
(Filippo Ceccarelli – il Venerdì di Repubblica) – Sottovalutato il fatto che Israele abbia introdotto la pena di morte, per di più su base etnica. […]
Siamo o non siamo del resto nell’età selvaggia del ferro e del fuoco? Ma siccome siamo anche nell’epoca dei simboli, delle visioni e delle allucinazioni per cui tutto deve essere mostrato con meno parole possibili, e meglio ancora senza, ecco che qui si vorrebbe esprimere l’orrore, l’incredulità, il disgusto e lo sconforto dinanzi al muto e civettuolo distintivo dorato a forma di nodo scorsoio che il ministro della Sicurezza nazionale di Tel Aviv, Itamar Ben Gvir, si è messo all’occhiello a riprova del suo impegno a favore della legge ammazza-palestinesi, culminato nel brindisi dopo l’approvazione in Parlamento.
E per prima cosa viene da pensare: felici noi italiani per cui la spilletta da bavero è un oggettino démodé che indica onorificenze, associazioni sportive e Rotary.
In politica, a parte un picconcino commissionato dai missini ai tempi di Cossiga, soprattutto Berlusconi ne faceva sbrilluccicante sfoggio; una volta, cavallerescamente, fece produrre una mini falce e martello di cui fece dono, con ricco astuccio, a Bertinotti e Cossutta; così come pare acclarato che Renzi faccia collezione di stemmini, ma solo se sfilati con rapace destrezza ai titolari, ovvero convinti a farseli donare.
Però in Israele è molto peggio e per penetrare l’immaginario del cappio d’oro il tenutario di questa insulsa rubrichetta ha consultato la Storia della bruttezza a cura di Umberto Eco (Bompiani, 2018).
E qui il materiale reperito era fin troppo vario fra Medioevo, gusto del macabro, trionfi della morte, terrorismi, satanismi, sadismi, linciaggi a sfondo razziale e ulteriori sviluppi horror –perturbanti – per quanto l’intero repertorio possa comprendersi nella vasta categoria che Karl Rosenkranz ha sintetizzato come «l’inferno del bello».
Dalla Ballata degli impiccati di Francois Villon (1489), pure solidale con i condannati, a La Gazza sulla forca di Pieter Bruegel il Vecchio (1568), in cui la stoltezza umana è raffigurata da alcuni tipi che giocano e ballano come Itamar Ben Gvir alla Knesset, il culto del capestro da occhiello si spiega come un cortocircuito dell’anima. Là dove la vita ha ormai perso valore, mettersi la morte al petto è ormai un automatismo – con quali effetti nella Storia fa paura anche solo a pensarci.
Oh scandaloooo, i cessi d’oro di Zelenski e soci erano almeno opere d’arte ! Però sempre commissionati da loro e pagati da noi . Ce n’erano anche di quelli made in Italy ,pensate che bello . Questo nodo scorsoio potrebbe essere anch’esso costruito nel nostro paese ,magari da simpatizzanti della lega nord che una volta li esibivano in parlamento ,m non erano d’oro.
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Molti fanno notare la straordinaria somiglianza fisica e morale tra il moderno ebreo e H. Himmler, il capo delle feroci SS hitleriane.
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