
(di Michele Serra – repubblica.it) – Non so se sia un sentimento tacciabile di moralismo, di passatismo, di altre mie personali inadeguatezze: ma vorrei tanto non avere mai visto, nelle edizioni online di tutti i giornali, anche questo, l’insostenibile video, in soggettiva, dell’agguato all’arma bianca contro la professoressa Mocchi, che guarda ignara e inerme arrivare il suo alunno senza sapere che è il suo aguzzino. A diversi giorni dal misfatto quel video ancora guizza, qui e là, nel nostro palinsesto da tavolo e tascabile. E se mi ripugna vederlo non è tanto perché sia orrendo (lo è), quanto perché il movente fondamentale del suo giovane autore era che fosse mostrato, che il suo gesto avesse followers, che la fama (che è il solo vero Satana dei nostri tempi, tra i tanti immaginari) potesse baciarlo a soli tredici anni, precoce trionfo. Beh, è stato accontentato.
Si dice tanto che gli adulti sono responsabili del dissesto psicologico che scombina pensieri e parole di molti adolescenti: bene, ecco un’ottima occasione per mostrarsi, per una volta, adulti responsabili. Non si può far vedere tutto. Se la ragione, o il pretesto, è il diritto/dovere di informare, basta e avanza far sapere quello che è accaduto, dicendo dell’esistenza di quel video ma senza spiattellarlo davanti ai nostri occhi esterrefatti.
L’informazione, ogni giorno di più, si modella su format che non le appartengono e sono estranei alla sua funzione: che non è dare spettacolo, non è emozionare, non è scandalizzare, è dare notizie. I media, come è ovvio, devono rendere conto del presente, ma senza farsene colonizzare. Selezionare con intelligenza e con rispetto umano i materiali che si pubblicano fa parte, a pieno titolo, della libertà di informazione.
Informazione o spettacolo ? Il sensazionale è la metà dei media ,basta guardare YouTube o semplicemente affacciarsi al mondo televisivo .
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Spero solo che i media non siano avari nella narrazione della dinamica instaurata in quella classe tra questo ragazzino chiaramente disadattato e la prof., a partire dalla testimonianza di ciascun alunno sulla vicenda. Tutti ricordiamo le ignobili parole di quell’aquila di ministro Valditara nel raccomandare di “umiliare”(sic!) quegli alunni dal comportamento fuori regola. In altri termini sono curioso di conoscere cosa abbia mai potuto scatenare la logica perversa di un ragazzino di 13 anni; cosa ha mai potuto dirgli ripetutamente l’insegnante, probabilmente esasperata da non potere svolgere regolari lezioni, al punto da indurla a trattarlo come si tratta un adulto normale che disturba un gruppo fuori contesto scolastico. Nella esperienza scolastica di ciascuno di noi, tutti abbiamo avuto qualche compagno di classe che rompesse ripetutamente i cosiddetti al punto da ostacolare il regolare svolgimento delle lezioni dell’insegnante. Quale reazione ha avuto la prof in questo caso?? Quali epiteti ha rivolto sistematicamente al ragazzino al punto da provocargli una reazione a dir poco sconvolgente?? Ha pensato di far da sé senza dover ricorrere al concorso di colleghi, preside e addirittura all’opera di uno psicologo dell’USL ?
Nella lettera scritta, il ragazzo ha dichiarato di non essere più in grado di sopportare la reazione dell’insegnante. Vorrei proprio sapere cosa intendesse con quelle parole. Intuisco che la stessa lo abbia sollecitato a un comportamento sano ma ricorrendo a frasi forse un po’ troppo inopportune visto che trattavasi di un preadolescente con gravi problemi personali.
In sede processuale di solito un giudice nel condannare l’esecutore di un delitto enuncia, se le riscontra, le attenuanti generiche. Quali potrebbero essere in questo caso??
Mi sarebbe piaciuto che l’”acuto”(?) Serra ne facesse menzione, anziché limitarsi alla mera e fin troppo facile reazione emotiva.
Concludo accennando al contesto generale di sopraffazione, violenza e guerre che viviamo regolarmente in questo scorcio di secolo, da cui quello stesso ragazzino potrebbe essere stato suggestionato.
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