
(Tommaso Merlo) – Siamo un paese ormai marginale. Viviamo di ricordi impantanati in un mesto stagno di mediocrità. Nel calcio come in politica, il pesce puzza dalla testa e l’aria si è fatta davvero irrespirabile in ogni angolo del paese. A devastare l’Italia è la scarsa qualità delle sue classi dirigenti, da noi emerge il peggio invece che il meglio del paese e una volta sul trono non li schiodi più. Una ristretta cricca di arrivisti senza scrupoli che invecchiano sugli scranni vellutati e davanti alle telecamere con la faccia ricoperta di cerone mentre tutto va in malora. E in un mondo che corre all’impazzata, stagnare vuol dire sprofondare. Non ci sono dubbi, se non contiamo nulla nel calcio come nel mondo, è perché la meritocrazia in Italia vale solo per i poveri cristi mentre più sali la scala sociale, più non rispondono nemmeno dei loro crimini, figuriamoci dei risultati. È mafia culturale, nepotismo, cameratismo, familismo, partitismo, arrivismo. Non prima il bene comune ma il proprio e quello del proprio clan. Con un boss che controlla un pezzo territorio, dei leccapiedi attorno, delle fazioni da sconfiggere per il potere, una curva di popolino da manipolare ed uno stato da mungere. Mafia culturale di matrice egoistica in cui personaggi senza scrupoli sgomitano per conquistare un posticino al sole fatto di potere, soldi, status sociale e magari pure visibilità e fama in modo da potersi pavoneggiare e sentirsi qualcuno col cerone spalmato in faccia. Miraggi di benessere materiale mentre dentro come fuori va tutto in malora. L’orchestrina del Titanic con la bagnarola italica pericolosamente inclinata da decenni senza che nessuno faccia nulla tranne promettere e chiacchierare a vanvera. È questo il dramma, se calpesti la meritocrazia e lo fai per decenni e in ogni angolo del paese, il risultato è uno tragico autolesionismo nazionale. Con personaggi incapaci e perfino delinquenziali che con la loro sola presenza danneggiano la collettività invece di servirla ed impediscono al popolo italiano di esprimere il meglio di sé. Un punto cruciale. Il ruolo di un leader non è solo svolgere bene i suoi compiti e dare il buon esempio, ma anche creare un ambiente sano in cui tutti si esprimano al meglio. È dare entusiasmo, è favorire uno spirito di squadra, è dare una visione comune per cui valga la pena impegnarsi, è mantenere alti gli standard anche morali. E tutto questo soprattutto in politica dove leader competenti, onesti anche intellettualmente ed illuminati devono motivare e stimolare il popolo. Perché è il popolo che fa la storia, non una esigua cricca di poltronari nei palazzi. In Italia il marciume è tale che il popolo ha perfino smesso di votare, stanco di tapparsi il naso e in parte perfino arreso. Del resto parlano i fatti. Siamo in fondo da decenni a tutte le classifiche europee e dietro a paesi in via di sviluppo in ambiti chiave come la libertà di stampa senza che nessuno faccia o dica nulla. Abbiamo una società sempre più dilaniata, uno stato sociale sempre più decadente e le tasche sempre più vuote. Abbiamo talenti che non riescono a fiorire o che scappano invece di impegnarsi nel loro paese perché non voglio sporcarsi o perché addirittura sfavoriti in quanto di valore. Perché la mediocrità premia la mediocrità e l’obiettivo principale di ogni sistema è la propria conservazione. Abbiamo davanti un futuro così cupo che nessuno fa più figli e chi nasce da queste parti alla prima occasione scappa verso paesi più evoluti che li valorizza o dove perlomeno si respira aria pulita. Davvero un tragico autolesionismo nazionale frutto della mafia culturale che è diventa una dannata normalità. Ed eccoci qui. Fuori dal mondiale come dalla storia impantanati in un mesto stagno di mediocrità. Nepotismo, cameratismo, familismo, partitismo, arrivismo e poltronismo esisteniziale. I propri miraggi egoistici e il proprio clan prima del bene comune coi potenti che incarnano il peggio del paese invece che il meglio. Una deriva culturale prima che politica con nessuno che dice o che fa nulla. Ed è inutile illudersi, la storia la fanno i popoli e se gli italiani vogliono uscire dallo stagno e salvare se stessi e il proprio paese, allora devono rimboccarsi le maniche e liberi da tifo partitico e rigurgiti ideologici dar vita dal basso ad una politica all’altezza dei tempi e delle sfide che abbiamo di fronte. E non c’è tempo da perdere, in un mondo che corre all’impazzata, stagnare vuol dire sprofondare.
Un bravo e un grazie sinceri. Ormai anche i pochissimi punti fermi si stanno rivelando inaffidabili. Purtroppo .
Ancora grazie.
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10 ori, 6 d’argento e 14 di bronzo alle invernali. Campioni mondiali nel tennis e nella pallavolo, ma col calcio dopo lavittoria agli europei, anche con un pò di sfortuna, non è andata bene. Il guaio in Italia è che quando si vince si sale sul carro dei vincitori e si sparano i botti ma quando si perde si fa tabula rasa senza guardare in faccia nessuno perchè si crede di essere i migliori anche quando non lo si merita.
In UK ho sentito dire: Italians… glory seekers…
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Ma che tragedia…azz.. è peggio della povertà che sta imperando , peggio ancora del prezzo della benzina e del petrolio…peggio ancora per il gas e del prezzo del carrello.
Peggio ancora della crisi industriale e della sanità ,della scuola,della comunicazione e degli ar,mamenti per la pace.
Azz.. che mondo di @erda!
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con coerenza l’italia dello sport si allinea all’italia della politica
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