
(di Lucio Caracciolo – repubblica.it) – Gesù Cristo ha fondato l’America e Donald Trump è il suo vicario. Al fondo del nazionalismo cristiano che muove un’influente corrente di pensiero allineata con il padrone della Casa Bianca c’è il sogno di elevare gli Stati Uniti a Terra promessa. Di identificarne i bianchi cristiani anglosassoni e germanici quale popolo eletto. Per ricostruirne le istituzioni sulla base di una lettura fondamentalista della Bibbia. La foto di Trump in candida veste papale diffusa dal presidente durante la sede vacante tra Francesco e Leone era l’immagine di questa idea. Così come la bandiera “Appello al Cielo” esposta in questi anni da esponenti di spicco delle istituzioni americane — fra cui lo speaker della Camera dei rappresentanti Mike Johnson e il giudice della Corte Suprema Samuel Alito — è il vessillo degli avversari della separazione fra Stato e Chiesa, tra cui alcuni assalitori della Casa Bianca nel tentato golpe del 6 gennaio 2021.
Questa la radice dello scontro fra Washington e Santa Sede culminato lo scorso gennaio nella convocazione al Pentagono dell’allora nunzio apostolico, cardinale Christophe Pierre. Evento senza precedenti. Il sottosegretario Elbridge Colby e alcuni esponenti del ministero della Guerra hanno contestato le critiche sempre meno implicite rivolte da papa Prevost all’amministrazione americana. Soprattutto all’ambita annessione di terre altrui e alla pretesa di combattere guerre “giuste” in nome e con la benedizione di Dio. Poi culminate nel proposito di distruggere “in una notte” l’Iran, chiaro riferimento alla bomba atomica. Denunciato da Leone con tono fermo quanto pacato: “Veramente inaccettabile”. Nel corso della poco diplomatica conversazione un alto funzionario del Pentagono ha ricordato al messo papale l’esilio di Avignone (1309-1377) durante il quale sette papi furono posti sotto il controllo del re di Francia. Per marcare la drammaticità del caso, ha esibito un’arma dell’epoca.
La vicenda sta suscitando un putiferio negli Stati Uniti e un terremoto nell’amministrazione Trump, i cui numeri due e tre — vicepresidente Vance e segretario di Stato Rubio — sono cattolici. Il primo, di recente conversione, aveva fatto sapere per vie carsiche la sua ostilità all’aggressione all’Iran sicché il principale lo ha spedito in Pakistan per trattare con il nemico da debellare. Se riuscirà nel miracolo di un cessate il fuoco diventerà il favorito nella successione al “Messia” Trump. Ragione di più per il presidente di pregare e operare per il fallimento della “missione impossibile”. Quanto a Rubio, che cattolico romano è nato, si è abilmente schierato con il capo della sua Chiesa contro il capo del suo Stato. Un video suo postato il 10 aprile e intitolato “Le radici cattoliche dell’America” inscrive il cattolicesimo nell’albero genealogico della potenza antipapista per definizione, citando il papa, di cui in più occasioni si è confermato fedele.
Avere di fronte un papa americano che non perde occasione di condannare la guerra all’Iran e di invocare la “pace disarmante e disarmata” irrita i nervi del presidente, accusato di “delirio di onnipotenza”. Trump è salito alla Casa Bianca grazie al voto della maggioranza (59%) dei cattolici americani, specie ispanici. Sondaggi segnalano il calo del sostegno cattolico al Partito repubblicano e la montante sfiducia nel presidente, che sta firmando con successo un cambio di regime. A casa sua. Il suo tasso di approvazione è nettamente inferiore al +34 assegnato a Prevost dalla Nbc News. A Leone si rivolgono alcune voci democratiche che implorano il papa di scomunicare Vance per aver accennato all’impiego di “strumenti nella nostra cassetta degli attrezzi”, leggasi bomba. In questo tempo di guerra c’è uno spettro assai inquietante che agita Trump e il suo singolare ministro della Guerra, Pete Hegseth: l’ammutinamento di soldati americani chiamati a eseguire un ordine incompatibile con l’etica cristiana (la rivolta sulla portaerei Ford è caso clamoroso fra altri segnali di insofferenza fra i soldati). Nelle parole dell’ordinario militare, arcivescovo Timothy Broglio, non un teologo della liberazione: “Sarebbe moralmente accettabile disobbedire un tale ordine”. La buona novella è che nel protocollo di lancio dell’arma nucleare si passerebbe per alcuni incorreggibili papisti.
Le bombe sul Giappone non trovarono obiettori di coscienza . Se le leggi Usa affidano al capo dell’ amministrazione il potere di decidere l’ utilizzo dell’ atomica ,qualche pilota disponibile lo trova per spedire all’ altro mondo qualche decina di milioni di esseri umani . Il punto è proprio questo : è giusto che un solo uomo abbia questo potere ?
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Dipende: è giusto solamente se l’uomo solo si chiama Putin.
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Stanno riorganizzando la flottiglia per riportare l’attenzione su Gaza al momento dimenticata.
Che il Papa si metta a prua come Di Caprio.
………………………..Schettino vada a bordo caxxo!!!!!!!!!!!
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