Il presidente dei 5S: “A Schlein e agli alleati dico di non chiuderci nelle segreterie per stabilire il futuro premier”

Giuseppe Conte

(di Francesco Bei – repubblica.it) – ROMA – Dopo il referendum, come chiedeva, sono arrivate le dimissioni di Santanchè, oltre a quelle di Delmastro e Bartolozzi. È soddisfatto presidente Conte?

«Quelli di Meloni sono spregiudicati calcoli elettoralistici: Santanchè, fino al giorno prima, l’hanno lasciata al suo posto nonostante fosse da tempo pluri-indagata. La verità è che, dalla Sicilia al Piemonte, FdI sta dimostrando di avere una seria questione morale, che si aggiunge alla incapacità che hanno dimostrato nel governare».

Sembra che Meloni stia ipotizzando anche un voto anticipato a giugno. Vi coglierebbe impreparati, senza programma comune e senza leader?

«Se servirà accelerare il percorso unitario, lo faremo. E poi guardi che non partiamo da zero, in questi quattro anni di legislatura abbiamo portato avanti battaglie comuni, quella è già una base da cui partire».

Insisto: lei aveva immaginato una fase lunga di consultazione per il programma. Non è il caso di mettervi subito intorno a un tavolo di coalizione?

«Al momento mi sembra che tutte le forze siano giustamente alle prese con una fase di ascolto della propria base per definire i propri programmi. Come M5S saremo a breve in cento piazze aperte a tutti, non solo alla nostra comunità, e da lì verranno fuori idee e progetti che porteremo al tavolo con le altre forze progressiste. Questo non significa perdere tempo, significa dare più forza alle nostre proposte».

Con il premierato nel cassetto Meloni torna a parlare di legge elettorale. Per voi si può fare o il referendum ha archiviato anche questa discussione?

«Hanno scritto una legge con un premio di maggioranza che è una supertruffa, non scherziamo».

Ma, nel caso, quali sarebbero i vostri paletti sul Meloncellum?

«Noi siamo tradizionalmente per le preferenze e poi non potremmo mai accettare premi di maggioranza che stravolgono i risultati delle urne».

Lei è sembrato giocare d’anticipo sulle primarie. Lo sa che si dice? Che avrebbe già un accordo con qualcuno nel Pd che non vede l’ora di mettere Schlein da parte…

«A essere precisi, sono mesi che tutti parlano di primarie, ben prima del sottoscritto. Ho detto che sono e siamo disponibili come M5S, però prima bisogna avere un programma condiviso e solo dopo si cerca l’interprete migliore per quel progetto. Farlo prima ridurrebbe tutto a una scelta leaderistica, individualistica e allora sì che alimenteremmo le divisioni e fantasiose ricostruzioni».

Primarie online o con i gazebo? Con quali regole?

«Il risultato referendario ci dice che il leader va scelto nella maniera più democratica possibile. Se pensiamo di rispondere a questa onda chiudendoci nelle segreterie di partito o affidandoci agli apparati di partito significa che non abbiamo capito la portata e il significato di questo risultato».

Non sarebbe più semplice e meno divisivo, come sostiene Silvia Salis, un accordo tra i leader su chi deve correre contro Meloni?

«Metodo vecchiotto, verticistico. Il referendum ci dice che le persone, specie i giovani, vogliono dire la propria, ignorarli sarebbe un errore».

Ecco, come coinvolgere quei due milioni di giovani che hanno votato no?

«Vorrei lanciare loro un appello: auto organizzatevi dal basso, costituite dei gruppi identificabili con un logo, magari con un richiamo alla “democrazia in azione”, e incontriamoci e confrontiamoci in ogni parte d’Italia. Diteci quali sono le vostre idee, i vostri obiettivi. Io ci sono e sono convinto che anche Schlein, Fratoianni, Bonelli e altri esponenti politici di questo progetto progressista che stiamo costruendo, saranno disponibili».

I giovani non sembrano muoversi per gli appelli dei leader. Perché dovrebbe essere diverso?

«Perché se domattina dovessimo andare noi al governo, non sarà facile rivedere gli accordi sottoscritti da Meloni: patto di stabilità, piano di riarmo europeo, spese Nato al 5%. Se invece dietro di noi ci fossero le richieste delle nuove generazioni, avremmo la possibilità di ridiscutere quegli impegni».

Sta dicendo che potreste non onorare impegni sottoscritti a nome dell’Italia?

«Dovremo fare di tutto per modificarli. Allora dico ai giovani: se ci darete questa forza democratica, non ci sarà Trump o Von der Leyen che tengano, non ci potranno più inchiodare a firme che la Meloni ha messo a titolo personale».

Uno degli ostacoli a un accordo nel centrosinistra è l’Ucraina. Una convergenza è impossibile?

«La strategia di Meloni di puntare sulla vittoria militare contro la Russia si è rivelata fallimentare. Occorre imprimere una svolta negoziale, come diciamo da tempo, e l’Europa deve essere capofila di questa iniziativa. Sono convinto che su questo approccio ci potremo ritrovare tutti».