
(di Massimo Villone – ilfattoquotidiano.it) – […] Con un comizio da campagna elettorale Meloni si autocelebra in Parlamento, dando spazio tra le riforme solo alla giustizia (tema ineludibile dopo il referendum). Scompare invece la riforma elettorale. Come ho già scritto, è essenziale per la destra. Ma i dubbi di costituzionalità sull’AC 2822 sono corposi. Almeno tre i punti principali.
Il primo. L’eccessiva disproporzionalità tra voti ottenuti e seggi assegnati a vincenti e perdenti lede il “ragionevole” bilanciamento tra governabilità e rappresentatività richiesto dalla Consulta.
Il secondo. Con il no ai collegi uninominali e alle preferenze il diritto di voto è totalmente trasformato in un diritto non a scegliere il candidato, ma a (ri)conoscerlo se inserito in una lista breve.
Il terzo. La base regionale richiesta per il Senato non si applica – lo nota in specie il senatore Parrini – al premio, che viene invece distribuito in base al risultato nazionale di liste e coalizioni.
[…]
Provvederà la Consulta? Forse. Ma c’è uno scenario, anche confermato dal silenzio di Meloni, in cui la maggioranza non forza il passo e galleggia fino all’approvazione della legge di Bilancio. Solo dopo va a chiudere sulla riforma elettorale, e poi subito allo scioglimento anticipato. I tempi sono stretti per una decisione della Consulta sulla costituzionalità prima delle urne, e si vota. Domanda: e se una pronuncia viene poi? Qui è il trucco. Il Parlamento già eletto rimane in vita con pienezza di poteri. Lo dice la stessa Corte nella sentenza 1/2014. Si dichiara illegittimo il Porcellum, ma il Parlamento eletto nel 2013 rimane regolarmente in carica fino al 2018.
Ecco una possibile strategia della destra per puntare a un’altra legislatura in cui “rivoltare il paese come un calzino” (Meloni dixit). Nel caso, i costituzionalisti rimarrebbero inascoltati. Quale strategia per chi si oppone?
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Costituire un comitato per lo studio di una legge elettorale costituzionale !
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L’82enne Massimo Villone è un politico di sinistra, costituzionalista, ed è professore emerito di Diritto costituzionale nell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”.E’ stato ostile alla riforma di Renzi e scrive su il manifesto. Ma è un buon esempio dello stato confusionale che da anni dilaga nella sinistra, anche estrema, a proposito delle regole elettorali dove opportunismo e subordinazione culturale alle logiche maggioritarie cresciute dagli anni ’90 ( e di cui oggi paghiamo il risultato) hanno fatto disastri in tutto l’occidente europeo.
“.. L’eccessiva disproporzionalità tra voti ottenuti e seggi assegnati a vincenti e perdenti lede il “ragionevole” bilanciamento tra governabilità e rappresentatività richiesto dalla Consulta…”
Non c’è nulla di ragionevole e nulla da bilanciare. Non ci sono vincenti e perdenti ma eletti in misura dei voti ricevuti. Il problema della governabilità sottraendo milioni di voti ( e di seggi) dandoli ad un altro è una truffa della moderna società occidentale che gioca sulla inconsapevole ignoranza degli elettori. In Germania un sistema totalmente proporzionale ed una decente e indispensabile soglia al 5% producono il paese più stabile e più democratico, almeno sul piano delle regole di rappresentanza, di tutto il pianeta. E partiti altrettanto stabili al contrario dei nostri partitelli che sopravvivono anche quando sono morti.
“ .. Con il no ai collegi uninominali e alle preferenze il diritto di voto è totalmente trasformato in un diritto non a scegliere il candidato, ma a (ri)conoscerlo se inserito in una lista breve…”
Qui lo stato confusionale arriva al culmine: difendere i collegi uninominali dove chi prende un voto in più vince tutto e gli altri voti (anche fossero il 49,9% ) vanno al macero è semplicemente una truffa ( il nostro Orban è un raffinato esperto nel genere disegnando i collegi a modo suo). Il massimo della degenerazione arriva dagli USA dove un intero Stato federato è un collegio con un unico vincitore.
Le preferenze sono questione davvero poco rilevante che, per ignoranza o malafede a destra e spesso a sinistra, viene esaltata per confondere le acque e spostare l’attenzione. Danno l’illusione di decidere ma sono la speranza e la attesa di tutti i gruppi clientelari e mafiosi come dimostrano centinaia di episodi degli ultimi trena anni, tanto più con listarelle inventate che portano acqua alle coalizioni prevoto e scompaiono 24 ore dopo il voto. Con le preferenze si sceglie solo in una lista più o meno lunga che comunque il partito (giustamente) ha presentato come sarebbe non solo suo diritto ma anche suo dovere per indicare chi sono i propri rappresentanti proposti agli elettori. Si, in un paese ideale sarebbe bello scegliere ma almeno due capilista a me sembra un dovere che ogni partito ce li proponga alla luce del sole. Un compromesso è accettabile ma … viva le liste bloccate.
“ .. La base regionale richiesta per il Senato non si applica al premio, che viene invece distribuito in base al risultato nazionale di liste e coalizioni…”
Perbacco, che problemone ! Il premio è una truffa con il quale si annulla il voto anche di alcuni milioni di elettori. Invece di denunciarlo e chiederne la eliminazione dovremmo preoccuparci di come viene distribuito ?
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