delle due sponde. In quella che la Cina vede come una questione interna, Pechino cerca di consolidare la propria immagine di alleato responsabile anche davanti alla mercurialità degli Stati Uniti in occasione di un’eventuale difesa dell’isola.
Se questi incontri sono stati caratterizzati dalla ricerca di un equilibrio in ambito internazionale e la necessità di garantire una stabilità basata sul dialogo, i summit con il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov e con il presidente del Vietnam To Lam si configurano in un’ottica di collaborazione strategica anche in ambito economico e commerciale. Lavrov, che ha incontrato anche il ministro degli esteri cinese Wang Yi, ha ribadito insieme al presidente Xi, la necessità di lavorare per rafforzare la cooperazione, la fiducia comune e il partenariato all’interno del contesto dei BRICS e dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai. Con il presidente vietnamita, invece, Xi ha sottolineato l’importanza di rinnovare il nuovo piano di cooperazione tra i due partiti comunisti, basato su diplomazia, difesa e sicurezza pubblica. A questo si è aggiunta la promessa di collaborare sulla connettività infrastrutturale tra i due Paesi e la partecipazione condivisa sull’innovazione tecnologica. Il Vietnam, che tra i Paesi dell’Asia Sud-orientale vanta tassi di crescita economica senza precedenti, da anni persegue una strategia vicina ora alla Cina, ora agli Stati Uniti, rendendosi così un fulcro geopolitico tra le due potenze.
La visita del presidente spagnolo Pedro Sánchez, la quarta in quattro anni, assume un ruolo essenziale nelle relazioni tra Repubblica popolare e Unione Europea. Quest’insolita assiduità dimostra un progressivo avvicinamento da parte di Madrid alla Cina e riconferma la rottura avvenuta tra Sánchez e il presidente statunitense. In seguito all’incontro con Xi il presidente socialista non ha solo sottolineato l’importanza di Pechino nella diplomazia internazionale, ma ha preteso un maggiore coinvolgimento del governo cinese nella mediazione dei conflitti in corso. In occasione della conferenza stampa concessa il 14 aprile, il premier ha ribadito di «essere dal lato giusto della storia», pensiero che ha trovato la convergenza del presidente cinese. Davanti all’ipotetica reazione di Trump, Sánchez ha affermato, ripetendo le parole di Xi, di non poter permettere l’avanzamento della ۫«legge della giungla» e con una certa schiettezza ha affermato che la Cina può essere l’unico interlocutore con il potere di risolvere la situazione di stallo nello stretto di Hormuz.
La stabilità diventa la principale pedina di scambio utilizzata dal governo cinese per attrarre un numero sempre maggiore di Paesi (e quindi ipotetici alleati e partner commerciali) a sé. Manca un mese all’annunciato incontro tra Trump e Xi, e come in una partita a scacchi, Pechino sta preparando il terreno di quella che potrebbe rivelarsi un’astuta trappola negoziale.
A Sanchez è consentito quello che a noi non lo è. Chissà quante volte abbiamo udito scuse tipo : gli accordi internazionali ci impongono …I oppure l’ articolo 5 Nato fa si che noi dobbiamo …Il 5 per cento del pil per il patto Atlantico e obbligatorio etc..Ma per il capo di governo spagnolo sembra che non esistono queste regole . Infatti è andato da Xi a mettersi d’accordo come face a suo tempo Conte facendo venire l’ orticaria a tutti frequentatori di talk-show.
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e noi? ??? la Gioggia ha aboliato la via della seta! hahahha,,,per il bene di trampette!
Altra figurina di m3rda!
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