
(Flavia Perina – lastampa.it) – Adelante, con juicio. L’esortazione manzoniana è la miglior sintesi dello spirito con cui Giorgia Meloni ha aperto la campagna elettorale per il 2027. Grandi carte da giocare non ce ne sono. Non ci sono soldi. Lo schema conservatore e sovranista frana sotto il peso delle mattane di Donald Trump e di due conflitti dagli sviluppi indecifrabili. L’aura vincente del centrodestra si è dissolta con il referendum e i prossimi dodici mesi appaiono come un percorso paludoso: correre sarà impossibile, ma forse basterà non fermarsi per presentarsi all’appuntamento con la “chance” di conquistarsi un secondo mandato.
La principale opportunità su cui scommette il centrodestra è la stessa che lo ha reso vincente nel 2022: la difficoltà di fare sintesi dei suoi avversari, i troppi galli che cantano nell’area progressista. Elly Schlein e Giuseppe Conte si avviano a un duello mortale, che Giorgia Meloni ha furbescamente aizzato anche nel suo ultimo intervento parlamentare eleggendo a “competitor” la segretaria del Pd ed evitando persino la citazione del capo dei Cinque Stelle. In gioco, da quelle parti, non c’è solo una premiership ma anche le rispettive leadership. Uno scontro per la sopravvivenza. Comunque vada a finire, e persino se ritrovasse spazio la tesi del Papa straniero, del federatore, del “nuovo Prodi”, il centrodestra immagina un campo largo terremotato per mesi da rivalse, vendette, scontri sul programma e sulle liste. Insomma, il nemico perfetto per una campagna fondata sul motto: con noi la stabilità (per quanto grigia), con loro il caos.
Tutto il resto è avvolto nella nebbia e contribuisce ad alimentare timori nuovi per una coalizione che, fino a due mesi fa, si percepiva come sicura vincente. È imprevedibile il quadro politico e sociale, dove si teme uno spostamento in massa dell’elettorato popolare e del voto di protesta che quattro anni fa aveva consegnato la vittoria a FdI. Nel 2022 si era rivolto alla destra un terzo del consenso operaio insieme con un elettore su sei del vecchio Movimento Cinque Stelle. È un bacino enorme. A dar retta ai sondaggi è rimasto alquanto fedele a Giorgia Meloni, ma potrebbe esprimere all’improvviso la sua delusione voltandole le spalle. Le statistiche su occupazione, salari, lavoro femminile snocciolate in ogni occasione dalla premier non sono un vezzo auto-elogiativo, ma il tentativo di tenersi stretti mondi che le hanno aperto una linea di credito senza finora ricevere molto in cambio.
Il secondo rebus riguarda la tenuta interna dei partiti della coalizione. In Forza Italia, l’operazione rinnovamento sollecitata da Marina Berlusconi può funzionare ma anche risolversi in una faida interna senza fine. Se andrà bene, Giorgia Meloni dovrà fare i conti con un alleato più rivendicativo e competitivo rispetto agli ultimi quattro anni. E magari anche con un vero conflitto tra l’area liberale della maggioranza e il sovranismo di Matteo Salvini, che ricomincia ad alzare le bandiere della remigrazione e dell’alleanza con l’estremismo europeo. Se andrà male, se il mondo forzista si avviterà in una lotta intestina, vai a vedere: in passato il centrodestra è stato quasi sempre sconfitto proprio dalle sue improvvise crisi interne.
Infine, c’è uno specifico rischio di immagine che riguarda direttamente la premier. È evidente, concreto, legato alle sue relazioni personali con Donald Trump e con Victor Orban, che restano nella memoria collettiva malgrado il tentativo di minimizzarle o raccontarle come il mero adempimento di linee di politica estera di vecchia data. Quelle parentele speciali sembravano due carte vincenti, all’estero e in patria. Si sono rivelate un problema enorme, che peggiora ogni giorno: la dimostrazione sul campo che la cultura Maga produce sfracelli e divora se stessa. Anche per questo, avviandosi “con juicio” sulla strada accidentata verso le prossime elezioni, il centrodestra preferisce dimenticare gli amici e confidare nella debolezza dei nemici
A me questa Perina puzza sempre di cartone bruciato…
“eleggendo a “competitor” la segretaria del Pd ed evitando persino la citazione del capo dei Cinque Stelle.”
È ovvio: lo teme di più, a parte il profondo, istintivo odio, dovuto all’abisso, non solo ideologico, ma di competenza, signorilità, adeguatezza al ruolo.
Nel mentre, da QUESTA parte, si inventano “un campo largo terremotato per mesi da rivalse, vendette, scontri sul programma e sulle liste.”
È il loro sogno bagnato.
Io non ce li vedo Elly&Giuseppe che si scannano…magari “tutto intorno” sì…quindi INZULLANO!!!
PS aizzano. 🤭
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La Perina ha dato il “de profundis” alla nana. Il CDX , per poter vincere, ha bisogno di cambiare cavallo visto la gioggia è oramai un ronzino stanco ed ecco, come per magia, l’ ingresso della piermarina nella agone politico. Auguri a tutti noi…
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