
(Andrea Zhok) – Oggi, il segretario alla Difesa (anzi, alla Guerra) Pete Hegseth ha chiesto le dimissioni, rispettivamente:
del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale Randy George,
del Generale David Hodne, a capo del Comando per la Trasformazione e l’Addestramento dell’Esercito,
e del Maggiore Generale William Green, capo del Corpo dei Cappellani dell’Esercito.
Le ipotesi per questa decisione sono sostanzialmente due, una rivolta al passato e una al futuro: o l’amministrazione Trump cerca dei capri espiatori per giustificare il fallimento dell’operazione iraniana finora (ma in tal caso alla rimozione dovrebbe seguire una campagna di accuse), oppure si stanno rimuovendo i generali che dissentono rispetto alla linea che l’amministrazione intende prendere nei prossimi giorni.
Considerando che l’arrivo delle ultime forze americane da sbarco, destinate al Golfo Persico, è previsto tra una settimana, le possibilità che questo licenziamento sia l’anticamera di un’operazione di terra sono elevate.
Rimane l’enigma di cosa spinga il governo americano a tentare un’avventura così rischiosa, e potenzialmente catastrofica. Ma credo che la risposta, come sempre più spesso accade, non risieda in ragioni pubbliche o pubblicamente intelligibili.
Per capire cosa sta succedendo bisogna, io credo, combinare l’odierno triplice allontanamento dei vertici militari con un secondo fatto, apparentemente irrazionale. È stato spesso osservato come i ripetuti assassini mirati – portati avanti sempre dall’IDF – abbiano lasciato in circolazione pochissime figure di mediazione. Sui giornali si è ironizzato, come se fosse un errore, dicendo che questa strategia aveva tolto di mezzo tutti i soggetti disponibili a trattare, bloccando in partenza ogni possibilità di mediazione.
Che questo sia avvenuto, è certo; che questo sia stato una svista, non lo credo affatto.
Il punto è che, mentre sin dall’inizio gli USA avevano ben modeste ragioni per andare a stuzzicare l’Iran, questa guerra è stata voluta e continua ad essere voluta da Israele come scontro terminale, come resa dei conti definitiva con l’unico avversario regionale degno di nota.
Tutti gli stati arabi dell’area sono in una condizione di umiliante vassallaggio. La frase di Trump sul sovrano saudita Bin Salman costretto a “baciargli il culo” non credo che lasci molti margini di interpretazione, vista anche la remissività con cui è stata portata a casa.
Trump partecipa a questo processo non perché sia completamente ignaro delle sue gravi implicazioni, anche per il proprio futuro politico, ma semplicemente perché in qualche modo Israele lo tiene in pugno.
Quali siano le leve ricattatorie, possiamo solo immaginarlo, ma questo spiega bene quanto sta succedendo.
Israele sta mandando avanti i marines e paracadutisti americani per fare quello che non sarebbe mai in grado di fare da solo.
Anche qui funziona quel meccanismo oggi molto in voga per cui una guerra si continua serenamente, anche se apparentemente irrazionale, purché a morire siano “gli alleati”.
Lo spirito che abbiamo visto nella decisione occidentale di “combattere fino all’ultimo ucraino” trova una rinnovata versione nella propensione israeliana di “combattere fino all’ultimo americano”.
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Gli americani non si faranno ammazzare come gli ucraini .
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Secondo un’analisi di The Intercept, quasi 750 soldati statunitensi sono rimasti feriti o uccisi in Medio Oriente dall’ottobre 2023.
Il Pentagono si rifiuta di ammetterlo.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti, o CENTCOM, che sovrintende alle operazioni militari in Medio Oriente, sembra essere coinvolto in quello che un funzionario della difesa ha definito un “insabbiamento delle vittime”, fornendo a The Intercept cifre sottostimate e obsolete e omettendo di fornire chiarimenti su morti e feriti tra i militari.
Almeno 15 soldati statunitensi sono rimasti feriti venerdì in un attacco iraniano contro una base aerea saudita che ospita truppe americane, secondo quanto riferito da due funzionari governativi a The Intercept. Centinaia di militari statunitensi sono stati uccisi o feriti nella regione da quando gli Stati Uniti hanno lanciato la guerra contro l’Iran poco più di un mese fa.
Il presidente Donald Trump, che indossava un abito blu, una cravatta rossa e un berretto da baseball per la solenne cerimonia di trasferimento delle prime salme americane cadute in guerra, ha affermato che le vittime erano inevitabili. “Quando ci sono conflitti come questo, ci sono sempre morti”, ha detto in seguito.
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Un mese fa, il Segretario alla guerra Hegseth ha dichiarato che i leader iraniani “guardavano in alto e vedevano solo la potenza aerea statunitense e israeliana ogni minuto di ogni giorno, finché non avessimo deciso che era finita”. Ha continuato: “L’Iran non potrà farci nulla. B-2, B-52, B-1, droni Predator, caccia che controllano i cieli, che scelgono i bersagli, morte e distruzione dal cielo tutto il giorno”…⬇️
L’Iran ha abbattuto un caccia F-15 dell’aeronautica statunitense, hanno dichiarato venerdì funzionari americani. Quasi contemporaneamente, un secondo aereo statunitense, un A-10 Warthog, è precipitato vicino allo Stretto di Hormuz. Entrambi gli aerei avevano equipaggi di due persone, in entrambi i casi un membro dell’equipaggio è stato tratto in salvo mentre l’altro risulta ancora disperso. L’abbattimento dell’aereo statunitense ha minato l’affermazione di forza fatta dal presidente Donald Trump in un discorso televisivo a livello nazionale all’inizio di questa settimana.“Non hanno equipaggiamento antiaereo. Il loro radar è stato completamente distrutto”, ha detto Trump mercoledì. “Siamo inarrestabili come forza militare”.
La perdita dell’F-15 rappresenta il primo caso noto di un aereo da combattimento americano abbattuto in Iran dall’inizio della guerra, alla fine di febbraio. L’episodio si verifica dopo che Trump ha ripetutamente minacciato le infrastrutture critiche in Iran.
Gli USA hanno utilizzato diversi elicotteri Black Hawk, un aereo C-130 Hercules e droni di ricognizione per cercare il pilota di un velivolo da combattimento che è stato attaccato dalle forze armate iraniane ieri mattina. (tutti voli a bassa quota)
🔹 I piloti di caccia sono di solito collegati a un sistema GPS che consente loro di determinare la propria posizione se vengono eiettati dall’aereo.
🔹 Tuttavia, l’area che viene scansionata dagli americani suggerisce che non conoscono l’esatta posizione del loro pilota e lo stanno cercando con altri mezzi. @alsaa_plus_EN
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La giornalista americana Carla Babb di Newsmax, corrispondente veterana al Pentagono di Voice of America, ha adesso confermato che un elicottero statunitense UH-60 Black Hawk oggi è stato colpito dalla difesa aerea iraniana durante la tentata operazione di salvataggio dei due piloti del caccia F-15 abbattuto dall’Iran nella regione sud-occidentale del Khuzestan.
NBC riporta che sono addirittura due gli elicotteri militari americani colpiti oggi in Iran mentre cercavano di trovare i due piloti del caccia F-15 statunitense abbattuto dalle difese iraniane nel Khuzestan, nell’Iran sud-occidentale
🇮🇷 Notizie dall’Iran islamico e rivoluzionario
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Il bastone non ha bisogno della pianta per stare in piedi; la pianta, senza il bastone, cade. Tutto il resto è retorica.L’idea che Israele tenga in pugno gli Stati Uniti nasce da una confusione elementare: scambiare l’influenza con la dipendenza.
Aristotele distinguerebbe tra ciò che è per sé e ciò che è per altro: una potenza che può agire autonomamente non è “tenuta” da chi, in ultima istanza, dipende dal suo sostegno.
Hobbes lo direbbe in modo più brutale: il potere si misura da ciò senza cui non puoi stare in piedi.E qui la differenza resta: il bastone può reggersi da solo. La pianta no.
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