
(di Maurizio Delli Santi – lanotiziagiornale.it) – La dottrina internazionalista e costituzionalista in materia è chiara: le basi Nato e ad uso degli Stati Uniti presenti in Italia rientrano nella piena sovranità nazionale, per cui essendo la Nato una alleanza difensiva possono essere utilizzate in concreto solo per uno scopo difensivo condiviso dall’Italia. Il principio è bene illustrato in un dossier del Servizio studi della Camera dove emerge la relazione di Natalino Ronzitti, centrata sul tema “Trattato Nato, Carta delle Nazioni Unite e azioni militari originate da basi site in territorio italiano” (Le basi militari della Nato e di paesi esteri in Italia, Camera dei Deputati, 1990). La Nato nasce come alleanza difensiva priva di un autonomo potere di ricorso alla forza.
Il Trattato del 1949 non crea un sistema di sicurezza collettiva alternativo a quello delle Nazioni Unite. Resta quindi valido il divieto generale dell’uso della forza nelle relazioni internazionali, con due eccezioni: l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza o l’autodifesa individuale o collettiva prevista dall’Articolo 51, da esercitare in risposta a un comprovato ‘attacco imminente’ (reale) cui deve seguire il vaglio del Consiglio di Sicurezza. Sul punto è pacifico che l’intervento armato degli Stati Uniti e di Israele sia andato oltre le previsioni della Carta, trattandosi di un ‘preemptive strike’: è la ‘guerra preventiva’ che il diritto internazionale non riconosce come legittima.
La tesi è confermata dai giuristi dell’American Society of International Law: anche il fatto che siano state impiegate settimane per preparare la guerra dimostra l’assenza di giustificazioni per il mancato coinvolgimento del Congresso statunitense e la mancata richiesta all’Onu di un mandato. Ancora nella cornice del Trattato Nato, in base all’articolo 5 l’obbligo di concorrere alla difesa collettiva non può configurarsi in favore di uno Stato (oggi gli Usa) che si sia determinato autonomamente ad un attacco armato al di fuori della legittima difesa. Ciò significa che qualsiasi ruolo delle basi italiane, o anche solo il loro utilizzo logistico, comporta per l’Italia implicazioni dirette in termini di responsabilità internazionale e di possibili ritorsioni dell’Iran legittimato a reagire secondo lo ius ad bellum.
Gli accordi internazionali e bilaterali definiscono le condizioni d’uso delle basi, ma questi sono subordinati alle norme generali del diritto internazionale e alla Costituzione della Repubblica: di questa, assumono rilievo l’articolo 11 che impone il rifiuto della guerra “come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”; e gli articoli 78 e 87 che richiedono deliberazioni formali del Parlamento e della Presidenza della Repubblica. In altre parole, le basi presenti sul territorio italiano non possono essere impiegate per operazioni offensive contro l’Iran senza che l’Italia si esponga a gravi conseguenze per concorso in atti di ‘aggressione’, in palese violazione del diritto internazionale, anche in riferimento allo Statuto della Corte penale internazionale. La casistica però è complessa, e in questo caso vanno considerate altre ipotesi. L’Iran potrebbe reagire con un attacco selettivo e proporzionato contro unità statunitensi dislocate in basi italiane, anche in assenza di un’azione offensiva lanciata da tali basi.
Precauzioni difensive
Sebbene non vi sia unanimità sul punto, interpretando gli studi di Roberto Ago (Annuaire de la Commission du Droit International, 1980) si può ritenere che uno Stato possa legittimamente intraprendere azioni mirate su basi straniere ovunque dislocate dello Stato aggressore se ciò fosse necessario a fermare un attacco preponderante (ad esempio coinvolgendo vittime civili, come avvenuto) che abbia violato il diritto internazionale. Si giustificano così gli allertamenti e le precauzioni difensive dell’Italia e dell’Europa, quali lo schieramento di unità navali o la predisposizione di sistemi difensivi a protezione di Cipro già colpita, dei paesi Nato o della sicurezza euro-mediterranea. Tuttavia è evidente che in questa logica è facile un incidente o una manovra interpretata come minaccia o provocazione: il rischio di escalation è inevitabile. L’Italia, insieme all’Europa, deve perciò adottare regole stringenti sull’utilizzo delle basi, ma soprattutto deve rilanciare con forza la diplomazia multilaterale. Governo e parlamento nazionali dovrebbero ora non fermarsi alla rivendicazione della ‘sovranità’: la scelta della de-escalation è avvertita come una necessità non più derogabile dalla stragrande maggioranza della cittadinanza italiana.
Citazione impropria
Un’ultima annotazione va fatta sul ‘caso Sigonella’, oggi narrazione imperante di un momento ‘glorioso’ di rivendicazione della sovranità nazionale del governo Craxi. La decisione concreta fu un rifiuto di consegnare agli Stati Uniti i terroristi palestinesi che durante il dirottamento della nave Achille Lauro avevano ucciso e gettato in mare Leon Klinghoffer, un cittadino statunitense di religione ebraica, paraplegico e costretto su una sedia a rotelle. Quattro terroristi furono arrestati e condannati in Italia a pene detentive da 15 a 30 anni, mentre Abu Abbas fu ritenuto il mediatore, mentre erano già emersi elementi per ritenerlo il principale organizzatore dell’azione, e quindi fu lasciato libero di prendere un volo per la ex Jugoslavia. Fu poi condannato in Italia in contumacia all’ergastolo, e finì per essere catturato da forze statunitensi in Iraq, dove poi morì.
Parallelismo Regeni
Quanto alla rivendicazione della sovranità giurisdizionale dell’Italia sulla base del fatto che i reati erano stati commessi a bordo di una nave italiana non è un dato assoluto: dal punto di vista del diritto penale internazionale, oltre al principio di territorialità, rileva il ‘principio di difesa’ o di protezione, che avrebbe consentito agli Usa di esercitare la propria giurisdizione perché coinvolti nell’ interesse fondamentale di tutelare i propri cittadini vittime di reati particolarmente gravi, come l’omicidio. È lo stesso principio con cui l’Italia cerca di processare i torturatori di Regeni, ucciso in territorio egiziano. La realtà è che per timore di ritorsioni del terrorismo si preferì rifiutare le richieste legittime di un alleato allora ritenuto affidabile come gli Stati Uniti. Meglio, dunque, archiviare il mito del ‘caso Sigonella’. Al di là della retorica sulla sovranità, è moralmente e politicamente più serio impegnarsi per la de-escalation.
*Membro International Law Association
Nato con la camicia
(Di Marco Travaglio) – Dice Trump che molla la Nato. Ma magari: dove si firma? C’è da sperare che non cambi idea e, soprattutto, che ci riesca davvero prima che se ne dimentichi. È dal 1989, quando il muro di Berlino crollò sull’Urss che la Nato – nata nel 1949 contro l’Urss di Stalin che aveva vinto la Seconda guerra mondiale con Usa, Uk e Cina e che solo nel 1955 avrebbe dato vita al Patto di Varsavia – non ha più alcun senso. Eppure è sopravvissuta per 37 anni. E ha fatto solo danni: non avendo più nemici, se ne inventava uno all’anno. Solo che non erano più i nemici dei membri Nato, ma solo degli Usa e dei loro servi più sciocchi. Una sfilza di “imperi del male” che avevano il solo torto di dare noia a Washington e alle sue mire imperialistiche (e spesso di detenere troppo gas e petrolio): ora la Serbia, ora l’Afghanistan, ora l’Iraq, ora l’Iran, ora la Libia, ora la Siria, sempre la Russia. Gli squilibrati neocon americani sparsi fra i democratici e i repubblicani non si accontentavano di avere sconfitto i russi senza colpo ferire nella Guerra fredda, ma volevano sbaragliarli in una guerra calda, per smembrare lo Stato più vasto del mondo in tanti innocui staterelli. E per staccarlo dall’Europa, che cooperando con Mosca univa la propria industria all’energia russa a buon mercato e s’avviava a diventare una superpotenza economica eurasiatica insidiosissima per l’Impero. La guerra russo-ucraina, provocata dagli Usa al grido della Nuland “Fuck Eu!” e culminata nella distruzione dei gasdotti NordStream e nelle auto-sanzioni Ue, ha completato l’eurosuicidio riportandoci al guinzaglio degli yankee.
L’unica speranza è che quello schizofrenico di Trump, che aveva promesso isolazionismo e mai più guerre, ora che ne fa una che ci strangola (non bastando quella ucraina), ci liberi dal servaggio, visto che le classi dirigenti europee non sanno nemmeno come si fa. Se davvero si ritirasse dalla Nato, segnandone finalmente il decesso, costringerebbe i nostri ectoplasmi a decidere in autonomia. E le strade sono solo due. La prima è prendere atto che l’Europa non ha nemici e allacciare i rapporti commerciali più convenienti: con Russia, Cina, Brics e anche Iran (che sanzioniamo dal 1979 per ordine americano senza alcun motivo né utilità); disdettare l’accordo sul 5% del Pil in armi per la Nato; sbaraccare il piano di riarmo da 800 miliardi; e progettare una vera difesa europea da tempo di pace, anziché spendere in armi il triplo della Russia per mantenere 27 eserciti costosi e inefficienti. Ma gli euro-dementi sono capacissimi di correre a precipizio sull’altra strada: cioè continuare a svenarsi (anzi a svenarci) per combattere i nemici degli americani. Magari anche dopo che Trump avrà fatto la pace con Putin e con i pasdaràn. Furbi, noi.
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Singolare e curiosa interpretazione del caso Craxi/Sigonella che con Regeni non c’entra niente. Oggi si intende giustamente processare in Italia i torturatori di Regeni perché l’Egitto è un paese autoritario dove non esiste una giustizia indipendente specie di fronte a un caso di assassinio di stato e quindi in Egitto la famiglia Regeni non avrà mai giustizia. Per questo l’Italia agisce in autotutela e in punta di diritto tentando di processare gli aguzzini del giovane ricercatore. L’Italia del 1985 al contrario non era ovviamente l’Egitto di Al Sisi ed era ed è tuttora uno stato di diritto perfettamente in grado di processare i terroristi palestinesi colpevoli del dirottamente dell’Achille Lauro e dell’assassinio di Klinghoffer, come regolarmente avvenne. Craxi non difese astrattamente la sovranità ma la pari dignità rispetto all’alleato americano. L’Italia infatti non è un Impero che tipicamente pretende di fare come vuole a dispetto di nemici e alleati e bene fece il governo Craxi a difendere la giurisdizione. Più in generale l’Italia di Moro e di Craxi (ma anche di Berlinguer che subì un attentato in Bulgaria) difendeva la propria visione di una politica estera autonoma nel Mediterraneo… e infatti entrambi la pagarono pesantemente il primo assassinato dalle BR manipolate dai circoli NATO, l’altro preso come capro espiatorio unico della degenerazione dei partiti. Si trattò dunque di una reazione doverosa di fronte agli eccessi dell’eccezionalismo americano da parte di un alleato leale come l’Italia. Ah mi raccomando, continuate a farvi dettare la linea politica da Marco Travaglio! Craxi cattivo pupù!
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🤝 👏
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Concordo con la ricostruzione dei caso Sigonella, ma che ci azzecca MT che nel suo editoriale non ha parlato né di Sigonella né di Craxi? L’ articolo dove si scrive di Sigonella è di Maurizio Delli Santi……Poi come scrivi giustamente la postura italiana nei confronti degli USA riguardava la classe politica di quel tempo, forse meno servile perché più politicamente preparata…..il caso Sigonella riguardava la giurisdizione italiana, visto che sequestro ed omicidio erano avvenuti su una nave italiana, quindi territorio italiano , di competenza giuridica dello Stato italiano! Che Craxi abbia in quel contesto agito secondo la legge, non cambia il giudizio su di lui per altre vicende……l’ influenza americana non ha riguardato solo il prezzo che quella classe politica ha dovuto pagare, ma che l’ intero paese ha dovuto pagare negli anni della strategia della tensione e del terrorismo!
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La linea politica non la detti ai cittadini ma ai politici che hanno il potere di eseguirla; cosa che sta succedendo per quel che riguarda la politica estera italiana che, curiosamente, coincide sempre con quella di Washington.
Craxi gestiva, privatamente, soldi del partito, derivati da tangenti e si adoperava per garantire a Berlusconi un quasi monopolio delle TV private. Era un delinquente, certo non l’unico nel panorama politico italiano. Che abbia fatto qualcosa di buono, non lo nega nemmeno Travaglio. Che fosse un delinquente è un dato di fatto: fatevene una ragione.
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Non capisco la critica a Travaglio per il contenuto dell’articolo quando è stato scritto da tale Maurizio Delli Santi – lanotiziagiornale.it. Ps. criticare Craxi per alcuni è lesa maestà come per molti criticare Berlusconi, ma il fatto è che tutti e due sono stati condannati in via definitiva e si sono autoassolti. Hanno fatto cose che per tutti gli altri sono illegali e reati mentre loro, tirando, cavillando o modificando le leggi hanno preteso impunità. Per la verita mi sono anche simpatici, perche hanno rotto il velo di ipocrisia dell’epoca del “si fa (tutti) ma non si dice” mentre le loro pretese erano alla luce del sole ma hanno dato il via allo squallore di oggi del “si fa, lo dico ma mi devi capire, tengo famiglia” e poi…fatti i ca22i tuoi che poi una mano lava l’altra
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Prima di sciorinare illuminate perle di geopolitica, stavolta MT ha fatto anche i conti giusti: son esattamente 37 gli anni intercorsi tra oggi (2026) e la caduta del muro del Berlino (1989). Mica come i sedicenti 35 (in luogo dei 45) citati nell’editoriale dello scorso 31 marzo (Una voce poco fa) a riguardo delle “parole dette oggi per spiegare la bocciatura della schiforma Nordio-Meloni. Invece sono di 35 anni fa: 28 luglio 1981. Le pronunciò Enrico Berlinguer nell’intervista a Eugenio Scalfari sulla “questione morale””. Si tratta di un lasso di tempo lungo, appunto, 45 anni, non 35…
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Non posso che sposare in pieno la soluzione geopolitica di Travaglio:semplice e logica.
Ecco altre linee guida tratte dal suo ultimo libro in collaborazione con Chuck Norris(prima che ci lasciasse, RIP)
innalzamento del livello dei mari e erosione delle coste:
obbligare,tramite legge parlamento ue,le massaie europee a raccogliere con le pentole acqua marina sulle spiaggie: avrebbero già l’occorrente per cuocere la pasta…ma quei dementi degli europei non ci arrivano
innalzamento estremo delle temperature estive
obbligare le flotte aeree,compresa Ryanair,a legare il pianeta terra agli aerei tramite grandi cavi di acciao e all’arrivo di Giugno spostare il pianeta,disallineandolo dal suo asse,più lontano dal sole…ma quei dementi degli europei non ci arrivano
Estinzione della tigre del Bengala
logicamente se le tigri non fanno figli vuol dire che trombano usando profilattici e pillole del giorno dopo.Abolire la produzione e vietare l’uso dei metodi contraccettivi nella comunità felina indiana con il beneplacito ultraterreno di Papa Woytila…ma quei dementi degli europei non ci arrivano
lotta alle mafie
spiegare agli imprenditori che non devono pagare il pizzo! e con quei soldi devono andare a fare la spesa comprando prodotti naturali,biologici e preferibilmente a km 0…ma quei dementi di Bruxelles non ci arrivano
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Al netto della visione condivisibile o meno di M.T. (in arte Marcolino) inutile fare previsioni ed auspici: ci penserà Trump (magari anche senza pensarci) mentre per lui ci vorrebbe uno bravo (auspicio non previsione).
P.S. Dopo la pausa caffè.
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La ringrazio signora ma non mi interessa,sono sposato.
Ma stia ferma lì,aspetti un attimino che le lancio dalla finestra un tozzo di pane e un pò di formaggio.
A Pasqua siamo tutti più buoni
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No Tesoro la bottiglietta d’acqua non c’è,se hai sete c’è la fontanella laggiù nel parco…lo vedi dove c’è quel cagnolino?ecco proprio lì.
A proposito spero che tuo marito non si arrabbi se
ti ho chiamato tesoro …come successe 3 anni,quando eri arrabbiata e ti eri messa a piangere.Cavolo era venuto a cantarmele per bene, mi ero quasi spaventato pensavo che venisse a casa mia a menarmi.
buona pasqua,tesoro
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Carlgen, 🤣 🤣 😂 🤣
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😄 Santo sono solo a pagina 15,un libro avvincente.Quando ho finito se vuoi te lo presto😉
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Oggi leggendo il pezzo di Travaglio, mi è tornata in mente questa canzone…
Eravamo quattro amici al bar
che volevano cambiare il mondo
destinati a qualche cosa in più
che a una donna ed un impiego in banca
si parlava con profondità di anarchia e di libertà
tra un bicchier di coca ed un caffè
tiravi fuori i tuoi perché e proponevi i tuoi farò.
Eravamo tre amici al bar
uno si è impiegato in una banca
si può fare molto pure in trementre gli altri se ne stanno a casa
si parlava in tutta onestà di individui e solidarietà
tra un bicchier di vino ed un caffè
tiravi fuori i tuoi perché e proponevi i tuoi però.
Eravamo due amici al bar
uno è andato con la donna al mare
i più forti però siamo noi
qui non serve mica essere in tanti
si parlava con tenacità di speranze e possibilità
tra un bicchier di whisky ed un caffè
tiravi fuori i tuoi perché e proponevi i tuoi sarà.
Son rimasto io da solo al bar
gli altri sono tutti quanti a casa
e quest’oggi verso le tre son venuti quattro ragazzini
son seduti lì vicino a me con davanti due coche e due caffè
li sentivo chiacchierare han deciso di cambiare
tutto questo mondo che non va.
Sono qui con quattro amici al bar
che hanno voglia di cambiare il mondo.
E poi ci troveremo come le star..
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La diagnosi è facile: trattasi di sindrome di Stoccolma . Si siamo innamorati del nostro aguzzino a tal punto che lui ci vuole liberare da sé stesso e noi vogliamo il contrario . Ma si può essere più cretinamente perduti ?
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Stimare Marco Travaglio come il miglior giornalista italiano ( questo il mio parere) non vuol dire “adottare la sua linea politica”(??).
Sono quasi sempre d’accordo con Travaglio ma ad esempio proprio su Bettino Craxi ( e anche su Sigonella) ho opinioni diverse, molto meno riduttive alla figura di un gaglioffo tangentomane. E, udite udite, pure su Berlusconi ho qualche distinguo significativo.
Quindi non so a chi si riferisce la new entry “linearpippus”…
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Qui siamo al livello di “ha fatto anche cose buone”.
Se sei al governo ti capita anche di far costruire una utilissima autostrada o stringere accordi particolarmente convenienti o aumentare stipendi e diminuire disoccupazione. Ma se ti intaschi denaro pubblico, devasti le casse dello stato o ti fai leggi su misura per salvarti dai processi che sicuramente ti inchioderanno, beh… non sei un santo e non difendi la patria.
Sei solo un opportunista schifoso, ladro e ti meriti l’oblio.
E ricordiamoci sempre che ogni euro pubblico rubato avrebbe potuto essere messo in sanità o pensioni o servizi per noi.
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Si scrive NATO, si legge MORTE…prima la smantellano meglio è per tutti!
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