(Dott. Paolo Caruso) – L’ Italia pallonara priva di quello spirito combattivo che si addice alle grandi squadre nei momenti più difficili e impegnativi ci riporta con i piedi a terra, nella triste mediocrità di un Paese che di sicuro non è quello di Bengodi come vorrebbe farci intendere la “Patriota d’ Italia”. Anatra azzoppata “la Giorgia nazionale”, Somara la nostra Nazionale di calcio bocciata all’ esame di riparazione che l’ avrebbe portato ai Mondiali 2026. Per la terza volta consecutiva l’ Italia non va ai mondiali. Se il calcio è metafora della vita sociale che viviamo, vorrà dire che in Italia non siamo messi proprio bene. Fatti fuori da una squadra nazionale che occupa a livello mondiale il 71.mo posto del rating. Questo piccolo Stato, la Bosnia-Erzegovina, la cui nazionale di calcio ha umiliato la fu blasonata nazionale italiana, ora oltre a essere ricordato per l’uccisione a Sarajevo dell’ arciduca d’Austria e della moglie, e lo scoppio della prima Guerra Mondiale, passerà alla Storia calcistica per il successo insperato sugli Azzurri nella finale di qualificazione ai mondiali americani. Abbiamo perso ai rigori. Più rabbia, perché alcuni di quei giocatori li avevamo allevato nelle nostre associazioni calcistiche. Ieri ce li siamo trovati fatali avversari. Dunque tripletta! Non possono non interrogarsi la FIFA e il CONI. Il calcio, sa poco di sport, è diventato un mercato, come di chi offre ad alto reddito i migliori cavalli, che, per appartenenza, non saranno mai nostri a difendere i colori della nostra bandiera. “Suos devorat alienos nutrit”. (Gli stranieri sono favoriti mentre i talenti locali faticano a trovare riconoscimento ). L’ Italia fagocita i suoi figli per nutrire gli stranieri che, all’occorrenza, si qualificano avversari pericolosi, come accade nelle competizioni tra le squadre nazionali. È un calcio malato, perché diventato un business economico, solo per lo spettacolo “intra moenia”. Godimento esclusivamente campanilistico, spettacolo da giostre medievali. È mancata “l’italica vis”, il fervore tutto italiano “da purosangue”. Per le competizioni internazionali, il povero Gattuso non sa da dove attingere i migliori italiani da esibire, e più che “cavalli di razza” si trova “brocchi” per accomodare. Dove sono i giocatori di un tempo, che facevano mondiale il nome dell’Italia? Dopo l’espulsione di Bastoni la partita fu chiaro a tutti che si metteva in salita e che non aveva futuro. Inoltre l’arbitro francese fu “doppio pesista” perché per lo stesso fallo di gioco non espulse l’avversario, come invece si premurò col nostro giocatore. Un arbitro mediocre che ha inciso sul corso della partita anche se presto è emersa la povertà tecnico agonistica della squadra italiana. Ha pianto Gattuso per la partita dove aveva investito tecnica e passione. Con lui ha pianto mezza Italia e gli Italo americani che finalmente avrebbero potuto abbracciare i loro beniamini. Salteremo così anche questo altro turno dei Mondiali americani, e dopo sedici anni torneremo a sperare in quelli del 2030. “Repetita iuvant”, locuzione latina più che mai attuale: Se il calcio è metafora della vita sociale e politica di una Nazione, vorrà dire che in Italia non siamo messi proprio bene.